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Lo “Schindler boliviano” che salvò migliaia di ebrei dai nazisti

Siahcomibol / ManMan-cc

Pablo Cesio - Aleteia Bolivia - pubblicato il 22/03/17

La storia di solidarietà del magnate tedesco Mauricio Hochschild è saltata fuori solo di recente

Oskar Schindler, il famoso imprenditore tedesco che salvò la vita a più di mille ebrei durante l’Olocausto impiegandoli come lavoratori nelle sue fabbriche e che ha ispirato il famoso film del 1993 diretto da Steven Spielberg Schindler’s List, è una figura storica molto nota a livello internazionale.

Di recente, in America Latina è saltata fuori la storia dell’imprenditore minerario Mauricio Hochschild, un magnate tedesco che si era stabilito in Bolivia all’inizio del XX secolo e potrebbe essere conosciuto come lo “Schindler boliviano”.

Perché? Hochschild aiutò migliaia di ebrei a sfuggire dal nazismo aiutandoli ad arrivare in America Latina per lavorare in Bolivia.

“Nel 1938 Hochschild calcolava di aver portato lì tra i 2.000 e i 3.000 ebrei, ma sette mesi dopo, nel 1939, calcolò di averne portati circa 9.000”, ha dichiarato all’agenzia AFP il giornalista e storico Robert Brockmann, che lavora a un libro sulla storia dell’ex Presidente militare German Busch (1937-1939) e sul suo rapporto con Hochschild.

Il tutto si verificò a seguito dell’ondata antiebraica condotta da Adolf Hitler nel 1930, che provocò la ricerca di nuove destinazioni da parte di tanti che volevano trovare un rifugio sicuro. Fu così che il magnate si propose di collaborare – pagando trasporto, formalità burocratiche e soggiorno – facendo arrivare gli ebrei in Bolivia, anche per migliorare la produttività agricola del Paese, indica AFP.


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Grazie a questa azione, si stima che nel 1940 la popolazione ebraica nel Paese sudamericano ammontasse a circa 15.000 unità, numero che poi si ridusse considerevolmente perché molti iniziarono a cercare altri luoghi vicini e anche le generazioni successive se ne andarono (attualmente in Bolivia ci sono meno di mille ebrei).

Di recente sono state scoperte in una miniera statale decine di documenti che rendono conto della storia di solidarietà nei confronti di quanti erano perseguitati dal nazionalsocialismo da parte di questo imprenditore tedesco morto a Parigi nel 1965.

È stato proprio il direttore dell’archivio della Corporazione Mineraria della Bolivia (Comibol) a dichiarare ad AFP che all’inizio del nuovo millennio è stata ordinata una selezione dei documenti raccolti nelle strutture della compagnia, recuperando in questo modo quelli “in fase di completo abbandono, lasciati alle intemperie”.

Tra le carte ritrovate ci sono, tra le altre cose, contratti di lavoro di ebrei da parte della miniera di Hochschild e lettere inviate dai bambini ebreidel Kindergarten Miraflores di La Paz all’imprenditore per chiedere la sua cooperazione per costruire nuovi ambienti “considerando i tanti bambini che sono qui e che vogliono venire”.

I documenti sono stati consegnati al Registro Regionale del Programma Memoria del Mondo dell’Unesco, e nell’ottobre 2016 sono stati riconosciuti come “unici e autentici”. È previsto che in questo mese la dichiarazione venga consegnata al Museo della miniera boliviana per la sua digitalizzazione e la successiva diffusione su Internet.


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In questo modo è venuta alla luce la storia esemplare di un uomo che nell’ombra salvò migliaia di persone e che curiosamente a livello ufficiale è ritenuto in Bolivia un grande sfruttatore e la cui impresa venne nazionalizzata dallo Stato a metà del secolo scorso ritenendo che le sue pratiche impoverissero il Paese.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
boliviaebreinazismoolocausto
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