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No, non tutti possono fare i padrini o le madrine

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Don Fabio Bartoli: bene il "giuramento", ma la responsabilità maggiore è dei genitori. Ecco chi non è idoneo

Un sacerdote di Nuoro nostro lettore punta l’indice sulla scelta dei padrini e delle madrine. Spesso la loro vita è poco conforme a quella che dovrebbe essere la condotta del buon cristiano.

Quante volte è capitato di scegliere una persona che non ha mai frequentato la Chiesa? Il sacerdote evidenzia la «forte amarezza» che nasce «quando si scopre che padrini e madrine hanno mentito, autodichiarandosi falsamente idonei, visto che un pastore non sempre conosce i particolari della vita di ciascuno e che prima ancora non è un investigatore. Non è tanto la commiserazione verso i bugiardi che addolora (anche se davanti al Sacramento), ma il pensiero che un piccolo nella sua innocenza è stato preso in giro! Che crescerà nella menzogna obbligato a chiamare “madrina” o “padrino” chi non lo è!».

IL VALORE DEL PADRINO

Ma ci sono dei criteri che si possono elencare nella scelta dei padrini e delle madrine? Don Fabio Bartoli, parroco della chiesa di San Benedetto a Roma, premette ad Aleteia: «Prima di rispondere a questa domanda credo che sia necessario chiedersi qual è il ruolo dei padrini nell’itinerario di formazione del cristiano. L’istituto del padrino nasce con il Battesimo degli adulti e la sua funzione è quella di garantire per il neofita, come si evince facilmente ancora oggi dal rituale: il padrino è colui che garantisce che il catecumeno è idoneo a ricevere il Battesimo».

UNA FUNZIONE CHE CAMBIA

«Una volta che l’iniziazione cristiana è stata scomposta in un processo a tre tappe – prosegue don Fabio – la funzione del padrino cambia: nel Battesimo da garante della istruzione ricevuta diventa il garante della istruzione che riceverà e nella cresima invece diventa colui che deve accompagnare i primi passi nella vita cristiana del Confermato».

FIGURE DA ESCLUDERE

È del tutto evidente, sentenzia il sacerdote e blogger, che «questo compito non può essere svolto da chiunque». Il requisito minimo richiesto è che «la vita del padrino sia coerente con il ruolo di testimone e garante che si assume. Sono quindi esclusi automaticamente dal ruolo di padrini persone la cui vita non sia in sintonia con il Vangelo: mafiosi, pubblici peccatori, persone che hanno manifestato pubblicamente posizioni fortemente contrarie all’insegnamento della Chiesa (aborto, divorzio, seri dubbi sull’autorità della Chiesa rientrano evidentemente in questo campo), ma anche persone che abbiano una vita sacramentale vicina allo zero (persone che non si confessano da anni, che non partecipano abitualmente alla S. Messa e così via)».

IL GIURAMENTO

Eppure resta un problema di fondo. Un parroco come si accorge se sono realmente idonei ad accompagnare, ad esempio, il cresimante? «Di fatto – osserva Don Fabio – nella maggioranza dei casi non può farlo. Non essendo ovviamente conveniente fare l’interrogatorio ai padrini, scelti per lo più dai genitori del bambino o del cresimando. L’unica possibilità che vedo è quella praticata nella diocesi di Roma, dove si richiede ai padrini una sorta di giuramento in cui il padrino appunto dichiara che la sua vita è conforme all’insegnamento della Chiesa e si impegna a vivere in modo coerente con l’incarico che assume. Poiché in una grande città il parroco raramente conosce tutti gli abitanti della sua Parrocchia non rimane che fidarsi di quanto dichiarato dal padrino stesso».

UNA SCELTA DEL PARROCO

La questione di fondo, e tutt’altro semplice da sciogliere, riguarda la formazione i padrini e le madrine, una volta scelti per accompagnare la persona al sacramento. «Questo è un problema gigantesco – risponde Don Fabio – in cui ogni parroco si regola più o meno nel modo che preferisce: c’è chi semplicemente lascia tutta la responsabilità nelle mani dei padrini stessi, accettando acriticamente la loro dichiarazione, e chi invece si assume l’onere faticoso di un piccolo percorso di preparazione».

«In realtà – conclude il parroco di San Benedetto al Gazometro – in entrambi i casi secondo me il problema andrebbe affrontato a monte, parlando con i genitori, perché siano consapevoli dell’importanza della loro scelta e quindi non decidano il nome del padrino in base a rapporti di amicizia o parentela o per ricavarne un qualche eventuale vantaggio pratico».

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