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La Chiesa come giudica metodi contraccettivi ed eutanasia?

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padre Angelo Bellon, o.p. - Amici Domenicani - pubblicato il 29/09/14

Sulla paternità responsabile e sulla distinzione tra accanimento terapeutico ed eutanasia

Quesito

Reverendo Padre,
sono Luca, ho 22 anni e negli ultimi anni sto accrescendo e maturando a poco a poco la mia esperienza di fede e sto trovando molte risposte su questioni che in principio non riuscivo così chiaramente a comprendere. Ma la strada da fare non è mai finita e la nostra vita è sempre un po’ una ricerca costante e continua. Ultimamente mi ponevo alcune domande su certe posizioni della Chiesa, posizioni che posso comprendere ed accettare, ma che lasciano in me qualche dubbio da chiarire.

1) La prima domanda riguarda la sessualità: all’interno del Matrimonio il rapporto tra i due sposi è descritto dalla Chiesa come un fatto importante e fondamentale, tanto che un rifiuto dell’uno o dell’altra potrebbe costituire un motivo per ottenerne l’annullamento ecclesiastico. Però mi chiedo, se l’uso degli anticoncezionali è "vietato", come si può trovare un giusto equilibrio? La nostra società e le singole famiglie non sono tutte in grado di potersi permettere un numero così elevato di figli che potrebbero derivare da un matrimonio vissuto in questo modo. Cosa è giusto fare in questo caso? E il divieto per l’uso di anticoncezionali vale anche per quei cosiddetti "metodi naturali"?

2) La seconda questione riguarda l’eutanasia e la morte naturale. So che vi è una precisa distinzione tra il rifiuto per un accanimento terapeutico e l’eutanasia. Ai nostri giorni il progresso della medicina permette di tenere in vita per lunghi anni persone in situazioni veramente difficili… Ci sono malati che soffrono in stati vegetativi o d’incoscienza attaccati ad una macchina molti anni. Queste persone, in passato, sarebbero morte per cause naturali. Mi chiedevo se, in certi casi, lo "staccare la spina" non potrebbe essere considerato un rifiuto di accanimento terapeutico piuttosto che eutanasia. Qual è il confine esatto tra queste due cose? Per adesso mi fermo qui, la ringrazio per la sua attenzione e colgo l’occasione per porle i miei auguri di buon Natale!
Le auguro ogni bene nel Signore
Luca

Risposta del sacerdote

Caro Luca,
1. secondo il Magistero della Chiesa l’uso degli anticoncezionali è vietato perché altera il progetto di Dio sugli atti coniugali.
Gli anticoncezionali o contraccettivi hanno una doppia malizia morale.

2. La prima consiste nel fatto che gli sposi non si donano in totalità, perché si riservano di donare la propria capacità di diventare padre e madre. Proprio per questo tali atti cessano di essere atti di autentico amore, come ricorda il Concilio Vaticano II: “Quando si tratta di comporre l’amore coniugale con la trasmissione responsabile della vita, il carattere morale del comportamento non dipende solo dalla sincera intenzione e dalla valutazione dei motivi, ma va determinato da criteri oggettivi che hanno il loro fondamento nella dignità stessa della persona umana e dei suoi atti e sono destinati a mantenere in un contesto di vero amore l’integro senso della mutua donazione e della procreazione umana, e tutto ciò non sarà possibile se non venga coltivata con sincero animo la virtù della castità coniugale. I figli della Chiesa, fondati su questi principi, non potranno seguire strade che sono condannate dal Magistero nella spiegazione della legge divina” (GS 51). Giovanni Paolo II in Familiaris consortio dice: “Così al linguaggio nativo che esprime la reciproca donazione totale dei coniugi, la contraccezione impone unlinguaggio oggettivamente contraddittorio, quello cioè di non donarsi all’altro in totalità. Ne deriva, non soltanto il positivo rifiuto all’apertura alla vita, ma anche una falsificazione dell’interiore verità dell’amore coniugale, chiamato a donarsi in totalità personale” (FC 32c).

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