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Di certe cose non può esistere alcun surrogato. Petizione alle forze politiche. Firmiamo?

© Public Domain
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Si sta allargando il fronte del no alla maternità surrogata. Le femministe hanno lanciato una petizione sella nota piattaforma Change.org e chiedono ai capi partito in campagna elettorale di schierarsi

I bambini non si comprano. Le gravidanze non sono processi di produzione. Le persone non sono cose. Sono tanti no, messi in fila. Ma è evidente che sono tutti fendenti assestati con forza e coraggio ai nemici del sì alla dignità dell’essere umano. E in questa forma eravamo abituati a sentirli dire in casa cattolica (vedi petizione lanciata dal quotidiano La Croce già nel 2015). Questa volta le personalità che si sono alzate con determinazione e chiarezza sono sigle di associazioni femministe, Arcilesbica, giornaliste, scrittrici.

Lo sdegno per la mercificazione della vita, della maternità, dell’essere del figlio è primario, intero, trasversale. Come spiegarsi altrimenti che schieramenti culturali, politici e di pensiero lontani come continenti in piena deriva, formino di colpo un’unica Pangea nel dire no: madre e figlio non si scompongono, non si programmano, non si ordinano a catalogo, non si comprano, non si vendono,non si strappano alla madre appena partoriti, non si buttano se malati o non piacciono più. Tutto questo aggredisce e ferisce la dignità della donna, la maestà della maternità, l’umanità del bambino.

Il mercato, già orridamente florido, nella sua perversione, trova vivacità di domanda (tendenzialmente clandestina o comunque esercitata aggirando leggi e confini di stato) proprio per questo. Per la riduzione, chissà per quanti davvero consapevole, del desiderio di procreare e tirar su un altro essere umano a “esperienza genitoriale”, a cosa da vivere e vivere bene perché particolarmente gratificante. O per riempire il doloroso buco lasciato da una natura infida che promette e non mantiene. La sterilità, crudele menomazione, esiste da sempre, ma pare stia aumentando.

Il tema però,ora, è questo.

Italia, gennaio agli sgoccioli, campagna elettorale coi motori a regime.

Una lettera aperta è stata redatta e firmata da tante donne e rivolta ai responsabili di tutte le forze politiche impegnate in vista del voto. C’è Susanna Tamaro, che della barbarie dell’utero in affitto ha detto tutta la profonda ingiustizia, senza timore di scandagliare il fondale scuro sotto la superficie di questa moda spinta da tante diverse onde.

Sarà pubblicata sui blog e i profili delle firmatarie. Si firma sulla piattaforma di petizioni online, Change.org.

Ecco le sigle e i nomi:

Firme:  Arcilesbica, Laboratorio Donnae, LEF- Coordinamento italiano della Lobby europea delle donne, Rua, Se non ora quando – Libere, Snoq – Genova, Elvira Reale – Associazione salute donna, Rosa di Matteo presidente Arcidonna Napoli, Stefania Cantatore – Udi Napoli;

Susanna Tamaro, Roberta Mazzoni, Anna Maria Bardellotto, Lina Bardellotto, Claudia Cuzziol, Maria Luisa Pellizzaro, Anna Carpenedo, Lorella Zanardo, Benedetta Carroccio, Paola Fanton, Flaviana Meda, Mariangela Balisai, Cristina Rossi, Cristina Bincoletto, Francesca Vio, Adelaide Pelizzon.

In fondo al testo si annuncia che la petizione sarà fatta arrivare sulle scrivanie (più probabile sugli smartphone o i tablet) dei presidenti e dei segretari di partiti che partecipano alle prossime elezioni politiche, il 4 marzo 2018.

L’impegno dichiarato ad opporsi a questa pratica (che consisterebbe, in Italia, a far rispettare le leggi vigenti, in particolari la legge 40) sarà utilizzato come discrimine per accordare o negare il proprio appoggio e il proprio voto a chi non si opporrà al divieto. Ecco, una cosa seria, non un generale quanto evanescente richiamo a valori vagamente intesi. Se non vi opporrete alla diffusione – per giunta tuttora illegale!- della pratica turpe dell’utero in affitto non vi voteremo e diremo a tutti di non votarvi, dichiarano senza sbavature.

Un criterio niente male per orientarsi al voto quasi imminente.

«Siamo una rete di associazioni, gruppi e singole che intendono far valere – tra i principi  fondativi della nostra civiltà e di una visione ricca della libertà delle donne – il rispetto della personalità femminile, la procreazione come atto libero non soggetto al mercato e la salvaguardia dell’umanità del bambino che non può essere oggetto di scambio. La pratica della maternità surrogata, in qualsiasi forma venga presentata, contravviene all’insieme di questi principi. La Corte costituzionale in una recente sentenza lo ha ribadito sostenendo che la maternità surrogata “offende in modo intollerabile la dignità delle donne e mina nel profondo le relazioni umane”. D’altra parte la maggioranza del popolo italiano, come un recente sondaggio ha rilevato, resta fermamente contraria alla surrogata.

Vi chiediamo pertanto di impegnarvi a rispettare il divieto di tale pratica previsto dal nostro ordinamento, di assumere misure per impedirne l’aggiramento e di agire a livello internazionale perché la gpa venga progressivamente abolita.

Noi saremo impegnate, nella prossima campagna elettorale, a valutare la coerenza dei programmi e delle candidature. Faremo campagna invitando a non votare candidati o candidate che manifesteranno posizioni contrarie al mantenimento del divieto.»

Questo il testo della petizione. Seguite il link e firmate, se credete. Diffondete a vostra volta. Su questo tema non prevalga un malinteso senso del “rispetto delle opinioni” se in gioco c’è il bene superiore dell’esistenza delle persone. Siamo umani, restiamo umani.

 

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