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Il sacerdote diventato “assistente al parto” in Uruguay

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@gordo.verde

Pablo Cesio - pubblicato il 10/02/23

Il sacerdote Juan Andrés «El Gordo» Verde è stato protagonista di una storia toccante che non fa che confermare la bellezza della vita in tempi pieni di paura, incertezza, scoraggiamento e morte

Juan Andrés Verde, noto come «El Gordo» e di cui ad Aleteia abbiamo raccontato la storia come giocatore di rugby e finalista di MasterChef Celebrity Uruguay, lo ha fatto di nuovo, e questa volta lontano da cucine e studi televisivi.

“Che adrenalina! L’unica cosa che mi mancava era ‘El Gordo’ ostetrico”, ha pubblicato di recente sulle sue reti sociali. È stato attraverso queste che il sacerdote uruguayano ha raccontato un episodio che gli è accaduto.

“Poco tempo fa, mentre preparavo il mate, arriva correndo una signora del vicinato… ‘Gordo, abbiamo bisogno di aiuto! Natacha sta per nascere!!!’ (Tranne qualche parto di mucca a cui ho assistito, non ho la minima idea di come funzionino i nostri)”, ha detto il sacerdote attraverso le reti sociali.

È stato allora che Juan Andrés Verde ha chiesto delle contrazioni, e la nonna della bambina, Sandra, gli ha detto che secondo lei erano una al minuto.

“Non c’era tempo di aspettare un’auto della polizia o un’ambulanza… Ho alzato lo sguardo e mi sono ricordato che avevo prestato il mio furgoncino. Abbiamo finito per prendere ‘la Cireneta‘ (il viecolo ‘da guerra’ di lavoro) e ci siamo lanciati verso l’ospedale. Fari, fazzoletto bianco al finestrino, il clacson che non funzionava e il respiro affannato di Mónica, alla quale sembrava che dovessero rompersi le acque da un momento all’altro”, ha proseguito il sacerdote, che accompagnava anche il papà della bambina.

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“Tra nervosismo e grida, ci siamo messi a pregare: ‘Ave Maria… (respira con naso, Moni), piena di grazia… il Signore è con te (grida e fazzoletti al vento)… Amen’. Devo riconoscere che in quel momento mi è scesa una lacrima, era l’emozione”, ha confessato Juan Andrés.

Alla fine i protagonisti dell’avventura, con l’aiuto del sacerdote Juan Andrés Verde come autista, sono arrivati in ospedale, dove è stato tutto molto rapido ed è nata una bella bambina di nome Natacha.

“Una bambina divina! (…) Una leonessa! Pesava 3,2 kg! E tutti grati a Dio per la vita!”, ha aggiunto il sacerdote uruguayano.

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Il trionfo della vita in un’epoca difficile

Quello che ha vissuto Juan Andrés Verde gli è rimasto impresso nel cuore. Qualche giorno dopo ha raccontato altri dettagli ad Aleteia.

Il sacerdote ha ricordato che i familiari della neonata sono vicini del quartiere Santa Eugenia di Montevideo, in cui vivono persone umili in condizioni di estrema vulnerabilità e dove Juan Andrés ha chiesto di vivere per un periodo. Gli abitanti partecipano ogni settimana alla celebrazione della Parola.

Juan Andrés Verde ha confessato che lo ha reso ansioso il fatto di vedere la nonna Sandra, che ha vari figli e più di venti nipoti, particolarmente nervosa.

Malgrado le complessità – oltre ad alcune contraddizioni come l’apparente lontananza di un quartiere situato nella capitale –, l’assistenza e il calore dell’ospedale in cui è nata la bambina sono stati fondamentali.

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“Sottolineo anche l’amore, l’affetto e tanti gesti nei confronti della vita da parte delle famiglie molto umili. In questo caso, vivono in un’abitazione modesta in cui c’è giusto il necessario. Avevano la borsa pronta per quando fosse arrivato il momento. Magari il pasto era mate e gallette, ma i vestitini della bambina erano tutti pronti, preparati con grande sforzo. Questo parla del fatto di voler essere aperti alla vita, di voler accogliere questa nuova esistenza. Per queste famiglie (come sicuramente per la maggior parte), è un grande dono di Dio, un tesoro. Nessun bene materiale può prendere il suo posto”, ha detto.

“Quanto è bello quando la vita è così desiderata e accolta così bene come in questa esperienza che abbiamo appena vissuto!”

Questo episodio non fa che ribadire la bellezza della vita tra tante incoerenze, notizie laceranti come il terremoto in Turchia e Siria o l’avanzata della cultura della morte in vari Paesi dell’America Latina attraverso legislazioni collegate ad aborto ed eutanasia (in Uruguay la depenalizzazione dell’aborto ha appena compiuto 10 anni, e attualmente è allo studio del Congresso un progetto per depenalizzare eutanasia e suicidio assistito).

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Parte dell’avventura

Juan Andrés ha infine riflettuto su questa esperienza nel contesto della sua vocazione sacerdotale.

“Sperimento che Dio non si lascia battere in generosità. Anche nei miei confronti. Quando sentiamo la chiamata di Dio a donargli la vita nel sacerdozio, tutti noi sacerdoti abbiamo compiamo un’opzione per Cristo, che abbraccia tutto il nostro essere. Una delle donazioni che facciamo è la nostra paternità. Anche se la viviamo in un altro modo, fa parte della donazione”, ha ricordato.

“Dio, però, mi ha permesso di vivere questa esperienza, quella di accompagnare un padre di famiglia e una madre che erano pronti ad accogliere la figlia e di far parte di questa avventura con molta adrenalina. Viverla come se si trattasse di una figlia mia. È un mistero, ma anche in questo vedo come Dio non si lasci battere in generosità”.

Una domanda ineludibile in queste circostanze: e il Battesimo di Natacha?

“Il Battesimo è la prima cosa che hanno chiesto. Qui i Battesimi vengono fissati già prima della nascita”, ha concluso padre Juan Andrés.

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