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Vangeli apocrifi: la Chiesa ha nascosto gli insegnamenti di Gesù?

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Miguel Pastorino - pubblicato il 15/06/17

Il criterio per considerare i Vangeli canonici non era il capriccio di un'élite, ma il serio riconoscimento di un'origine legata a un apostolo o a un suo discepolo

C’è un gusto crescente per le versioni non ufficiali o non autorizzate dei fatti. Il non detto, l’occulto, anche se falso, suona interessante e attraente. Le teorie sulle cospirazioni affascinano, l’informazione pseudostorica abbonda in Internet. Ciò che è misterioso e strano ha un pubblico maggiore rispetto ai buoni libri di storia.

Negli ultimi anni è rinato un grande interesse per i documenti antichi e specialmente i “Vangeli apocrifi”, interesse motivato in buona misura dal desiderio di trovarvi misteriose verità che le Chiese avrebbero nascosto per paura che venisse scoperta “la verità su Gesù” o di far sì che “la Chiesa crolli nelle sue convinzioni”.

Il tema dei “Vangeli apocrifi” è circondato da miti e pregiudizi, che molti danno per veri senza avere neanche notizia degli apocrifi stessi. In molti articoli giornalistici, in genere si confondono i manoscritti trovati a Qumran, per la maggior parte della setta ebraica degli esseni, e i Vangeli apocrifi. Qumran, ad ogni modo, non ha nulla a che vedere con i Vangeli gnostici di Nag Hammadi.

Altri, come Brian Weiss, affermano che il Concilio di Nicea ha sottratto alcuni testi sulla reincarnazione, o che sono stati scelti dei Vangeli tralasciandone altri. La fede giudeo-cristiana, tuttavia, non ha mai creduto nella reincarnazione, e il Concilio di Nicea non ha scelto Vangeli.

I Vangeli cristiani

I quattro Vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni sono quelli accettati dal cristianesimo (non solo dai cattolici, ma da tutte le Chiese cristiane) dagli inizi del II secolo, come fonte certa e sicura di rivelazione. Sono chiamati “canonici”.

Vengono chiamati “apocrifi” – a volte in senso dispregiativo – quelli considerati estranei alla tradizione cristiana. Il termine “apocrifo” (dal greco “occulto” o “segreto”) è stato utilizzato dagli stessi autori di questi testi “occulti”, dando così a intendere il loro carattere esoterico, riservato a un’élite di iniziati nelle loro misteriose dottrine. Non sono stati chiamati “occulti” perché erano nascosti, ma per la loro origine esoterica, e poi è diventata un’abitudine identificare “apocrifo” e “non canonico”, non ispirato, falso, ecc.

I quattro Vangeli canonici, che sono regola di fede per i cristiani e vengono considerati ispirati, sono stati scritti nella seconda metà del I secolo. Appartengono alle comunità cristiane dei primi testimoni, hanno un’origine apostolica ed erano usati in modo generalizzato nei primi secoli dell’era cristiana.

Non sono stati cambiati né corretti, e lo sappiamo perché disponiamo di una gran quantità di copie e traduzioni realizzate nell’antichità.




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Si possiedono anche scritti di autori dei primi secoli che citano e commentano questi testi, il che ci permette di paragonare e verificare la fedeltà nella trasmissione fino ai giorni nostri. Non sarebbe possibile occultare qualcosa che è stato reso noto fin dall’inizio.

Il criterio di canonicità, inoltre, non era il capriccio di un’élite, ma il serio riconoscimento dell’origine di questo o quel Vangelo come direttamente e realmente collegato a un apostolo o a un discepolo di questi, accreditato a sua volta dalle altre comunità cristiane che servivano da referenti perché collegate anch’esse a un’origine apostolica.

Nel Concilio di Trento (XVI secolo) venne definito dogmaticamente il canone attuale della Bibbia, ma già dal IV secolo ci sono elenchi completi dei libri canonici (Concilio di Cartagine, 397), e il Decreto Gelasiano del Sinodo di Roma (383) è il primo documento romano autorizzato con la lista completa del canone.

Già alla fine del II secolo, Ireneo di Lione difese la canonicità dei quattro Vangeli canonici di fronte alle sette gnostiche.

Agli inizi della Chiesa, quindi, i quattro Vangeli canonici e le lettere di San Paolo erano considerati autenticamente ispirati e con autorità apostolica.

Dall’altro lato, all’epoca del Canone Muratoriano – risalente circa al 190 d.C. – il riconoscimento dei quattro Vangeli come canonici e l’esclusione dei testi gnostici era un processo già sostanzialmente completo.

Nel XVI secolo la Riforma protestante, in un auspicato ritorno alle fonti, accettò il canone della Bibbia ebraica, che non contiene alcuni libri inclusi nella traduzione greca dei Settanta (LXX), usata nella comunità apostolica primitiva.

Anche se la Bibbia cattolica include 7 libri in più dell’Antico Testamento rispetto ai protestanti, per quanto riguarda il Nuovo Testamento tutte le tradizioni cristiane hanno mantenuto i 27 libri canonici che conosciamo oggi.

Chiaramente i testi gnostici, non essendo cristiani, non hanno mai fatto parte della lista dei libri rivelati e autentici dei cristiani di tutti i tempi.

I Vangeli gnostici

Esistono altri testi, scritti tra la fine del II secolo e gli inizi del V, che si sono autodefiniti “Vangeli” e hanno per autori membri di diverse sette gnostiche dell’antichità e di altri gruppi pseudocristiani, autori che appaiono con il nome di apostoli o di personaggi evangelici – anche se senza un legame storico con questi –, come Tommaso, Pietro, Maria Maddalena, Giacomo, Filippo, Andrea, Giuda, Barnaba…

Usavano il nome di un apostolo per dare più autorità a questi testi tardivi, e non avevano alcun rapporto con le comunità apostoliche. Ciò vuol dire che il vero autore di un determinato apocrifo sceglieva di figurare con il nome di un apostolo in realtà vissuto secoli prima.

Questi testi, e non potrebbe essere altrimenti, vennero rifiutati dalle comunità cristiane fin dall’inizio, visto che non solo presentavano un Gesù modellato secondo la fantasia delle dottrine gnostiche ed esoteriche, ma i loro contenuti erano inconciliabili con quanto è stato trasmesso oralmente e per iscritto dai testimoni delle prime comunità cristiane.




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Solo pochi scritti apocrifi giudeo-cristiani – alcuni contaminati dallo gnosticismo – hanno influito sulla liturgia, sulle storie popolari e sull’arte, ma non sono mai entrati nel canone.

Anche se vengono definiti occulti (apocrifi), non sono nascosti da nessuna parte, visto che si possono acquistare, da ormai vari anni, in quasiasi libreria che disponga di testi religiosi. Sono di dominio pubblico, studiati da storici delle religioni e teologi.

Gli originali non si trovano nemmeno in qualche luogo segreto del Vaticano – come si sente dire in genere –, ma in vari musei. Il Vangelo apocrifo “di Tommaso”, ad esempio, un testo successivo all’anno 150, si trova al Museo del Cairo, in Egitto, dal suo ritrovamento nel 1945.

Questi testi non verranno mai accettati dal cristianesimo, semplicemente perché sono estranei alla sua storia e identità, alle sue radici e alla sua fonte. La maggior parte di questi ci mostra un Gesù reinventato dalle sette gnostiche ed esoteriche, che mescolavano dottrine di religioni orientali con la fede della Chiesa primitiva, elementi della letteratura apocalittica ebraica (apocrifa), filosofia pitagorica, neoplatonismo e miti egizi.

Semplicemente non sono Vangeli cristiani, anche se vengono chiamati “Vangeli”, né hanno per autore alcun apostolo o successore diretto di questi.

Il ritrovamento di un Vangelo apocrifo (gnostico) interessa per conoscere lo gnosticismo antico, ma non influisce sulla fede cristiana.

Letteratura cristiana primitiva extrabiblica

Nella tradizione cristiana esistono anche testi primitivi di autori di grande importanza che non vennero rifiutati e furono usati per l’insegnamento, ma non sono entrati nel canone e sono poco conosciuti.

Molti di questi ci mostrano dati interessanti sul cristianesimo primitivo – le sue celebrazioni, le sue convinzioni e i suoi insegnamenti –, ma non per questo sono stati integrati nel canone della Bibbia, né sono stati nascosti da qualche parte: la Didakè o Insegnamento degli Apostoli, Il Pastore di Erma, la Lettera di Barnaba, la Prima Lettera di Clemente (96 d.C.)…

Gli evangelisti non hanno voluto scrivere una biografia di Gesù. Consegnavano alle loro comunità la verità dell’evento Gesù Cristo come fondamento della loro fede, la testimonianza di quanto vissuto e l’insegnamento relativo alla salvezza. Il loro obiettivo era quello di testimoniare e trasmettere fedelmente quanto avevano ricevuto.

La stessa fede li obbligava alla più stretta fedeltà ai fatti. Arrivarono anche a morire per lei. Diceva a ragione Pascal: “Credo solo alle storie i cui testimoni si fanno uccidere”.

Una cospirazione di 2.000 anni?

A causa dell’ampia diffusione della letteratura esoterica, dei Vangeli apocrifi e di romanzi come Il Codice da Vinci, non sono pochi quelli che si uniscono al pregiudizio anticattolico e affermano che la Chiesa abbia cospirato per nascondere questi testi nel corso della storia.




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Con un po’ di buonsenso, però, vediamo che tutti i cristiani – un quinto dell’umanità –, sia cattolici che ortodossi, il protestantesimo storico, anglicani, battisti, metodisti, evangelici e pentecostali, concordano sui 4 Vangeli canonici del Nuovo Testamento ritenendoli fonti fedeli di rivelazione, sulla divinità di Cristo, sulla resurrezione e sulla maggior parte delle verità fondamentali della fede cristiana, trasmessa dagli apostoli e dai loro successori.

Sarebbe illusorio pensare che la Chiesa cattolica nasconda delle cose mentre il resto del cristianesimo rimane ingenuo e acritico di fronte alla verità su Gesù Cristo e sui Vangeli. Ciò obbligherebbe a pensare a una cospirazione di tutto il cristianesimo mondiale – non solo dei cattolici – nel corso di duemila anni per nascondere tante cose su Gesù. Una cosa del genere è insostenibile. Nessuno di è reso conto prima di un inganno di questa portata?

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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