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La domanda per spegnere qualsiasi capriccio di vostro figlio

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Un consiglio prezioso per l'educazione dei più piccoli

Non ho letto tutti i libri di psicologia infantile né ho seguito alcun corso su come evitare/interrompere/spegnere il capriccio di un figlio, ma grazie a un’esperienza personale collegata a mia figlia di 5 anni vorrei condividere con voi una “formula” che ho imparato di recente per cambiare la direzione delle cose quando i vostri figli insistono a fare un dramma per qualsiasi cosa.

Prima di tutto devo raccontarvi una storia. Mia figlia è andata all’asilo ed era un po’ ansiosa. Alla fine a casa ha perso il controllo, facendo un dramma per qualsiasi cosa, anche le più semplici.

Su indicazione della scuola, abbiamo cercato una psicologa infantile per qualche seduta, perché Alice potesse parlare di quello che provava e le acque potessero calmarsi.

Tra i vari consigli che ci ha dato la psicologa Sally Neuberger, uno mi è sembrato fantastico, pur essendo semplice, e per questo vorrei condividerlo in questa sede.

La psicologa ha spiegato che dobbiamo far sì che il bambino si senta rispettato, nel senso di dare valore a quello che sta provando. E allora al momento di una crisi, qualunque sia il motivo, un bambino a partire dai 5 anni deve pensare e trovare la risposta relativa a ciò che sta accadendo.

La valutazione che compiamo su ciò che gli sta accadendo e allo stesso tempo il fatto di includerlo nella soluzione della questione smontano la situazione di crisi.

In modo più oggettivo, quando inizia un capriccio – perché il braccio della bambola è uscito dalla sede giusta, perché è il momento di andare a dormire, perché le cose non sono venute come si voleva, perché non si vuole fare una certa cosa… – possiamo porre al bambino questa domanda, guardandolo negli occhi e mantenendo la calma: “È un problema grande, un problema medio o un problema piccolo?”

Pensare a quello che succede intorno a sé, almeno qui a casa, è diventato un momento magico, e tutte le volte che pongo questa domanda Alice risponde e si trova il modo di risolvere il problema partendo dalla sua percezione relativa a dove trovare la soluzione.

Un problema piccolo è sempre rapido e tranquillo da risolvere. Un problema che il bambino ritiene medio verrà molto probabilmente risolto, ma non nello stesso istante, e il bambino comprenderà che ci sono cose che richiedono un po’ di sforzo per verificarsi. Se un problema per un bambino è grave richiederà più conversazione e attenzione, perché si capisca che ci sono cose che non vanno esattamente come si vuole.

Potrei citare vari esempi relativi a quando ho usato questa domanda di recente. Uno riguarda il momento di scegliere i vestiti da indossare per andare a scuola. Qui non si porta la divisa, e spesso mia figlia fa una scenata per scegliere gli abiti, soprattutto quando bisogna mettere vestiti pesanti per via del freddo.

Riassumendo: lei voleva un certo paio di pantaloni, i suoi preferiti erano a lavare, ha iniziato a piangere e io ho detto con fermezza: “Alice, questo è un problema grande, medio o piccolo?” Lei mi ha guardato e ha detto piano: “Piccolo”. E io le ho spiegato ancora una volta che sapevamo già che i problemi piccoli sono facili da risolvere.

Le ho chiesto il suo suggerimento su come potevamo risolverlo (ho imparato che è importante darle il tempo di pensare e rispondere), e lei ha detto: “Scegliendo un altro paio di pantaloni”. Ho aggiunto: “E hai più di un paio di pantaloni tra cui scegliere?” Ha sorriso ed è andata a cercarne un altro paio.

Mi sono congratulata con lei per aver risolto il problema, perché ovviamente valorizzare la soluzione è imprescindibile per chiudere la questione.

Penso che nell’educazione dei figli non esistano miracoli. Giorni fa stavo pensando che mettere al mondo delle persone è una vera storia di missione: attraversare tutte le fasi, percorrere vie che a volte ci fanno cadere in imboscate, avere l’umiltà di tornare indietro e prendere un’altra strada. Questo testo deriva dalla forte volontà di condividere una luce che è apparsa sul mio cammino di madre e che spero di cuore possa servire anche a voi.

Per avere suggerimenti sulla genitorialità, può essere utile il libro, in portoghese, Tudo sobre minha mãe.

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Di Fabiana Santos, giornalista, sposata e madre di Felipe, 11 anni, e Alice, 5. Vive a Washington, D.C.. Ora Alice ride all’inizio di un capriccio senza senso. Ci sono state volte in cui è stata sincera dicendo: “Penso che non sia neanche un problema, mamma”.

[Traduzione dal testo originale in portoghese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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