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Queste preghiere le potete insegnare a vostro figlio fin da piccolo

Petite fille en train de prier

© Africa Studio - Shutterstock

Edifa - pubblicato il 29/12/20

È importante insegnare ai bambini delle preghiere comuni e delle piccole frasi da ripetere, anche se commettono errori. Altrimenti, saranno completamente indifesi e non conosceranno nessuna preghiera nel giorno in cui sentiranno il bisogno di rivolgersi a Dio.

di Christine Ponsard

Se non conoscessimo queste formule di preghiera, ci sarebbero molti giorni in cui non sapremmo come pregare. Quando abbiamo la testa piena di preoccupazioni, ma non preghiamo il rosario, non andiamo molto lontano. Per questo è importante insegnare ai nostri figli delle brevi preghiere fin da piccoli.

Il Padre Nostro, la preghiera delle preghiere

Qualunque siano le parole che pronunciamo quando preghiamo, non diciamo altro che ciò che è racchiuso nel Padre Nostro. Nelle preghiere scritte dai santi, non troveremo niente che non sia già contenuto in questa preghiera. È quindi la prima preghiera che dovremmo insegnare ai nostri figli. Non capiscono quello che dicono? Non capiscono tutto, senza dubbio, ma molto presto saranno in grado di coglierne la parte essenziale, cioè che Dio è il loro Padre. Questa preghiera imparata “a memoria” sarà impressa in loro, nel loro cuore, nella loro intelligenza e alimenterà tutta la loro vita spirituale.

L’Ave Maria, la più bella preghiera rivolta a Maria

L’Ave Maria riprende le parole dell’Arcangelo Gabriele. Quando viene imparata fin dall’infanzia, questa preghiera rimane per sempre l’ancora di salvezza a cui ci aggrappiamo nei giorni di sofferenza, la luce che brilla quando le tenebre diventano troppo fitte, la corda a cui ci aggrappiamo per uscire dall’abisso dei nostri peccati e il modo più semplice per dichiarare il nostro amore alla nostra Mamma del Cielo.

Insegniamo ai bambini l’Ave Maria e diamo loro l’abitudine di salutare Maria in questo modo, di affidarsi a Lei, di gettarsi tra le Sue braccia per trovare riposo e consolazione. Ripetere instancabilmente l’Ave Maria per tutto il Rosario non significa parlare nel vuoto. Quando uno dei nostri figli, rannicchiato tra le nostre braccia, ci dice e ci ripete: “Mamma, ti voglio bene!”, non pensiamo affatto che stia blaterando. La stessa cosa vale quando recitiamo il Rosario per dire il nostro amore a Maria.


CHILD PRAYING IN PEW

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Imparare una preghiera “a memoria” significa impararla con il cuore

Molte altre preghiere possono essere imparate a memoria come, il Credo, che è un’adesione fiduciosa al Dio Trino e Unico e allo stesso tempo un limpido riassunto essenziale della Fede della Chiesa; gli atti di Fede, di Speranza e di Carità; le preghiere di penitenza come l’atto di Contrizione e il Confesso a Dio; i Salmi e dei Cantici biblici (il Magnificat, per esempio); delle formule molto brevi, come : “Gesù, Figlio del Dio vivente, abbi pietà di me, peccatore”. Tutti queste preghiere, soprattutto quando sono tratte dalla Parola di Dio, sono come un tesoro che alimenta continuamente la nostra preghiera.

Imparare una preghiera “a memoria” significa impararla con il cuore: non come un pappagallo, in modo ottuso, ma con il proprio amore e la propria intelligenza. Non si impara una preghiera come impariamo una lezione. Si impara una preghiera pregando. È sentendo i propri genitori recitare il Padre Nostro e l’Ave Maria ogni sera, vicino al lettino, che un bambino si impregna di questi testi in tenera età. E un giorno, senza averle mai imparate nel senso scolastico del termine, sa pregare con queste parole, così come sa usare la sua lingua materna, senza averla mai “imparata”.




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La lingua materna della preghiera è anche il silenzio

Dio, che si rivela con delle parole, ci parla anche nel silenzio della preghiera. E questa è la difficoltà e la grandezza della preghiera: difficoltà perché non è semplice incontrare Qualcuno che i nostri sensi non riescono a cogliere; e grandezza perché questo “Qualcuno” è più grande delle nostre parole e, attraverso il silenzio, possiamo coglierne la Presenza impalpabile. Il silenzio, quindi, è anche la “lingua materna della preghiera” e come tutto il resto, si scopre guardando i propri genitori, vedendoli stare in silenzio davanti a Dio. Insegnare il silenzio ad un bambino non significa dirgli: “Taci”, ma piuttosto: “Ascolta”. Perché le parole della preghiera, in definitiva, non hanno altro scopo se non quello di renderci attenti a Colui che viene ad amarci.

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