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La seduzione è in crisi, perché l’uomo dev’essere indebolito

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“L’opposto concorde e dai discordi bellissima armonia”. [Eraclito di Efeso, frammento n. 8 Diels-Kranz]

Quando ho letto l’articolo di Vanni Codeluppi “La seduzione è in crisi” (doppiozero.com 12 luglio 2017) ho pensato subito che mi sarebbe piaciuto commentarlo insieme ad Alessandro Benigni, docente di Filosofia e scrittore, molto attivo sui Social anche attraverso il suo seguitissimo blog Ontologismi. Avevo letto da poco un suo scritto dal titolo “Dall’uguaglianza non nasce niente. Ovvero per un elogio della differenza”. L’ho contattato e si è dimostrato immediatamente entusiasta e disponibile, per questo lo ringrazio del tempo che mi ha dedicato e della sua interessante riflessione.

Caro Alessandro, ci aiuti a commentare l’articolo di doppiozero.com dal titolo “La seduzione è in crisi”?

Ha ragioni da vendere l’autore Vanni Codeluppi quando parla di “crisi della seduzione”. La sua analisi e le sue intuizioni sembrano fin dall’inizio molto sensate:

“[…] la seduzione è entrata attualmente in una situazione di crisi perché gli uomini tendono sempre più a spostare il loro sguardo dalle donne verso se stessi. Sono tesi cioè a curare soprattutto l’aspetto del loro corpo, che ritengono non all’altezza degli affascinanti modelli di bellezza continuamente proposti da parte dei media. E così succede alle donne, anch’esse sempre più orientate a dirigere il loro sguardo verso di sé anziché verso l’altro sesso. La seduzione, inoltre, ha bisogno di differenze. Che scatti cioè l’attrazione per qualcosa che è profondamente diverso da sé. Ma i sessi si stanno inesorabilmente avvicinando e mescolando tra di loro. L’uomo si “femminilizza”, mentre la donna, quando guarda l’altro sesso, lo fa attraverso un occhio sempre più “maschile”” (doppiozero.com).

Quello che viene così efficacemente descritto è un fenomeno inarrestabile che sfocia – oggi – in un collasso sempre più evidente, dalle dimensioni sempre più globali e dagli effetti sempre più profondi e soprattutto determinanti per gli anni che verranno. Il femminismo, le lotte per l’emancipazione e la “liberazione sessuale” fino alle attuali battaglie per i “diritti LGBT”, che promettevano una liberazione planetaria si sono invece concretizzare in un multiforme stato di stordimento antropologico che garantisce solo omologazione e solitudine, atrofizzazione dei rapporti e anestesia dei sentimenti. E, più in generale, una dis-educazione all’evidenza e, nell’evidenza, alla forza dirompente della Bellezza.

Che cosa intendi per evidenza?

Oggi più che mai è diventato essenziale riflettere sulla struttura del reale, sulla datità dell’esperienza umana, sulla necessità di ripartire ogni volta dalla sicurezza incontrovertibile dell’evidenza. E l’evidenza che ci dice? Scriveva da qualche parte Fabrice Hadjadj che occorre riflettere a partire dal proprio ombelico, per ritrovare il segno della trascendenza, fin dentro le nostre mutande. Quanto ha ragione, questo filosofo ateo, convertito sotto la statua della Vergine, nella sua brillante ironia: è proprio il sesso ad indicarci la teleologia insita in ogni uomo e in ogni donna. Noi siamo Relazione. Ce lo dice l’ombelico, ce lo dice quello che teniamo giustamente nascosto, come dono prezioso, sotto le mutande. E sono evidenze, queste, che oggi paiono per lo più offuscate, se non dissolte di proposito, quali la complementarietà psico-fisica dei sessi, la strutturante dialettica degli opposti, la necessità della differenza per la vita, il valore della disuguaglianza, e così via.

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