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6 “distorsioni cognitive” che alimentano la tua insicurezza

IDEE DISTORTE REALTA

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Anna O'Neil - pubblicato il 21/06/17

Anche il solo esserne consapevoli e riuscire a dare loro un nome può aiutarti a combatterle

Le tecniche di terapia cognitivo-comportamentale (TCC) sono utilizzate per le fobie, la depressione, il disturbo post-traumatico da stress, il disturbo bipolare e tutto ciò che è compreso in quest’ampia gamma di disturbi. Non bisogna essere malati mentali per trarre beneficio dalla TCC. Una cosa con cui quasi tutti combattono, ad esempio, è l’insicurezza quotidiana, ed è emerso che identificare le cosiddette “distorsioni cognitive” può aumentare la propria fiducia.

La TCC si basa sul principio che i pensieri provocano sentimenti. Quindi la prima cosa che insegna la TCC è come avvertire e dare un nome ai propri pensieri sbagliati (o distorti), affinché non si venga lasciati alla mercè di sentimenti dalla fonte non identificata.

Questi pensieri vengono chiamati distorsioni cognitive (che chiameremo DC), perché presentano un’idea distorta della realtà. Esserne consapevoli e dare loro un nome ci ricorda che quel pensiero non è vero, e ci aiuta a non reagire ad ogni pensiero che ci viene in mente come se fosse un fatto dimostrato.

Ad esempio, poniamo il caso che tua moglie non risponda al tuo saluto. Potresti pensare che sia arrabbiata con te, e la cosa ti ferisce. Comprensibilmente. È una reazione naturale, ma ovviamente potresti anche aver interpretato in modo sbagliato le sue ragioni. Se non riconosci subito quella DC, sarà molto più difficile liberarsi della sensazione negativa. Ma se ti abitui a dire: “Oh, fare ipotesi sulle intenzioni di qualcuno si chiama leggere il pensiero“, sarà molto più facile lasciarti scivolare addosso quella sensazione e continuare con la tua giornata.


FRUSTRAZIONE, GENITORI, TRISTEZZA, DEPRESSIONE

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Tags:
insicurezzapsicologia
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