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Tutta la verità sulla diastasi addominale: un disturbo vero che colpisce le mamme

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Paola Belletti - Aleteia Italia - pubblicato il 27/10/17

Può essere lieve, media o severa e i disturbi ad essa correlati sono piuttosto invalidanti. Riconosciamola e risolviamola!

A quante donne che hanno partorito da qualche mese o addirittura da più di un anno capita di ricevere le prevedibili quanto evitabili battute sulla data del parto imminente? O sul mese della gravidanza in corso?

Al di là della simpatia (questa sconosciuta) di certe uscite e oltre al tempo fisiologico necessario al recupero per i nostri tessuti, dopo gli eventi così sconvolgenti della gravidanza e del parto, abbiamo scoperto che esiste un vero e proprio disturbo e che affligge una consistente minoranza di neomamme.

Si tratta della Diastasi dei retti addominali. E la gravidanza è proprio l’evento fisiologico (mentre quello patologico è l’obesità o l’eccesso di sforzo in alcuni casi) che può causarla.

Sgombriamo quindi subito il campo dal sospetto: è un disturbo vero, è un reale disagio, non è un semplice vezzo estetico; ha effetti collaterali così indesiderabili che davvero vale la pena scoprire bene di che si tratta e conoscere anche la strada migliore per superarli definitivamente.

La prima, quindi, è una buona notizia: da diastasi dei retti addominali si può guarire!

Allora, a questo punto, conviene che spieghiamo bene di che si tratta.

Diastasi significa alla lettera separazione, in medicina si intende patologico distanziamento. Nel nostro caso interessa le due fasce di muscoli dell’addome, la destra e la sinistra che sono collegate, in una situazione fisiologica, lungo la linea mediana, da un tessuto connettivo diverso, un legamento: è molto resistente ma poco elastico. Questa sua caratteristica implica che, una volta lacerato, non possa tornare da solo alle condizioni di partenza.

Poniamo di avere partorito da un po’ e di notare che il nostro fisico ancora non risponde come ci aspetteremmo.

Come possiamo sapere se il nostro addome è semplicemente più lento a rientrare nei ranghi o se invece è successo qualcosa di più grave?

Leggi qui per singolo argomento:

Come si diagnostica la diastasi addominale?

— Chi colpisce e quando?

— Quali sono le cause e i maggiori fattori di rischio prima, durante e dopo la gravidanza?

Come fare una autovalutazione della diastasi addominale?

Come si cura? È sempre curabile?

Quando l’opzione chirurgica è la migliore?

Quali sono i tipi di fisioterapia e ginnastica più indicati?

Che cosa dicono le mamme sulla diastasi?

Quali sono le strutture, i medici e i centri in Italia per il trattamento chirurgico?

In cosa consiste la tecnica di riparazione endoscopica?

Esiste una metodologia di autovalultazione piuttosto semplice. Nell’intervista al Medico Chirurgo, il Dott. Luca Grassetti, troverete le istruzioni. In ogni caso è la prima di una serie di fasi. È sempre necessario rivolgersi a specialisti.

Come redazione di For Her abbiamo deciso di accostarci a questo tema perché si tratta di un disturbo tipicamente femminile e corredato da disagi tutt’altro che trascurabili.  Viene a colpirci quasi esclusivamente in un periodo della nostra vita così significativo perché legato alla maternità e può avere ricadute anche nella sfera dell’intimità coniugale.

Abbiamo preso contatto con l’eccellente pagina FacebookDiastasi Italia Official Group, un gruppo chiuso al quale è possibile iscriversi rispettando regole chiare ed un “galareteo”condiviso da tutti i membri. Questo garantisce la serietà e l’affidabilità delle informazioni che girano all’interno della Community e permette di accedere a risorse scelte, senza perdite di tempo.

Un’altra cosa che salta all’occhio in questo gruppo è l’umore che non è affatto scuro o serioso. Si accolgono, si capiscono, si prendono bonariamente in giro, non lesinano manifestazioni di solidarietà sincera. Insomma, un circolo femminile virtuoso!

Grazie alla disponibilità di una delle Amministratrici e creatrice del gruppo, nato nel 2015, Sara Facenda, abbiamo avuto la possibilità di contattare rapidamente uno dei medici chirurghi specializzati più quotati nel trattamento della DRAM.

Si tratta del Dott. Luca Grassetti, specializzato in Chirurgia Estetica e Ricostruttiva.

Breve curriculum del Medico Chirurgo Dott. Luca Grassetti

Ad oggi ha eseguito circa 2500 InterventiChirurgici in Italia ed all’Estero; nello specifico presso strutture universitarie accreditate EBOPRAS (European Board of Plastic Reconstructive and Aesthetic Surgery). Da Ottobre 2012 è Dirigente Medico di primo livello presso l’Azienda Ospedaliero Universitaria Ospedali Riuniti di Ancona – nella Clinica Universitaria di Chirurgia Plastica.

E’ autore e coautore di 20 capitoli di libri di chirurgia plastica pubblicati da case editrici internazionali (tra cui Springer), ed è intervenuto come relatore in più di 50 congressi e corsi di Chirurgia Plastica, In Italia e all’Estero. Ed è componente di due progetti di ricerca sull’utilizzo delle cellule staminali mesenchimali in Chirurgia Plastica: in particolarmente il ringiovanimento cutaneo del volto mediante l’utilizzo di fattori di crescita derivati dalle piastrine e cellule staminali derivate dal tessuto adiposo.

È a lui che abbiamo rivolto le domande che pensiamo potreste fare anche voi, in caso anche solo di sospetta DRAM.

Di seguito ve le riportiamo.

Abbiamo anche avuto la fortuna di raccogliere le risposte in chiave semiseria delle Amministratrici del Gruppo alle FAQ sulla Diastasi.

Vi regaliamo anche quelle!

Nel sito diastasiaddominale è possibile consultare un prezioso elenco di medici e centri presenti sul territorio italiano che trattano chirurgicamente il disturbo in SSN. La pagina è questa nominata qua sotto; cliccando sul collegamento ci arriverete direttamente:

ELENCO STRUTTURE, MEDICI E CENTRI IN TUTTE LE REGIONI ITALIANE PER IL TRATTAMENTO CHIRURGICO DELLA DRAM 

Sotto la cartina del Bel Paese potrete scorrere, per ogni regione, i nomi delle strutture sanitarie e dei chirurghi italiani che operano la DRAM in SSNN dei quali hanno avuto esperienza diretta le iscritte al gruppo.

Dove la cosa è nota viene indicata la condizione considerata operabile (ovvero i cm di diastasi; la presenza o meno di ernia, la precedente obesità, etc) ed il tipo di protocollo chirurgico utilizzato.

Mancano all’appello due sole regioni delle quali le “guerriere” della diastasi non hanno informazioni: Molise e Valle d’Aosta. Comunque, come ricordiamo tutte dallo studio di quinta elementare o come avremo modo di ripassare con qualche figlio, le regioni italiane sono ben 20!

Si tratta di una pagina sempre in aggiornamento costruita proprio dalle donne che fanno parte del Gruppo Facebook. Ce lo mettono a disposizione senza alcuna pretesa di assoluta esaustività né come dato ritenuto “istituzionale”. Questo, anziché screditare il loro contributo, ce lo rende altamente fruibile e vicino! È nato dalle loro esperienze dirette e condivise nel tempo, attraverso lo strumento social usato con intelligenza.

La trasmissione “Buongiorno Benessere” su RaiUno ha dedicato un servizio alla diastasi con l’intervista al dott. Grassetti, chirurgo plastico che opera presso l’Ospedale Torrette di Ancona – 11/03/2017  

Intervista rilasciata dal Dott. Luca Grassetti a ForHer – Aleteia Italia (luglio 2017)

Chi colpisce e quando?

La diastasi dei muscoli retti dell’addome (DRAM) colpisce donne di media età, prevalentemente in epoca gravidica, laddove si verifichi un assottigliamento e lassità progressivi della linea alba, struttura aponeurotica mediana, determinata dall’espansione del compartimento viscerale addominale1. In una maggioranza dei casi questa condizione regredisce spontaneamente con il parto, nel 33 % delle donne persiste anche 12 mesi post partum. È una condizione, in realtà, che può presentarsi anche in donne in era post menopausale e, più raramente, nell’uomo2 quando un eccessivo sforzo fisico può portare a lassità della linea alba o nei neonati, specie se prematuri, per lo scarso sviluppo del muscolo retto addominale.

Qualche dato: quante si stima siano le donne colpite da DRAM?

La prevalenza del DRAM è stimata essere del 33.1%, 60.0%, 45.4%, e 32.6% rispettivamente alla 21° settimana di gestazione, a 6 settimane, 6 mesi e 12 mesi post partum, rispettivamente2.

Quali sono le cause e i maggiori fattori di rischio prima, durante e dopo la gravidanza?

Le variabili in gioco per lo sviluppo di tale patologia sono età, altezza, peso medio durante la gravidanza, modalità di parto, peso medio del bambino alla nascita, sindrome da ipermobilità articolare, sollevamento di pesi, grado di esercizio addominale e del pavimento pelvico durante i 12 mesi del post partum2.

Come si diagnostica?

L’ecografia ad ultrasuoni rappresenta il gold standard per la diagnosi di DRAM, assieme all’obiettività clinica. Quest’ultima può essere raccolta, con i limiti della variabilità di giudizio interindividuale, da professionisti del campo, mediante una palpazione della lassità mediana a una distanza standardizzata dall’ombelico con la paziente supina, in contrazione con le braccia conserte sul torace. In quest’ultimo caso, l’unità di misura sono semplicemente le dita poste trasversalmente sulla linea mediana2.

(<2 dita non DRAM, 2-3 dita DRAM media, moderata 3-4 dita, >4 dita DRAM severa)3.

È importante ricordare come sia parafisiologica una certa ampiezza della linea alba, stabilita da Beer nel 2009: i punti di massima espansione sono 3 cm sopra l’ombelico, 2 cm sotto ed in corrispondenza dello xifoide (estremità inferiore dello sterno, ndr). Nella definizione di “normalità” rientrano ampiezze fino a 15 mm a livello xifoideo, 22 mm nel punto di riferimento al di sopra dell’ombelico e 16 mm al di sotto dello stesso. Questi valori, standardizzati in donne nullipare, ovviamente subiscono modificazioni con la gravidanza4.

Autovalutazione Diastasi Addominale

Video di autovalutazione tratto dal sito diastasi addominale

Come si cura? È sempre curabile?

Le opzioni gestionali di tale patologia sono prevalentemente 3:

  1. trattamento conservativo,
  2. trattamento chirurgico
  3. trattamento fisioterapico.

Quello che ritengo di migliore efficacia è il trattamento chirurgico basato sulla plicatura della fascia dei retti dell’addome, in quanto l’unico scevro da recidive clinicamente evidenti, se effettuato con la dovuta accuratezza ed in grado di migliorare l’aspetto estetico dell’addome, talvolta associato a liposuzione.

Per quanto riguarda la gestione fisioterapica può essere una tecnica ancillare che educa la paziente all’utilizzo ridotto di muscolatura che, se stressata, può aumentare l’IRD (inter- rectus distance). La soluzione in tal senso consiste nello sviluppo di addominali obliqui e transversi per vicariare l’utilizzo dei retti.  

In ultimo, per quanto riguarda il trattamento conservativo si intende la minimizzazione del rischio di complicanze mediante riposo funzionale e l’impiego continuativo di pancera contenitiva.

Non meno importante una dieta adeguata a base di fibra e acqua che eviti alterazioni della motilità intestinale con stipsi prolungata, responsabile della frequenza e dell’intensità del Valsalva evacuativo.

Quando l’opzione chirurgica è la migliore?

I metodi conservativi non sono terapeutici, bensì palliativi o di supporto. Questo è vero soprattutto per diastasi moderate o severe o comunque quando la paziente associ un reale disagio alla propria condizione.

Ci sono comportamenti da mettere in atto prima, durante e dopo la gravidanza per scongiurare il verificarsi della lesione o permettere di contenere gli effetti più gravi?

Attualmente non ci sono studi affidabili a riguardo. Ritengo, in ogni caso, che tonificare i muscoli addominali e trasversi in previsione di una gravidanza possa limitare l’entità della diastasi od impedirne l’insorgenza.

Se trascurato, qual è l’esito più grave che può conoscere questo disturbo?

Sicuramente la complicanza più grave e rara è l’erniazione vera e propria dei visceri addominali che, se incarcerati, possono dare origine a complicanze necrotiche ed infettive con il quadro clinico di addome acuto. Sono sicuramente evenienze a bassaprobabilità in letteratura, ma, non da trascurare è la considerazione che possa insorgere un’ernia su una plicatura mal eseguita della fascia dei retti che possa aver dato origine a porte erniarie1.

Che disagi arreca alla donna?  

Sintomatologia clinicamente rilevante per questa condizione sono dolore lombo pelvico, difetti esteticamente evidenti in contrazione fino alla possibilità di erniazione complicata dei visceri addominali.

E come incide nella vita quotidiana e familiare della donna?

Posso portare le testimonianze di molte mie pazienti, che non solo hanno visto risolversi o alleviarsi molti dei sintomi connessi alla patologia, ma hanno riscoperto un’intimità di coppia e un aumento dell’autostima rilevanti.

I corsi di preparazione al parto possono dare un contributo alla prevenzione di questo disturbo o almeno alla sua corretta e tempestiva diagnosi  

E’ auspicabile che di questa complicanza prevedibile della gravidanza si parli durante i corsi preparto e si diano indicazioni a chi rivolgersi qualora dovesse verificarsi.

Riviste, pagine o gruppi dedicati sui social che possono essere riferimenti utili?

Là dove siano noiose o di difficile lettura le pagine delle società scientifiche internazionali, è inevitabile che il paziente navighi in gruppi social o siti più fruibili. In tal senso bisognerebbe scegliere quelli dove partecipano al blog dei medici specialisti del settore o, almeno, in cui i partecipanti riportino le loro esperienze personali, quindi “i fatti” e ci “mettano la faccia” (Es: Diastasi Italia, Diastasiaddominale.com , ecc..)

Quale la disinformazione da evitare assolutamente?

L’informazione da evitare è quella fatta da parole senza alcuna evidenza scientifica né esperienziale, da persone prive di preparazione specifica in materia. Vale sempre il consiglio di indagare la fonte delle informazioni.


Fisioterapia e ginnastica particolarmente indicate?

Si è visto come una moderata attività fisica possa aiutare a migliorare questa condizione, esercizi volti ad attivare e rinforzare la parete addominale, soprattutto il muscolo trasverso, bilanciare il bacino e la schiena, evitando esercizi di allungamento. Può essere utile per alleviare alcuni sintomi anche eseguire gli esercizi di Kegel per potenziare ed allenare i muscoli del pavimento pelvico.

Note

  1. The general surgeon’s perspective of rectus diastasis. A systematic review of treatment options Elwin H. H. Mommers1 • Jeroen E. H. Ponten2 • Aminah K. Al Omar1 • Tammo S. de Vries Reilingh3 • Nicole D. Bouvy1 • Simon W. Nienhuijs2
  2. Diastasis recti abdominis during pregnancy and 12 months after childbirth: prevalence, risk factors and report of lumbopelvic pain Jorun Bakken Sperstad,1 Merete Kolberg Tennfjord,1,2 Gunvor Hilde,2 Marie Ellström-Engh,2,3 Kari Bø1
  3. Candido G, Lo T, Janssen PA. Risk factors for diastasis of the recti abdominis. J Assoc Chart Physiother Womens Health 2005;97
  4. Clin Anat. 2009 Sep;22(6):706-11. doi: 10.1002/ca.20836.
  5. The normal width of the linea alba in nulliparous women.
  6. Beer GM1, Schuster A, Seifert B, Manestar M, Mihic-Probst D, Weber SA

Nel post partum e con sospetta diastasi non ci sono solo esercizi consigliati ma alcuni esercizi assolutamente sconsigliabili.

Partiamo da questi

Esercizi da evitare:

  • torsioni del busto
  • crunch e altri esercizi per addominali obliqui e di superficie
  • estensione del busto all’indietro (ad esempio supine sulla fitball)
  • sollevamento pesi ed ogni genere di sforzo esagerato

Anche la tosse è nemica del nostro addome. Il consiglio del medico e del bravo fisioterapista è di contenere con la mano l’addome durante l’accesso.

Esercizi consigliati (per contenere i danni e per prevenirli):

tutti quegli esercizi che attivano la muscolatura profonda dell’addome.

Ecco un video che vi insegnerà alcuni esercizi di respirazione che si possono fare sia in gravidanza sia nel post partum . Navigate nel sito diastasiaddominale, per trovare anche altre risorse sia di testo sia video. (Molto interessante in particolare il contributo con la testimonianza di Anita Baker. Nel post ci sono altri workout da imparare e ripetere)




Leggi anche:
Rimettersi in forma con i bambini? Certo che si può

Diastasi dei retti addominali: la versione delle mamme

Prima di leggere cosa dicono, guardiamo  alcuni esempi di “Prima e Dopo” l’intervento, dalla pagina del Gruppo Facebook Diastasi Italia Official Group, e per gentile concessione.

Chi colpisce e quando?

La diastasi colpisce tantissime donne, soprattutto mamme molto consapevoli.

La diastasi ti colpisce appena esci dal momento epico e fiabesco della maternità…appena smetti di avere un marsupio con uno splendido fagottino che ti copre l’addome praticamente 24 ore su 24; appena i tuoi bambini sono abbastanza grandi da giocare ad almeno un metro da te, lasciandoti inesorabilmente scoperta…agli occhi di tutti e ai tuoi stessi occhi.

Un periodo tipico per l’insorgenza della diastasi è l’estate quando quasi per tutte arriva il “momento spiaggia”. La diastasi in questo caso è associata da altre patologie più di tipo psicologico/psichiatrico come l’agorafobia, la depressione l’isolamento sociale.

Qualche dato: quante si stima siano le donne colpite da diastasi addominale?

La nostra stima è di circa 10.000 mamme in due anni, cioè il numero di mamme iscritte al nostro gruppo da quando è nato.

Quali sono le cause e i maggiori fattori di ischio prima, durante e dopo la gravidanza?

Nel nostro gruppo abbiamo avuto la presunzione di capire il meccanismo di causa effetto alla base dell’insorgenza della diastasi.  Negli anni passati ci siamo interrogate a furia di sondaggi su parti naturali e cesarei, peso del bambino alla nascita, su muscoli tonici e allenati o meno, su parti gemellari o singoli, sul colore dei capelli della madre o le sue inclinazioni spirituali. Meno male che poi abbiamo incontrato dei chirurghi preparati e disponibili che ci stanno aiutando a capire e che si stanno prendendo a cuore anche la ricerca scientifica in questo campo.

Noi andiamo avanti con i nostri sondaggi…ma abbiamo sedato le nostre ambizioni scientifiche!

Come si diagnostica?

La diagnosi viene fatta inizialmente quando concludi il primo ciclo di palestra e, nel momento stesso in cui stai per rinnovare il nuovo ciclo, ti accorgi che il tuo corpo è già tornato abbastanza in forma, ma permane ostinato un palloncino sull’addome.  Se sei fortunata la mattina il palloncino è sgonfio ma al primo crackers che mangi fai scattare l’interruttore per il gonfiaggio automatico. Si vuole anche sottolineare che il palloncino non permette di volare, infatti viene gonfiato con semplice aria e ci tiene ben ancorate al suolo se non sottoterra.

Un ulteriore elemento di diagnosi prevede di prendere nota di quante persone (i conoscenti e gli amici valgono doppio) ti chiedono se aspetti un altro bambino (se si tratta del futuro, immaginario terzo figlio e superiori hai un bonus speciale di tre punti). Al raggiungimento di cinque punti hai una diastasi severa.

Come si cura? È sempre curabile?

La prima e più importante cura è “l’auto mutuo aiuto” che deriva dal conoscere e mettersi in relazione con altre mamme che accusano i tuoi stessi sintomi. La solidarietà e la comprensione che si incontra nei gruppi dedicati alla diastasi sono le più immediate forme di sollievo morale di cui le donne possano fruire.

Se mai vi capitasse di entrare in uno di questi, resterete sorprese dell’intimità che si crea in pochi istanti e che permette di sottoporre le immagini della propria pancia nel giro di cinque minuti dell’entrata nel gruppo. E si. Potrete anche pensare di essere entrate in una gabbia di pazze, dato che le notifiche del vostro telefono diventeranno in dieci minuti monotematiche e ritrarranno unicamente pance. Pance. Solo e solamente pance.

La seconda è la consapevolezza che la diastasi rimane sempre in bilico tra sintomi funzionali e fisiologici e sintomi psicologici. Questi ultimi pensiamo siano legati anche all’accettazione dell’immagine di sé che inevitabilmente è cambiata dopo le gravidanze. Questa immagine per certi aspetti non dipende direttamente dall’esistenza della diastasi, ma anche dall’evoluzione del nostro corpo di donne e dalle immagini che i media oggi ci propongono come specchio.

Quando l’opzione chirurgica è la migliore?

Quando hai già partecipato ad almeno tre programmi on line di remise en forme e gli effetti sono scemati dopo un mese dalla loro conclusione, quando hai raggiunto il tuo peso forma e la diastasi rimane ancora lì scolpita sulla linea del tuo profilo, quando la sera non riesci più a compiere movimenti quotidiani ma devi sederti sul divano e prenderti un antidolorifico per il mal di schiena, quando il tuo isolamento raggiunge livelli inaccettabili, quando le tue paure di un intervento chirurgico vengono superate dall’esasperazione di non sapere cosa indossare, quando hai raggiunto una capacità organizzativa sufficiente per gestire un mese di convalescenza…allora l’opzione chirurgica sarà la migliore che avrai davanti.

Ci sono comportamenti da mettere in atto prima, durante e dopo la gravidanza che possano prevenire la lesione o scongiurarne gli effetti più gravi?

Stiamo compilando una lista di santuari accreditati.

Se trascurato e non adeguatamente trattato, qual è l’esito più grave che può avere questo disturbo?

Il più grave tra i sintomi che abbiamo isolato nella nostra esperienza è il completo scoraggiamento e la perdita totale di speranza nella possibilità di poter stare meglio, di riprendere a respirare normalmente, di smettere di vivere con la pancia in perenne contrazione, di poter indossare una più ampia varietà di indumenti, di non soffrire più di una serie numerosa di sintomi dolorosi e imbarazzanti.

Che disagi provoca alla donna che ne soffre?

Le mamme che partecipano attivamente al nostro gruppo elencano soprattutto: mal di schiena, incontinenza, sensazione di respiro affannoso e non completo, disturbi allo stomaco e all’intestino, sensazione di instabilità posturale, perdita di autostima e di sicurezza in sé, aspetti depressivi.

Come incide nella vita quotidiana della donna e della sua famiglia?

Risolvere la diastasi incide aumentando l’autostima della donna e eliminando numerose problematiche fisiche…le famiglie avranno mamme più sorridenti, più inclini ad andare in spiaggia spensierate, più attive nella vita di tutti i giorni…se lo hanno fatto con il supporto di un gruppo Facebook un effetto collaterale sarà una dipendenza da cellulare da moderata a grave.

I corsi di preparazione al parto possono dare un contributo in questo senso?

Innanzitutto la conoscenza della diastasi come patologia auspichiamo si allarghi a dismisura fino a toccare anche quei professionisti che, per la nostra esperienza acquisita con il contatto con 10.000 mamme italiane, ancora non la conoscono e che la fanno coincidere con il sovrappeso, la non sufficiente attività fisica e i capricci delle donne.

Riviste, pagine social, gruppi di riferimento utili? (presenti inclusi!)

Diastasi Italia FB group  e diastasiaddominale, naturalmente:-)

Quale disinformazione è da evitare assolutamente?

Quella delle nonne che ci spronano a sopportare il peso di essere diventata “generatrice di vita”, quella delle persone che ci dicono “dopo due gravidanze…cosa pretendi? “….ma anche quella dei media che ci propongono immagini di donne perennemente perfette, come se la vita non le avesse neanche minimamente sfiorate.

Fisioterapia e ginnastica indicata?

Come ripetiamo sempre alle mamme del gruppo ogni situazione è da valutare singolarmente e da professionisti, medici e fisioterapisti.

Quali i centri ospedalieri d’eccellenza ai quali rivolgersi?

Ogni regione ha un centro ospedaliero a cui rivolgersi; il lavoro che le mamme fanno in Diastasi Italia è quello di condividere le esperienze da ogni parte di Italia in merito a questi centri sostenendosi e aiutandosi a vicenda nel raggiungimento di una diagnosi e di un programma di recupero personalizzati. Questo lavoro viene fatto anche per quelle mamme che non hanno la possibilità nelle loro vicinanze di sottoporsi all’eventuale intervento in convenzione con il SSN e che devono quindi valutare di spostarsi.

Team Diastasi Italia

La tecnica di riparazione endoscopica della diastasi

Oltre al più classico intervento di addominoplastica è possibile accedere ad un’altra tipologia di intervento in endoscopia.

Si tratta di una tecnica mini invasiva attualmente realizzata in Italia solo dall’equipe a guida del Dott. Salvatore Cuccomarino, presso l’ospedale di Chivasso, alle porte di Torino. Tecnica chirurgica che ha appreso in Spagna dal dott. Dr. Derlin Juares Muas e consolidato con numerosi interventi, è un intervento più gradito alle donne in buona forma fisica; nel loro caso, infatti, non è necessaria l’asportazione di grasso addominale né la riduzione della pelle in eccesso che si può effettuare con l’addominoplastica e le cicatrici sono decisamente più ridotte, come anche il decorso post operatorio.

“Con la tecnica endoscopica, dice il dott. Cuccomarino, intervistato per Diastasi Italia, si realizza la plicatura per via anteriore, esattamente come nell’addominoplastica tradizionale, ma senza la cicatrice dell’addominoplastica. La plicatura viene poi rinforzata e stabilizzata collocando una rete, cosa che molto spesso i chirurghi plastici non fanno”.

In questo tipo di procedure, indicata specificamente per pazienti senza grembiule adiposo, si possono invece riparare le ernie che sono frequentissime.

La complicanza correlata a questo intervento, come anche in quello della addominoplastica tradizionale, è la formazione di un sieroma e/o di un ematoma. Questa evenienza, piuttosto prevedibile, viene gestita lasciando il o i drenaggi per qualche giorno e dando come indicazione importante l’uso della fascia addominale.

Il post operatorio prevede l’astensione da sforzi eccessivi e quindi tassativamente dall’ attività sportiva, almeno per un mese, e l’uso della fascia addominale, anch’esso prescrittivo per almeno 30 giorni. I drenaggi vengono rimossi o in occasione della dimissione, in  terza giornata, di solito, o a discrezione del medico alla prima visita post operatoria, secondo i singoli casi valutati di volta in volta dallo staff medico.

Un altro elemento importante da conoscere di questa tecnica mini invasiva consiste proprio nelle ridotte cicatrici che restano dopo l’intervento. Sono 3 da circa 12 mm, lungo la stessa linea dove si effettua solitamente il taglio cesareo, vicino ai peli pubici.

Per ogni informazione e consiglio specifico vi invitiamo a rivolgervi a medici specializzati, preparati e già sensibili al tema della DRAM e di tutte le ricadute sulla salute della donna, che sapranno valutare la vostra personale situazione e consigliarvi il trattamento più adeguato.

Uno degli attuali limiti rispetto al trattamento adeguato della Diastasi dei retti consiste proprio nella poco diffusa consapevolezza nella popolazione medica della portata reale di tale disturbo e nel liquidarlo a volte a semplice vezzo estetico. Per questo riteniamo opportuno segnalarvi la petizione in atto per chiedere al Ministero della Salute che tale patologia sia riconosciuta e trattata in tutta Italia in regime di SSNN.

Potete firmare la Petizione lanciata da Diastasi Italia Official Goup cliccando sul link attivo

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benesserechirurgia esteticagravidanza
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