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5 donne eroiche del 2017

Maria Rita Pitoni - Connie Yates
AFP
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Sarebbero molte di più, quelle degne di nota. Ne scegliamo solo 5 per porre l'accento su alcuni tratti del genio femminile

1) Connie Yates

Primo volto, primo accento.

La mamma di Charlie Gard. Connie Yates ha partorito quel bimbo, lo ha amato, ha lottato e sofferto per lui, con una forza che ha del sovrumano; più propriamente del femminile. Lo sappiamo, la maternità, senza attingere alle tinte forti e stucchevoli della retorica più scontata, ma prendendo spunto dalla storia e dal Vangelo, è quella cima sulla quale vengono di preferenza conficcate gioie e croci. A volte contemporaneamente. Connie ha combattuto, resistito, perso peso e sonno; ha pianto, studiato, bene e in fretta, compreso la patologia del figlio, trovato cure sperimentali, e non i fiori di Bach. Telefonato e scritto in tutto il mondo. Dal Papa a Trump, dal Bambin Gesù a tanti medici di ottima competenza e larga umanità si sono resi disponibili e si sono esposti per quel bimbo.

Ha attraversato come incendi devastanti tre livelli di giudizio: Alta Corte, Corte d’Appello, Corte Suprema. E anche in sede europea, qualche testa staccata dal cuore e pure dalla ragione ha respinto le loro richieste. Che consistevano nel tentare di fare tutto per il bene di Charlie. Curarlo anche senza guarirlo.

Era sola nel suo essere madre, ma sostenuta dal marito, che ha patito e lottato da uomo, anche lui eroicamente. Ed erano confortati da parenti, amici e da intere armate, in tutto il mondo. Il battaglione più agguerrito? In Italia. Le armate di Charlie. Connie ha fatto tutto questo e, alla fine, ha ceduto.

“Gli ultimi 11, quasi 12 mesi sono stati i migliori, i peggiori ed in ultima analisi quelli che hanno cambiato le nostre vite, ma Charlie è Charlie e non lo cambieremmo per niente al mondo. Tutti i nostri sforzi sono stati fatti per lui”.

Lo hanno scritto lei e Chris in una lettera rivolta ai tanti arruolati, anche noi, nelle Armate di Charlie.

A lei, a quella forza continua, che avrebbe verosimilmente speso nei giorni normali se la vita di suo figlio fosse stata diversa, e pure nella sua vita di bimbo gravemente malato ma con un suo possibile benessere, a Connie, il nostro primo omaggio. Che il Signore consoli, perdoni quel che ci fosse da perdonare e col Suo solito incoercibile amore paradossale usi la potenza inerme di Charlie, così “Cristosimigliante”, a favore di tutta l’umanità, che non lo merita. Proprio perché non lo merita.

 

2) Paola Bonzi

Secondo volto, altro accento.

La conosciamo già in tanti e non è solo il 2017 a vederla come eroica protagonista. Il suo Cav esiste dal 1984, al Mangiagalli di Milano. Per sua volontà. Lei, Paola Marozzi Bonzi, può vantare un intero esercito di debitori del bene per eccellenza, la vita. Sono quasi ventimila i bambini scampati alle spesso disperate intenzioni di aborto di mamme schiacciate dalla paura. Oppure oppresse dalla miseria, terrorizzate dal rifiuto o le minacce di compagni, mariti, madri, suocere, datori di lavoro. O altro. Le storie sono tutte diverse.

E’ andata persino in Russia, all’inizio di questo burrascoso anno arrivato agli ultimi giri. Invitata da Russia Cristiana e daA parlare di vita nascente. In un incontro promosso dal patriarcato ortodosso e da una Russia preoccupata per la grave crisi demografica. La Russia ha il tristo primato di avere inaugurato l’era dell’aborto legale. Tutt’ora ha uno dei tassi più alti al mondo. E i medici non possono invocare l’obiezione di coscienza. Le misure fino ad ora adottate non hanno portato all’inversione di tendenza sperata. Cosa manca? Lo hanno chiesto anche a lei. E lei, come vediamo abitualmente sulla stampa e sul web, racconta le storie che incontra. E conosce storie perché ascolta le donne. Si mette lì, seduta, e le ascolta. Una cosa poco monetizzabile, parrebbe. Invece sono migliaia le vite che hanno potuto continuare fuori da placente che altrimenti sarebbero state svuotate e buttate con quei corpi in formazione. Lei ascolta e insegna ad ascoltare. Dopo quella fine di gennaio anche a colleghi russi, su su, fino  in Siberia.

Poi promette sostegno, suo malgrado spesso piccolo, ma mirabilmente quasi sempre più che sufficiente a far sì che quelle donne dicano “sì, ci sto. Avanti. Avrò questo figlio. Grazie”

 

3) Annamaria Berenzi

E’ una professoressa di scuola superiore. Insegna matematica; è amata dai suoi studenti, circa 150 al punto che una di loro, a sua insaputa, l’ha candidata al premio Italian Teacher Prize, una sorta di Nobel per gli insegnanti, recita la stampa. Era la prima edizione e l’ha vinta lei.

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