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La Via Crucis per Charlie Gard: come da cristiani possiamo accompagnarlo in Cielo

Public Domain
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Il dolore innocente e la sua potenza inerme

Prima stazione
Gesù viene condannato a morte

CHARLIE GARD
Instagram/Charlie's fight

 

Il governatore era solito, per ciascuna festa di Pasqua, rilasciare al popolo un prigioniero, a loro scelta. Avevano in quel tempo un prigioniero famoso, detto Barabba. Mentre quindi si trovavano riuniti, Pilato disse loro: «Chi volete che vi rilasci: Barabba o Gesù chiamato il Cristo?». Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia.

Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto; perché oggi fui molto turbata in sogno, per causa sua». Ma i sommi sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a richiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò: «Chi dei due volete che vi rilasci?». Quelli risposero: «Barabba!». Disse loro Pilato: «Che farò dunque di Gesù chiamato il Cristo?». Tutti gli risposero: «Sia crocifisso!». Ed egli aggiunse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora urlarono: «Sia crocifisso!».

Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto cresceva sempre più, presa dell’acqua, si lavò le mani davanti alla folla: «Non sono responsabile, disse, di questo sangue; vedetevela voi!». E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli». Allora rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò ai soldati perché fosse crocifisso.

Mt 27, 15-26

12 aprile: il giudice Francis dell’Alta Corte di Londra stabilisce che i medici possono staccare la ventilazione a Charlie e lasciarlo morire. La decisione, spiega il magistrato, è stata presa «con la più profonda tristezza nel cuore», ma nella “piena convinzione” che fosse nel migliore interesse del piccolo.

In Italia qualcuno parla di accanimento terapeutico, ma non è questo il caso: a Charlie vengono garantiti solo ventilazione, alimentazione e idratazione, che sono trattamenti efficaci, non rischiosi, non gravosi per il paziente e non eccezionali. Ma nella cultura anglosassone non esiste l’accanimento terapeutico, c’è solo la distinzione tra trattamento utile o futile. Quindi, se non ci sono speranze di miglioramento, è inutile. Il “best interest” di un paziente nasconde il best interest della sanità pubblica, finalizzata alla massima efficienza con la minima spesa. Non si tratta di morale, ma di denaro.
I genitori fanno ricorso alla corte europea dei diritti umani, denunciando le decisioni dei tribunali britannici «come un’interferenza iniqua e sproporzionata nei loro diritti genitoriali».

19 giugno: la CEDU impone la sospensione della sentenza inglese per tre settimane. Sale dal mondo un coro di preghiere, Connie e Chris postano foto di Charlie col passaporto in mano, ma la corte britannica fa pressioni e commenta: «Ci sentiremmo in serissima difficoltà se ci fosse chiesto di agire ancora contro i migliori interessi di Charlie ordinando una perfino più lunga estensione del rinvio».

27 giugno: la CEDU rigetta il ricorso per via «[…] del considerevole margine di manovra che gli Stati hanno nella sfera dell’accesso alle cure sperimentali per malati terminali e nei casi che sollevano delicate questioni morali ed etiche».
Le parole del protocollo di Gröningen sull’eutanasia per i neonati gravemente malati riecheggiano nell’aria con sinistre eco: «Quando i genitori ed i medici sono convinti che ci sia una prognosi estremamente negativa, questi possono essere in accordo sul fatto che la morte è più umana della continuazione della vita».
Per Charlie la morte è più umana della vita. Anche se medici e genitori non sono d’accordo.

(Lucia Scozzoli, redattrice per La Croce quotidiano)

 

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