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Quelle parole di pietra del cardinale Carlo Caffarra sulle unioni gay

COPPIA MATRIMONIO GAY
Syda Productions/Shutterstock
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Le bocciava per un semplice motivo: confondono i desideri degli individui con i diritti fondamentali della persona

Unioni civili e matrimoni tra omosessuali: ecco cosa ne pensava il compianto cardinale Carlo Caffarra. Lo spiega con chiarezza in “Prediche corte, tagliatelle lunghe” (Edizioni Studio Domenicano).

Desideri e diritti

© ALBERTO PIZZOLI / AFP

«Affermare che omo ed eteri sono coppie equivalenti – sostiene Caffarra – che per la società e per i figli non fa differenza, è negare un’evidenza che a doverla spiegare vien da piangere. Siamo giunti ad un tale oscuramento della regione, da pensare che siano le leggi a stabilire la verità delle cose. Ad un tale oscuramento del bene comune da confondere i desideri degli individui con i diritti fondamentali della persona».

Contro il bene comune

Gli ordinamenti giuridici, prosegue il cardinale, «hanno sempre avuto un trattamento di favore verso il matrimonio tra uomo e donna. Era il cosiddetto privilegium juris, questo non significa che bisogna punire gli omosessuali o i celibi, ma l’autorità pubblica che è responsabile del bene comune sa che la pietra fondamentale dell’edificio sociale è il rapporto uomo e donna da cui derivano in ordine alla procreazione e alla educazione nuove persone umane. Questa scelta di agire e di non favorire il matrimonio è contro il bene comune».

Ridotto ad affetti privati

Il problema è a monte, sottolinea Caffarra, perché la cultura occidentale ha optato per parlare di “famiglie” e non più di “famiglia” in seguito alla de-costruzione del matrimonio tradizionale.

Oggi si va imponendo la tendenza ad equiparare matrimonio e famiglia ad un qualunque aggregato di individui, legati tra loro da gusti ed affetti privati. Matrimonio e famiglia vengono relegati alla pura affettività, senza considerare la rilevanza sulla società. La conseguenza, dice l’ex cardinale di Bologna, «è che si va configurando una società pensata e vissuta come aggregazione di individui e non comunità di famiglie».

La fine di due beni relazionali

Il prezzo che si sta pagando a causa di questa privatizzazione del matrimonio, secondo Caffarra, è molto alto. «Comporta la progressiva perdita di due beni relazionali fondamentali: il bene del giusto rapporto tra uomo e donna; e il bene relazionale insito nel rapporto tra generazioni. Pertanto le nostre società diventano  sempre più anonime, più rischiose, più infelici».

In secondo luogo, la privatizzazione porta alla «de-biologizzazione dei due beni relazionali». Ecco perché «si definisce il matrimonio a prescindere dal dimorfismo sessuale. La genealogia della persona – chiosa Caffarra – è stata sradicata dalla biologia della generazione».

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