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Come scoprire se un seminarista o un prete soffre di un disturbo della personalità?

Jeffrey Bruno | Aleteia
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Vediamo, con l'aiuto di uno specialista, se è veramente possibile prevenire abusi sessuali o altri comportamenti deviati nel clero

Ci sono dei segnali particolari che possono far pensare ad un disturbo della personalità di un seminarista o di un sacerdote?

Vederlo iperattivo, con eccessive manie di protagonismo, oppure molto ansioso e smanioso è indicativo di uno stato su cui intervenire clinicamente?

La risposta è negativa. Poiché, sopratutto in questi casi, è molto difficile identificare, attraverso il solo comportamento esterno, i sintomi di un disturbo della personalità. Dire che quel prete è come un potenziale pedofilo o come un narciso è quindi fuorviante.

Lo psicologo e psicoterapeuta Aureliano Pacciolla ha insegnato psicologia generale e psicologia della personalità all’Università LUMSA di Roma. Attualmente è docente in varie scuole di psicoterapia e master post-universitari ed è autore di quindici saggi scientifici. Nella sua carriera di psicologo ha incrociato numerosi casi di sacerdoti e seminaristi affetti da problemi di personalità.

Come sviluppare una corretta prevenzione

Secondo Pacciolla il terreno su cui lavorare per capire se una persona è idonea a svolgere il ruolo di prete o seminarista (e quindi se non presenta disturbi della personalità – che potrebbero scatenare un abuso sessuale, un comportamento narcisistico, delirante, ecc…), è solo quella di una corretta prevenzione.

Una prevenzione capillare, utile a scongiurare il marasma di informazioni e veleni che inonda i media ogni qual volta si verifica uno scandalo con protagonista un esponente del clero.

Ma questa strada è oggi in salita. Eppure, seguire un protocollo ben definito e uniforme tra seminari, ordini, congregazioni, diocesi, affievolirebbe di molto i rischi di ritrovarsi sacerdoti o seminaristi “inadatti”.

Vediamo allora come strutturare un percorso di prevenzione efficace, che, secondo Pacciolla, si può muovere in due direzioni.

Il primo screening

Un seminarista dovrebbe sottoporsi a uno screening psicologico prima di entrare oppure appena entrato in seminario. Si tratta di una serie di colloqui con uno psicoterapeuta per stabilire il profilo psicologico della persona, e stabilire, così, lo stile di personalità. 

Durante il corso di studi in seminario, a distanza di 1 o 2 anni, bisognerebbe ripetere lo screening, se necessario. E’ in questo modo che si effettua un primo serio monitoraggio sul soggetto.    

Allo stesso modo si può effettuare uno screening anche se si è già stati ordinati sacerdoti e ripeterlo a seconda di quello che segnala il terapeuta.

Il “Best Friend”

L’altro modo per monitorare – in continuità col primo – un seminarista o un sacerdote – è quello di proporre una metodologia che prevede il “Best Friend” (BF) (“Migliore Amico”).

Il Best Friend, spiega Pacciolla, deve avere tre caratteristiche: essere scelto dal seminarista o dal prete in questione; essere di sua fiducia; deve conoscere bene il soggetto.

Coloro che accettano questa metodologia compileranno un questionario PID-5 (Personality Inventary DSM5), per evidenziare l’autopercezione (come uno percepisce se stesso e la sua personalità).

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