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Un’agenzia funebre cattolica per bambini nati senza vita

La Sepultura de María Puerta del Paraíso en Madrid

Cortesía de Helena Acín

Patricia Navas - pubblicato il 09/11/22

Intervista a Helena Acín, iniziatrice di un servizio integrale di accompagnamento ai genitori che perdono un figlio in gestazione

Vivere la morte di un essere umano in gestazione come una via verso il cielo è quello che offre una nuova agenzia funebre cattolica di Madrid (Spagna). La fondatrice, Helena Acín, spiega ad Aleteia il suo operato.

Come siete riusciti ad avviare questo servizio funebre per i bambini?

Dei genitori ci hanno chiamato perché la figlia era morta a 9 settimane di gestazione, e volevano seppellirla ma non sapevano come fare.

Per noi era la prima volta che ci chiamavano delle persone con una figlia morta in fase di gestazione, e abbiamo imparato con loro.

All’inizio abbiamo cercato di seguire la procedura che adottiamo con gli adulti, ma ci siamo trovati di fronte a cose sorprendenti che ci hanno aiutato a farci carico della difficile situazione che vivono questi genitori.

In Spagna a livello sanitario questi bambini vengono considerati “resti umani”.

Nel registro civile non si può iscrivere un bambino nato senza vita. Si può fare a partire dalla 26ma settimana, ma in un libro che si chiama “Fascicolo delle creature abortive”. Solo ascoltare questa definizione smuove le viscere…

I genitori hanno difficoltà a poter formulare la perdita di un figlio intorno a sé. Gli amici non possono accompagnarli perché spesso la gravidanza non era ancora stata annunciata.

María puerta del paraíso è nato per accompagnare i genitori che vogliono seppellire il proprio figlio.

Abbiamo adattato ogni cosa perché i genitori potessero accompagnare con tutto l’affetto il proprio figlio in questo passaggio e affidarlo alle mani del Padre.

Andiamo all’ospedale, prendiamo il bambino, lo avvolgiamo in un telo, lo mettiamo in una cassa di legno molto semplice.

Accompagniamo i genitori nella consolazione e nella speranza, e li invitiamo a dare un nome al loro bambino e a trascorrere del tempo con lui prima di congedarsi.

Diamo loro un piccolo quaderno per vegliare il figlio, se vogliono anche a casa con una preghiera ispirata al Natale.

Lo seppelliamo. Abbiamo acquistato una sepoltura specifica per questi bambini in un cimitero di Madrid. Lì possono ricordarli e andare a pregare.

Sepultura de María puerta del Paraíso

Si tratta di un servizio funebre molto specifico, vero?

Il sistema funerario è predisposto per adulti, e in alcuni casi per bambini, ma non per accogliere questa realtà.

Non ci sono bare di queste dimensioni, le sepolture sono per adulti, le macchine funebri sono immense…

È come se si cercassero abiti per il proprio bambino di pochi mesi e si trovassero solo per bambini di un anno. È tutto un po’ sproporzionato.

Abbiamo adattato tutto alla realtà di bambini così piccoli.

Deve risultare difficile per i genitori…

Per i genitori, la perdita di un figlio è uno choc enorme, molto doloroso. E a questo si aggiunge il fatto che l’ambiente circostante non riconosce la maternità e la paternità.

I genitori dicono “È mio figlio, voglio seppellirlo!”, ma la risposta che trovano è “Perché? È un resto umano”.

E se vogliono dare il loro cognome al figlio e che emerga dal registro civile, si trovano davanti al fatto di non averne il diritto.

Quando un figlio muore prima della nascita, è un momento difficile in cui c’è bisogno di accoglienza e accompagnamento, e quello che si trova è invece un territorio ostile.

Molti genitori hanno però iniziato un cammino perché si riconosca questa realtà.

Il 15 ottobre è stata celebrata la giornata internazionale della morte gestazionale e perinatale, promossa soprattutto da padri e madri che sono passati per questa esperienza. Solo in Spagna ci sono stati più di 100 eventi.

Si tratta di riconoscerli come qualsiasi figlio. È necessario il riconoscimento istituzionale e sociale.

In un caso del genere, i genitori non possono seppellire il figlio per conto loro?

In Spagna, quando un bambino nasce in ospedale serve un’agenzia funebre per poter prendere il corpo e poterlo seppellire o cremare.

È stato molto difficile avviare l’attività di questa impresa funebre?

Sono serviti molti passi. L’agenzia è nata nel 2019.

Mi sono sentita chiamata a offrire questa luce di speranza, e per me è stato come realizzare un master pratico su come creare un’agenzia funebre. Ho percorso questo cammino con l’aiuto di molte persone.

Esisteva già qualcosa di simile o è un servizio nuovo?

Questo servizio non è stato progettato con uno studio di mercato. È nato come risposta a una necessità. Ho ricevuto una richiesta dai genitori e ho voluto aiutarli.

E in questo periodo non ho trovato niente di simile, e per quello che ne so non esiste altro.

Se chiami un’agenzia funebre farà il servizio, ma è difficile che sia adattato alla realtà di un bambino così piccolo e che includa l’accompagnamento dei genitori per accogliere il figlio e consegnarlo alle mani del Padre, con gesti semplici ispirati alla liturgia.

A un certo punto qualcuno mi ha proposto di realizzare solo il servizio spirituale, di accompagnare i genitori e basta, ma prestando il servizio funebre si incarnano la speranza e la spiritualità che si offrono.

Che spiritualità vivete in quei momenti insieme?

È tutto ispirato al Natale. Neanche questo è qualcosa a cui sono arrivata come conclusione intellettuale, è venuto anch’esso dall’alto.

Perché quando ho accompagnato i primi genitori, Juan e Cristina, il 16 luglio 2020, dopo aver seppellito la loro bambina, sono andata in una chiesa in cui operano le Piccole Sorelle dell’Agnello per la celebrazione della festa della Madonna del Carmelo.

Le religiose non sapevano che avevo appena vissuto un’esperienza di questo tipo, e come parte della liturgia è stato intonato un canto di Natale che diceva:

“Nelle fenditure della roccia ho trovato l’amore della mia anima, un bambino neonato come sepolto in un sepolcro vergine. Il suo volto irradiava la divina tenerezza del Padre”.

Era proprio quello che avevamo appena vissuto. Avevamo seppellito la bambina in una tomba nuova che aveva la famiglia.

L’appello ai genitori è a vivere la nascita del figlio al cielo come Maria e Giuseppe hanno vissuto la nascita di Gesù: dal primo momento sapevano che quel figlio non era propriamente loro, ma Figlio del Padre, chiamato a una vita di intimità con Dio.

Per questo, in molte icone di Natale il Bambino Gesù viene presentato fasciato in una mangiatoia che assomiglia a un feretro.

E con i riti e la liturgia trasmettete questa spiritualità?

A volte ci sono chiese coperte di gesso, e quando viene tolto per restaurarle si scoprono dipinti meravigliosi.

Con la liturgia, con la Parola, accade qualcosa di simile: si svela un mistero di quello che sta accadendo.

Quando i genitori depongono il figlio in una tomba o in un’urna (se viene cremato), non è solo un gesto esteriore fisico, ma ha il senso di consegnarlo nelle mani del Padre.

Tutti i genitori sono chiamati ad accompagnare i propri figli nel loro cammino verso Dio, ma in questi genitori è evidente perché il loro figlio è già andato al Padre.

La loro pasqua è riconoscere questo passaggio e accompagnare questa vocazione unica del figlio con la certezza che già contempla il Suo volto.

Questi genitori che perdono un figlio vivono in pienezza la loro vocazione di genitori. Essere genitore è accogliere il figlio senza possederlo, accompagnandolo nella sua vocazione, che sorprenderà sempre.

Come aiutate i genitori a prendere coscienza di questa vocazione?

In primo luogo con la preghiera, perché è Dio ad agire. E invoco in modo particolare Maria e San Giuseppe.

Con la nostra presenza, con gesti e parole molto semplici ispirati alla liturgia, cerchiamo di accompagnare i genitori e il loro bambino.

A quelli che lo desiderano, proponiamo di vegliare il proprio figlio in casa e li invitiamo a pregare in famiglia.

Per favorirlo, abbiamo preparato un piccolo quaderno di preghiera, ispirato all’ottava di Natale.

Per quanto possibile, invitiamo a celebrare una Messa con il corpo presente e al cimitero viviamo il rituale delle esequie.

Anche come Chiesa, dobbiamo compiere dei passi per accogliere meglio questi bambini e i loro genitori.

Non esiste un rituale specifico per i bambini che muoiono nel grembo materno. Ne esiste uno per i bambini non battezzati, ma non si adatta totalmente.

Questa agenzia funebre è solo per i cattolici?

È un servizio funebre cattolico che viene offerto a credenti e non credenti. Intellettualmente si può dire “Non credo”, o rifiutare la Chiesa, ma quando si è testimoni della bellezza e della tenerezza che si trasmettono, questo arriva al cuore e si apre uno spiraglio di luce, succede qualcosa.

E se l’esperienza si vive in un altro modo non è così?

Nella liturgia si offrono parole bellissime, ad esempio “Tu sei il mio figlio amato”, e si invita alla contemplazione sostenendo quello che vivono i genitori.

Questo non contraddice ciò che vivono, non è discordante. Nella liturgia c’è spazio per esprimere il dolore, la gioia, l’ira, angoscia; si esprimono a parole.

Ed è importante che ci sia tempo per questo, che si accolga, che si gridi contro qualcuno, che può essere Dio o la persona che ci sta accompagnando. E che si sperimenti la tenerezza.

Altrimenti, tutto resta dentro, perché socialmente non si è autorizzati a formularlo.

“Dimentica, esci dall’ospedale, vivi…” si dice alle persone che affrontano la morte di un figlio, ma un genitore se lo porta sempre dentro.

E se non si vive o non se ne parla, c’è il rischio che il rapporto con il partner si indebolisca. L’esperienza dei genitori è che quando si vive tutto questo insieme il rapporto di coppia ne esce rafforzato.

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