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Amico mio, se morissi, con quale video mi ricorderesti?

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Pixabay.com/ Public Domain/ ©Unsplash

Catholic Link - pubblicato il 04/11/16

A volte la vita è come il mare: monotona e a prima vista sempre uguale. Sembra che non ci porterà niente di nuovo, che stando alle apparenze non succederà niente di innovativo. Ma all’improvviso la marea trascina un tesoro da terre remote e lo deposita ai nostri piedi. E quel tesoro insospettato e immeritato potrebbe essere un amico.

Chi non ha provato qualcosa di speciale conoscendo quello che sarebbe diventato il suo migliore amico? Quando conosciamo qualcuno che ci sosterrà nel lungo cammino di pellegrinaggio che è la vita, sentiamo che Dio ci ha inviato qualcuno che occupa una parte importante nella mappa della nostra felicità, di quella mappa che porterà entrambi a quella cattedrale chiamata Paradiso che si trova alla fine del percorso. Dio ci ha inviato una guida e un compagno, e questo ci basta per essere grati e sentirci vivi.

È curioso quello che accade nell’amicizia, perché ammiriamo nell’altro proprio tutto quello che non abbiamo: coraggio, decisione, allegria, forza, sicurezza; perché quelle virtù ci aiutano a migliorare come persone, e arriviamo ad acquisirle anche con la frequentazione quotidiana. Ma succede che un giorno ci rendiamo conto che anche l’amico e compagno di cammino ci apprezza e ci ammira, e vede in noi virtù che non avremmo mai neanche sospettato. La cosa più buffa è constatare come, a poco a poco, diventiamo una persona simile a lui ed egli diventa a sua volta una persona simile a noi, nel modo di essere, di parlare, di agire, di scrivere e di pensare. Il nostro migliore amico è diventato parte di noi e noi di lui, e se condividiamo la stessa fede il legame è molto più forte, perché facciamo parte di un tutto indivisibile che è la Chiesa. Un’unione di questo tipo può solo rendere felici. Ci sentiamo pieni, come se si trattasse di un enorme rompicapo per il quale abbiamo trovato all’improvviso il pezzo che mancava.

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Un amico riesce sempre a tirar fuori da noi tutti quei talenti che credevamo dormienti. A volte ci indica come dobbiamo utilizzarli, e in alcune occasioni ci dice anche che dobbiamo metterli al servizio di Dio. Un amico vero non solo ci aiuta a caricarci la nostra piccola croce di pellegrinaggio, ma ci rende una persona migliore, ci esorta a raggiungere gli obiettivi del percorso, con tutto ciò che Cristo ha progettato per noi da sempre. Un amico, soprattutto, è una persona che crede in noi e che ci aiuta a credere in noi stessi. È quello che ci protegge dalle nostre stesse lacrime, dalla nostra tristezza, dalla nostra disperazione, dalla nostra rabbia, dal disprezzo che a volte proviamo per noi stessi. Un buon amico dissipa la paura che c’è nel nostro cuore e ci insegna a confidare nella protezione di Dio. Con lui siamo come siamo, senza maschere né falsi atteggiamenti. Sa come siamo e gli piacciamo così. Solo ai veri amici apriamo il nostro cuore, e solo con loro siamo assolutamente sinceri. Conoscono i nostri difetti, sanno il peggio che abbiamo fatto e pensato, ma quei segreti condivisi non fanno altro che affratellarci di più.

Ma cosa succede quando questo compagno di vita e di pellegrinaggio scompare dal nostro fianco? Che abisso si apre ai nostri piedi! Quante lacrime scorrono! Quando un amico se ne va definitivamente o muore, muore anche una parte di noi, un nostro lato che risuscitava solo alla luce delle sue virtù. I progetti che avevamo insieme, la vita che immaginavamo insieme… anche questi sono morti. Se n’è andata anche la felicità che provavamo solo al suo fianco. Poi, però, ci rendiamo conto che un’anima che si è basata su Cristo non può essere morta, e che da lì, ovunque sia, si prende cura di noi e prega ogni giorno per la nostra felicità. Se un amico è più vicino a Cristo, anche noi siamo più vicini a Lui, anzi possiamo sentire che il nostro amore per Dio cresce grazie a quella amicizia.

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È vero che all’inizio ci sembrerà che una vita senza il nostro migliore amico, senza la fiaccola del nostro cammino, non abbia senso, ma in fondo sappiamo che egli continuerà a sentirsi orgoglioso della nostra amicizia se restisteremo, anche se fa male, anche se dobbiamo raccogliere i pezzi della nostra anima per continuare a camminare. Sembra impossibile ma non lo è, perché egli ci aiuterà sempre con il suo amore e le sue preghiere. Lo sappiamo perché possiamo ancora sentire il suo affetto nella nostra anima, e perché crediamo che egli continui a vivere nel nostro cuore. Un cuore che gli avevamo aperto e che resta aperto per lui.

Per due esseri umani uniti dalla fede, la separazione per via della morte di uno di loro sarà dura e perfino crudele, ma se entrambi credono alle promesse di Cristo sanno che si incontreranno nell’unica Patria comune che abbiamo tutti: il Cielo. Credo che l’amore, in questo caso l’amore dell’amicizia, porti sempre con sé il coraggio, e se si vuole davvero bene a un amico bisogna avere il coraggio di accettare che il progetto di Dio ci ha separati e avere la forza di lottare per ottenere un posto in quella Patria comune che è il Cielo.

Sentiamo la mancanza del nostro amico come se avessimo perso la nostra anima. Piangiamo perché qualcosa si sta spezzando nel nostro cuore, ma solo per rinascere in Cristo, proprio come se fosse un belissimo seme.

Il più bel dono che possiamo fare a un amico che se ne è andato è pregare sempre per lui. Non c’è modo migliore per dimostrargli il nostro amore che metterlo sempre nelle mani di Dio.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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