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Presidente del Libano: “Gesù Cristo è il primo ribelle della storia e probabilmente l'unico”

© Antoine Mekary / Aleteia

Haitham Shlomo | Marie Yacooub | Tony Assaf | Fri Mar 24 2017

Intervista esclusiva di Aleteia al Presidente Aoun in visita a Roma

Aleteia ha avuto il privilegio di conoscere il Presidente della Repubblica del Libano, il generale Michel Aoun, giunto a Roma accompagnato dalla sua famiglia per una visita ufficiale a papa Francesco.

Aoun ha partecipato questo giovedì a una Messa nella chiesa di San Marone (l’istituzione della parrocchia maronita a Roma) officiata dal vicario patriarcale presso la Santa Sede, il vescovo François Eid, e concelebrata dal corepiscopo e cappellano della missione della Chiesa maronita di Roma, monsignor Gebran de Tony, e da un gruppo di cardinali, vescovi e sacerdoti. Alla celebrazione hanno partecipato anche l’incaricato per gli affari del Libano in Vaticano, Albert Samaha, l’incaricato d’affari dell’Ambasciata del Libano, Karim el-Khalil, oltre 25 ambasciatori accreditati presso la Santa Sede e moltissimi libanesi residenti in Italia.

La commissione parrocchiale ha donato al Presidente Aoun una statua di San Marone, e Aoun ha ricambiato con un’icona dello stesso santo.

Nella nostra intervista con il Presidente sono stati affrontati temi religiosi, sociali e politici relativi al Libano.

Signor Presidente, il suo incontro con il papa ha luogo nel momento in cui il mondo ha bisogno di dialogo e di un messaggio d’amore. Tenendo conto che “il Libano è un messaggio”, come ha detto papa Giovanni Paolo II, crede che il Paese sarà un messaggio del Medio Oriente e del mondo, un esempio di una nuova filosofia di dialogo nel mondo? Papa Francesco le ha chiesto di giocare un ruolo specifico in questo campo?

Il Libano è sicuramente un esempio di convergenza di tutte le comunità e di tutti i gruppi etnici. La sua struttura umana rappresenta tutte le comunità musulmane e cristiane che vivono in armonia e in un ambiente di rispetto della libertà religiosa e di diritto di essere in disaccordo con gli altri. Tutto questo è una prova del fatto che si tratta di un modello elaborato dalla conquista musulmana fino a oggi.

Ovviamente il Libano ha vissuto tappe storiche negative, non all’epoca degli arabi ma in quella dei regni e più tardi degli ottomani. Nel resto del tempo i cristiani libanesi e i cristiani d’Oriente hanno partecipato allo sviluppo della civiltà coi musulmani, com’è accaduto nell’epoca omayyade e in quella abbaside, ma è anche vero che in quella dei regni ci sono stati grandi problemi.

Il suo incontro con il papa viene percepito come un messaggio di speranza per i cristiani d’Oriente. Cosa direbbe ai cristiani che hanno sofferto e continuano a soffrire temendo il presente e il futuro?

È un disastro, e la guerra con i gruppi estremisti è una reazione retroattiva molto grave. Ne ho scritto nel 1994 sul quotidiano Al-Hayat e si sta verificando ora. Quella che sta accadendo è la reazione retroattiva della storia, non ha nulla a che vedere con l’islam ed è al di fuori del principio religioso islamico. È un errore storico che lascerà segni e rovine, com’è avvenuto in Medio Oriente.


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Il mese scorso abbiamo incontrato Al-Azhar e ci siamo resi conto che c’è un rifiuto nei confronti di questa passività.

Credo che il pericolo per i cristiani sia terminato dopo la crisi in Medio Oriente, ma questo pericolo persiste in varie cellule in tutto il mondo.

Cristiani e musulmani! Tutti si sono visti colpiti. La devastazione in Siria ha colpito moschee e chiese. I cristiani non erano contro il potere di base che è stato attaccato dal movimento terroristico. Per questo, hanno sofferto come ogni cittadino siriano.

I cristiani sono coinvolti nel movimento di resistenza siriano, hanno resistito insieme ai musulmani e devono tornare a casa. Un milione e mezzo di siriani e mezzo milione di palestinesi devono tornare nella propria terra una volta che regnerà un clima di sicurezza. I cristiani sono parte di loro.

La parità per quanto riguarda la collaborazione efficace dei cristiani in Libano è stata la preoccupazione del Movimento Patriottico Libero (CPT) prima della sua elezione a Presidente del Paese, continua ad essere la sua preoccupazione principale ed è il punto più importante nell’accordo del suo partito politico con le forze libanesi. Come raggiungere questo obiettivo durante la sua presidenza?

La parità si è espressa immediatamente con la formazione del Governo: l’elezione di due ministri cristiani da parte dei non cristiani e quella di due ministri non cristiani da parte dei cristiani.

La parità, quindi, è stata raggiunta. Resta da trovare una soluzione alla legge elettorale, perché è una questione molto complicata, ed è quello su cui stiamo lavorando a fondo. La parità assoluta continuerà ad essere numerica. Al giorno d’oggi, però, la grande preoccupazione è capire come fare perché i deputati cristiani vengano eletti dai cristiani. La questione è allo studio, nella speranza di arrivare a una soluzione. Tenete conto del fatto che c’erano molti altri problemi complicati che abbiamo già risolto.

La sua elezione ha portato alla gioventù libanese speranza nell’efficacia delle istituzioni in un momento in cui il vuoto presidenziale rappresentava la più grande preoccupazione per il loro futuro. Qual è il suo messaggio ai giovani libanesi residenti ed espatriati? Cosa propone loro perché non abbiano più paura?

Ci siamo lasciati indietro la paura perché abbiamo superato le tappe più pericolose della nostra storia. Non bisogna dimenticare che abbiamo resistito al nord del Libano messo a ferro e fuoco. Per fortuna attualmente gli attentati contro la sicurezza della cittadinanza sono pochi, ad esempio quelli con le autobombe.

Abbiamo resistito. La nostra unità nazionale è intatta, e il pericolo interno al Libano è stato eliminato. La situazione attuale è migliorata moltissimo. Resta da migliorare la situazione economica negativa a livello mondiale. Il mondo deve riconsiderare le regole economiche e pensare agli errori commessi dal nuovo regime internazionale. In questo modo risolveremo molte altre questioni.


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Michel Aoun, militare. Michel Aoun, Primo Ministro. Michel Aoun, attivista esiliato. Michel Aoun, deputato e capo di un gruppo parlamentare. Michel Aoun, Presidente… Cosa pensa Michel Aoun, il cristiano? Chi è Gesù per lei?

Per me Gesù Cristo è il primo ribelle della storia e probabilmente l’unico, visto che ha cambiato il mondo.

Il cristianesimo è sorto nel mondo come ideologia quando l’ebraismo era la prima religione “celeste” e gli ebrei consideravano che Dio fosse solo per loro.

I comandamenti della legge mosaica sono diventati divieti, ad esempio “Non giurare in nome di Dio invano”, ma Cristo è venuto per dirci che Dio non è esclusivo, lo ha trasformato in un Dio per tutti.

Le persone non prestano attenzione al fatto che la legge di Mosè non è lo stesso dei comandamenti di Gesù. Ci sono molti esempi al riguardo.

La legge dice: “Non giurare in nome di Dio invano”. Cristo non ha detto questo, ma ha detto: “Il vostro parlare sia ‘Sì, sì, no, no’”.

Cristo non ha detto “Non uccidere”, ma ha detto: “Amatevi gli uni gli altri”. Uccidere è un comportamento negativo, mentre l’amore è il rapporto

fondamentale tra gli esseri umani.

Non ha detto: “Non siate tristi”, ma ha detto che “Chiunque guarda una donna desiderandola ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore”. I comandamenti cristiani sono lezioni positive per gli esseri umani. Gesù ha indicato cosa fare, non quello che non si deve fare.

Gesù non ha detto “Non rubare”, ma ha detto: “Va’ e vendi quello che hai”.

Gesù non ha detto “Non dire falsa testimonianza”, ma ha detto: “Sono venuto in questo mondo per esercitare il giudizio”.

È questo che significa per me il cristianesimo, e se la legge di Mosè si basa solo sulla “non aggressione”, il messaggio cristiano è invece un messaggio di pace al mondo; c’è una differenza tra i due, e il cristianesimo ha creato la pace mondiale.


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[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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