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Le scuse del vescovo per lo scandalo dei preti gay: vi chiediamo perdono

VINCENZO CARMINE OROFINO
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Monsignor Orofino, alla guida della diocesi lucana di Lagonegro-Tursi ha tenuto una commovente omelia per la messa crismale

«Vi chiediamo scusa a nome di chi non ha tenuto un comportamento consono alla grazia sacramentale ricevuta in abbondanza, procurando in voi ‘turbamento’ e ‘scandalo’».

Lo ha detto monsignor Vincenzo Orofino, vescovo della diocesi  di Tursi-Lagonegro,  durante la celebrazione della santa messa crismale nella Cattedrale di Tursi (Matera).

Il riferimento del prelato era ai sacerdoti i cui nomi sono apparsi nel “dossier” sulla rete di preti gay che l’escort Francesco Mangiacapra ha consegnato nel febbraio scorso alla curia di Napoli, in cui compaiono i nomi di quattro sacerdoti della diocesi tursitana (Aleteia, 6 marzo 2018).

Tra questi preti ce ne è uno che in passato era stato già indagato per un presunto caso di pedofilia (www.gazzettadellavaldagri.it, 30 marzo). 

Le promesse sacerdotali

«Cari confratelli – ha esordito il vescovo – siamo chiamati a vivere nella fedeltà le promesse sacerdotali di castità, povertà e obbedienza, e fanno bene i fedeli laici ad aspettarsi che noi sacerdoti corrispondiamo alle attese con una fedeltà grande, con un amore totalizzante perché non si può pensare alla vita di un sacerdote come ad un part time».

“Una realtà totalizzante”

Il sacerdozio, ha detto monsignor Orofino, «è una realtà totalizzante: il sacerdote è presbitero, egli si identifica con il suo ministero, la sua vita deve esprimere la bellezza di un mistero, quello dell’appartenenza a Cristo sacerdote, re e profeta che si fida di creature fragili per porgere al mondo la gioia della vita nuova che scaturisce dalla pasqua».

Gli esempi di don Giacinto e don Giovanni

Le lacrime di commozione del Vescovo, quando ha richiamato i cinquant’anni di sacerdozio vissuti nella fedeltà da don Giacinto Giacobino (ordinato il 16 marzo 1968) e da don Giovanni Lippolis (ordinato il 14 settembre 1968), «siano preziose agli occhi di Dio e della Comunità diocesana: nonostante le infedeltà di qualcuno, il presbiterio desidera rendere visibile Cristo buon pastore ed eterno sacerdote, portare a tutti il buon profumo di Cristo che il crisma consacrato nella celebrazione rende visibile».

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