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La (non) opzione della Messa di Natale

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Alcuni istituti cattolici pensano di rendere facoltativa la Messa di Natale, eppure è un’imposizione che un giorno potrebbe servire…

Molte scuole superiori cattoliche stanno rendendo facoltativa la Messa d’istituto di Natale. È una notizia che non sentirete al telegiornale, ma che anima dibattiti tra insegnanti, studenti e genitori.

Chi applaude alla scelta ricorda che la fede non può mai nascere per costrizione e fa notare che, al momento della Comunione, un intero popolo di ragazzini – che si è guardato intorno perplesso fino a un momento prima – si alza e riceve il Signore senza aver chiaro il valore del gesto.

La seconda fazione non vuole avallare un passo che pare un rischioso «rompete le righe», una rinuncia epocale a un gesto che non è solo una funzione, ma il culmine visibile di un patrimonio di valori che rischia per nostra stessa colpa di tramontare.

Leggi anche: Un Dio che si fa bambino. E noi ci limitiamo a canzoncine e addobbi? Puah!

Come al solito, non ho nessuna risposta, ma un bel bouquet di questioni, legate insieme dal filo sottile di un’esperienza personale: la mia fede è germogliata frequentando le comunità di fratel Ettore Boschini. Il frate dei poveri, a me e ai miei amici non credenti, imponeva tre rosari per ogni pomeriggio di lavoro, ci invitava a Messe animate senza fine, proponeva processioni in corso Buenos Aires dalle quali poi nessuno poteva scappare. Faceva lo stesso con i malati di mente, con i musulmani, con i giornalisti del Manifesto che lo andavano a intervistare. Non chiedeva adesione, ma presenza al Mistero che muoveva il suo lavoro.

Devo ammettere che è proprio a causa di questa ripetuta imposizione che a un certo punto mi sono sentito soffocare, e ho troncato ogni rapporto con lui. Per un po’ è stato molto liberante, mi ripetevo con fierezza: «Hai fatto bene». Eppure, il giorno in cui la vita quotidiana non mi è sembrata più bastare, dove sono andato a citofonare? Al cancello delle sue comunità per barboni. Chiedevo di essere riammesso a quel contenitore di riti fuori moda che restituivano ai miei giorni un significato universale, e io già ne conoscevo la grammatica principale.

Leggi anche: Fratel Ettore: Cosa salva la vita? una ferita che non si cura!

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE

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