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Coronavirus: come accompagnare i più piccoli nel lutto

Child and Mother Upset

Shutterstock

Edifa - pubblicato il 10/04/20

Da diverse settimane, ogni giorno, i bambini si confrontano con la morte sugli schermi televisivi. Il Covid-19 ha infatti già mietuto molte vittime. Ma quando il dolore colpisce una persona molto cara, è una tragedia insopportabile. Più che per un adulto, la morte di una persona cara è devastante nella la vita di un bambino. Come possiamo aiutarlo in questa prova e parlargliene senza nascondergli la realtà?

di Magalie Michel

Il dolore del lutto nei bambini è ampiamente sottovalutato e sconosciuto. Quando la morte colpisce un nonno, un padre, una madre, un fratello, una sorella o uno zio, c’è il grande rischio di tenere il bambino lontano da un evento che per lui tuttavia è molto importante.

Realizzare l’irreversibilità della morte

Prima di tutto dobbiamo capire cosa passa nella loro testa, perché i bambini hanno un’idea della morte molto diversa da quella degli adulti. Per i piccoli la morte è come un’assenza temporanea. “Dimmi, la nonna è morta per tutta la vita?” Con questa convinzione che la morte è reversibile, il bambino non può mostrare grande dolore per la morte di una persona cara. Al contrario, continua a parlarle, a mantenere un rapporto vivo con essa, spesso nascosto a chi gli sta intorno. È solo intorno ai sette anni che il bambino si rende conto che quando si muore è per sempre. Per lui il lutto è una fase difficile, perché percepisce che non vedrà più la persona scomparsa nella sua forma carnale. Guy Cordier, psichiatra dell’infanzia, dice: “È sempre un momento molto commovente quando un bambino in lutto condivide con noi la consapevolezza dell’irreversibilità della morte”.

“Non ho capito molto bene”, chiede una bambina, “c’è una vita dopo la morte?” È allora che il bambino si pone altre domande. “Sa che mio padre è morto? ” Domande eterne e così pertinenti … Poi viene la consapevolezza che tutti devono morire e così la morte, inesorabile, è poi associata alla vecchiaia: si muore quando si è vecchi. Dal punto di vista del bambino è come dire che non succederà mai! Quindi c’è ancora una nozione cruciale da apprendere, ed è intorno ai dieci anni che il giovane integra l’idea che anche lui può morire, in qualsiasi momento e che la morte non risparmia nessuno, nemmeno lui.

Quando la morte colpisce molto da vicino un bambino chi gli sta intorno può supporre che non provi nulla perché è soprattutto occupato a vivere nel presente, a giocare, a ridere; tuttavia in queste circostanze difficili, ha un grande bisogno di una guida. Prima di tutto, deve prendere coscienza della realtà della morte. “Ho ricevuto due o tre lettere quando mia sorella è morta, in nessuna si parla di morte” afferma Geremia. Il bambino ha bisogno di sapere la verità, quindi gli verrà detto che la persona amata è morta per una grave malattia o un incidente, e non solo “che si è spento, che se n’è andato oppure che dorme per sempre”. Queste perifrasi lo immergono nella più grande perplessità, alimentando in lui la speranza di un ritorno. Nella testa di un piccolo quando si è andati in Cielo si può “cadere giù”; oppure “prendere l’aereo per vedere la mamma che è in Cielo!”

Saper ricordare

Cyrille si rammarica: “Dopo la morte di mio padre non abbiamo parlato molto di lui”. Molti bambini sono purtroppo privati del ricordo, dell’impulso a ricordare il defunto, di idealizzarlo, di guardare le foto, quindi di mantenere il legame. “Abbiamo bisogno di questa rievocazione”, avverte il dottor Cordier, “per mantenere una certa stabilità psichica”. Ma per la maggior parte dei bambini in lutto questa condivisione viene confiscata, non si vuole disturbarli con questi discorsi, eppure il lutto è l’opposto del dimenticare.

Per aiutare il bambino a superare questa difficile prova è importante incoraggiarlo a rievocare i ricordi: fare un album fotografico o una scatola dei ricordi, dare importanza alle date, alle feste dove l’assenza del defunto è particolarmente percepita. Il bambino dovrebbe essere aiutato a scrivere i suoi ricordi personali con il defunto. Più tardi, diventato grande, potrà entrare in possesso di questa “banca dati” che racconterà loro di una madre, di una sorella o di un padre che hanno conosciuto così poco. “Continueremo sempre ad amare chi è morto, non lo dimenticheremo mai, rimarrà vivo nel tuo cuore. ” Questa è una cosa importante da dire ad un bambino che ha subìto la perdita di un caro.

Le insidie più frequenti incontrate dal bambino in lutto

Infine, per quanto sorprendente possa sembrare, molti bambini si sentono profondamente in colpa per la morte di uno dei loro genitori o fratelli. Raramente cosciente, questo senso di colpa si manifesta nei sogni, nei disturbi comportamentali, quando il bambino cerca la punizione, o nella sindrome depressiva. “È fondamentale sapere che il bambino sente questo senso di colpa, che è legato semplicemente alla sua condizione di bambino”, aggiunge lo psichiatra dell’infanzia; “Bisogna dirgli che non è in alcun modo responsabile della morte della persona amata. È importante dirgli: Non sei responsabile della morte di tuo nonno. Niente di quello che hai detto, pensato o fatto ha causato la sua morte.”

Difficoltà a cogliere la realtà oggettiva del decesso, difficoltà a ricordare, senso di colpa, tali sono le insidie più frequenti incontrate. Per aiutarlo, è essenziale permettergli di esprimersi senza paura di disturbare. Ogni bambino deve sapere che non solo è normale provare rabbia, senso di colpa, vergogna e paura, ma che è necessario esprimere tutto ciò. È necessario incoraggiare l’espressione dei sentimenti legati alla persona scomparsa, altrimenti queste emozioni si radicano, favorendo la creazione di strutture difensive.

Essere attenti a ciò che il bambino sente, a ciò che esprime fisicamente o verbalmente, informarlo, è fin dall’inizio dargli il suo pieno posto e permettergli di camminare nella situazione complicata del lutto. Alla radice di questa parola c’è il verbo latino dolere, soffrire. Questo dolore non si cura, si accompagna. Il lutto non è una malattia, ma un lungo processo psichico di guarigione.

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