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Il medico agnostico convertito dalla Sindone: «La scienza mi ha riportato a Dio» (VIDEO)

Dottor August Accetta

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Emiliano Fumaneri - pubblicato il 20/01/23

«Poca scienza allontana da Dio, ma molta riconduce a Lui», sosteneva Louis Pasteur. La storia di questo medico ne è l’emblema vivente.

Il 24 maggio 1998, dopo essersi inginocchiato e aver pregato davanti alla Sacra Sindone a Torino, papa Giovanni Paolo II l’aveva definita «provocazione all’intelligenza». E aveva esortato gli uomini di scienza a indagare su quell’«immagine, che tutti vedono e nessuno per ora può spiegare».

Quello stesso anno un uomo di scienza, un medico, sarebbe volato dagli Stati Uniti a Torino per contemplare in silenzio il lenzuolo nel quale, secondo la tradizione, sarebbe stato avvolto il corpo di Cristo dopo essere stato deposto dalla croce.

August Accetta, questo il nome di quel medico. Per anni il dottor Accetta aveva scrutato con gli occhi dello scienziato la Sindone di Torino. Uno studio intenso, che lo aveva definitivamente convinto che quel lino avesse effettivamente accolto il corpo di Gesù. Davanti quella immagine del volto crocifisso di Cristo, Accetta ormai era andato ben al di là del rapporto con un mero oggetto di studio scientifico. Per lui, medico agnostico, quella della Sindone era diventata una questione personale, un rapporto tra un io e un Tu.

Le evidenze scientifiche a favore dell’autenticità gli risultavano ormai schiaccianti. Ma anche le due ore passate a osservare in silenzio la Sindone accanto ad altri pellegrini rimasti affascinati lo avrebbero segnato per sempre. «È stato travolgente. Le parole non possono descriverlo», ricorda al National Catholic Register.

Un ritorno a casa

Il suo potrebbe essere descritto come un ritorno a casa. Accetta infatti, cresciuto a Huntington Beach nel sud della California, nell’infanzia e nell’adolescenza era stato un attivo frequentatore della parrocchia locale. Ma le cose erano cambiate una volta messo piede al college. All’università si era trovato immerso fino al collo in un ambiente razionalista e agnostico che lo aveva spinto ad abbandonare la fede cattolica, persuadendolo che fede e scienza fossero incompatibili. Più avanti si sposerà e la moglie, una protestante piuttosto radicale con la quale avrà due figli, lo trascinerà ancora più lontano da ogni segno soprannaturale.

In tutti questi anni però la Sindone era rimasta un oggetto che stuzzicava la sua curiosità. Ne aveva letto quando ancora era adolescente. E più tardi, negli anni in cui studiava medicina, avrebbe fatto amicizia con un importante studioso della Sindone: Allan Wanger, della Duke Medical School (North Carolina).

Davanti alla Sindone con gli occhi del medico

Naturalmente gli studi personali di Accetta sulla Sacra Sindone si concentravano sulle sue aree di competenza professionale: la medicina, la chimica e la fisica. Come dottore in medicina, ad Accetta l’immagine rimasta impressa sul telo come uno snapshot, un’istantanea della Resurrezione, appariva con ogni evidenza quella di un corpo in stato di rigor mortis, che ancora non aveva iniziato a decomporsi. Un processo che inizia a circa cinque giorni di distanza dalla morte. E anche un segno che quella immagine era in linea con quanto raccontano i Vangeli sulla Resurrezione di Gesù il terzo giorno dopo la crocifissione.

Ma anche altri campi – come quello dell’arte – confortavano la convinzione che poco alla volta stava maturando in lui. Il suo amico esperto di storia dell’arte, l’artista di origine ungherese Isabel Piczek, gli assicurava che quell’immagine non poteva essere stata dipinta da un pittore medievale, come portava a pensare la datazione del carbonio-14. Come fosse apparsa su quel telo era dunque inspiegabile.

A Dio passando per la scienza

Per due anni, tra il 1992 e il 1994, Accetta studierà a fondo la Sindone. E una alla volta le sue domande sulla sua autenticità troveranno una risposta. Quel periodo, racconta, sarà per lui simultaneamente un «processo di crescita» tanto nella conoscenza scientifica che nella fede. Alla fine della sua investigazione capirà che era arrivato il tempo di dedicare nuovamente la sua vita a Cristo. «A differenza di tanti nell’ultimo secolo, la scienza mi ha riportato a Dio», spiega.

Del resto non è stato Louis Pasteur, chimico e fondatore della moderna microbiologia, a dire che «poca scienza allontana da Dio, ma molta riconduce a Lui»? Il caso di Accetta infatti tutto è fuorché un unicum. Diversi altri scienziati, atei, agnostici o non cristiani, hanno finito per convertirsi al cattolicesimo studiando la Sacra Sindone e diventandone ardenti promotori. Lo stesso Allan Wanger, ad esempio, si era convertito dall’ateismo. E almeno uno dei suoi studenti, Joseph Marino, è diventato perfino sacerdote.

La missione della Sindone

Piczek, l’artista (morto nel 2016), aveva parlato di una missione del Lenzuolo che avvolse il corpo di Cristo. «La Sindone sembra avere una grande missione pastorale, causando molte inaspettate conversioni, specialmente tra i giovani».

Ormai convinto che la Sacra Sindone fosse autentica. Accetta doveva sapere quale fosse la vera istituzione fondata da Cristo. A questo lo spingeva spontaneamente la sua vocazione di studioso. Che lo porterà a immergersi questa volta negli studi di teologia e di storia della Chiesa. Quando comincia a accostarsi ai Padri della Chiesa si rende conto di aver trovato le risposte che andava cercando. E confessa di essere stato «felice di trovare Cristo nella Chiesa cattolica. Quando ho cominciato il mio studio non avevo intenzione di ritornarci, ma è lì che mi ha condotto il mio processo di ricerca della verità». Non è un caso, «non è una coincidenza», tiene a sottolineare, che la Sindone sia come stata affidata in custodia alla Chiesa Cattolica.

Un centro per raccontare la storia della Sindone

La Sindone che lo aveva riportato a casa, a quella Chiesa Cattolica abbandonata negli anni universitari, diventerà per lui una ragione di vita. Al punto da spingerlo a creare, nel 1996, il Shroud Center of Southern California: un centro di studi dedicato alla promozione del Sacro Sudario, dove i volontari raccontano ai visitatori la storia della Sindone, così come la scienza e la ricerca che stanno dietro al Lenzuolo. E non manca chi si è sciolto in lacrime dopo uno dei tour guidati personalmente da Accetta.

Uno di questi visitatori, di nome Stephen Shehyn, spiega di essersi sentito come «alla presenza di Nostro Signore, facendo esperienza sia della sua umanità che della sua divinità». Al tempo Shehyn era tornato da poco cattolico e la sua fede, sottolinea, è stata fortemente confermata dal suo studio della Sindone che descrive come «il quinto Vangelo, che ci mette al confronto con la realtà della sofferenza, morte e resurrezione di Cristo». Dopo quella visita, tornerà per diventare un volontario del centro fondato da Accetta, aggiungendo che la sua fede non sarebbe scossa anche se venisse provato che la Sindone è un falso abilmente confezionato.

Nella fede i fatti contano, eccome se contano

Accetta, oggi 64enne, invita a non minimizzare, come fanno diversi cattolici che preferiscono una fede più esperienziale e personale, il peso dei fatti nella vita di fede. Non bisogna dimenticare, dice, che «la Resurrezione di Cristo è un fatto. Le prove della Resurrezione – inclusi i testimoni che avevano visto il Cristo risorto – erano importanti per i primi cristiani».

Non mancano del resto, spiega, i non cattolici profondamente affascinati dal mistero della Sindone. Infine questo medico convertito dall’agnosticismo alla fede cattolica incoraggia «i cattolici, specialmente i sacerdoti, ad accostarsi a questa Sindone con una mente aperta e un cuore amorevole. Lasciate che il Sudario di Gesù vi aiuti a conoscere e a amare sempre più Gesù e il suo Mistero pasquale».

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