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Cosa vedono i bambini malati di cancro prima di morire

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Gentileza

Jesús V. Picón - pubblicato il 05/10/22

Susana Troyo ha raccolto testimonianze evangelizzatrici di ciò che accade qualche secondo prima che muoia un bambino con il cancro

Susana Troyo Rodríguez è nata a Città del Messico e attualmente vive a Mérida, Yucatán. È laureata in Educazione e ha studiato Tanatologia partendo dal suo lavoro pluriennale in ospedale con i bambini malati di cancro.

È stata testimone di grandi miracoli in mezzo alla sofferenza dei bambini che soffrono di questa malattia negli ospedali pubblici messicani, e ha sofferto per la carenza di farmaci e risorse per salvare la vita di questi piccoli.

La cosa più incredibile è che ha potuto vedere come se ne vanno i bambini, con l’aiuto di Dio e della Madonna, che prendono su di Sé la loro sofferenza.

Susana è anche autrice del libro«El camino de los ángeles», in cui racconta le sue esperienze all’interno degli ospedali nel reparto di oncologia infantile.

Nel testo descrive quello che i bambini iniziano a sentire e vedere prima di perdere la vita. Molti sono morti tra le sue braccia, e ha potuto vedere come la loro vita si spegneva come una candela e in pace.

Com’è arrivata a scrivere un libro come El camino de los ángeles, così pieno di testimonianze?

In realtà il libro è nato qualche anno fa. Ho dato vita all’associazione Sueños de Ángel perché dicevo: “Si stanno già coprendo l’aspetto medico e quello educativo, ma manca molto, manca l’aspetto spirituale, manca il sostegno familiare e psicologico quando i bambini devono superare la perdita di una gamba, di un braccio o degli occhi”.

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Volontari di “Sueños de ángel”.

Nuovamente ispirata da Dio ho detto: “Bisogna creare un’associazione che copra tutte queste necessità”.

Il nome è molto simile a quello del libro, Sueños de Ángel, perché questi bambini hanno sogni, hanno speranze. Ci trasmettono tanto amore per la vita, e per me quelli che sono vivi e quelli che sono già tra le braccia della Santissima Vergine sono degli angeli.

Stare con loro è un’opportunità enorme. Mi hanno avvicinata a Dio. Mi hanno insegnato che c’è un luogo meraviglioso, perché alcuni di loro sono morti tra le mie braccia e mi descrivevano il loro angelo.

Mi dicevano: “Guarda, Susi, è qui, è un angioletto”. Una bambina, per esempio, si chiamava María de los Ángeles. È morta il giorno degli Angeli Custodi, e quello stesso giorno è nata la sua sorellina.

La mamma era nel reparto maternità, è riuscita a congedarsi da lei e mi ha detto: “So perché le ho messo quel nome: era un angelo”.

Sono ormai 36 anni che Susana vive ascoltando queste storie, ma è stato un amico, un sacerdote del Monastero di Uayamón che ha cambiato la vita di molte persone, a incoraggiarla a scrivere il libro.

Malata di cancro e senza speranza

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Susana Troyo.

Sono arrivata qui perché ho avuto il cancro. Stavo a contatto con i bambini da molti anni, e loro mi hanno insegnato a non avere paura, a capire che è un processo della vita e che se dovevo andarmene doveva essere così.

Sono andata a chiedere al sacerdote di pregare per la mia famiglia. Se me ne fossi andata, volevo che pregasse per loro.

In quei momenti mi ha chiesto cosa mi rendeva felice nella vita e ho risposto: “Padre, mi rende molto felice stare con i bambini”.

Questa è la mia gioia, mi hanno insegnato la bellezza di una conchiglia in mare, di un fiore… I bambini mi hanno insegnato a godere delle cose più semplici.

Le agende

Gli ho detto che mi dava molta tristezza dover gettare le agende in cui avevo scritto “Oggi è morta María de los Ángeles” e l’agenda riportava “Festa degli Angeli Custodi”; “Oggi Fátima è morta chiedendo alla mamma di non smettere di far visita ai suoi amichetti”, e sull’agenda si leggeva che quel giorno era la festa della Madonna di Fatima…

Ho iniziato a scoprire nelle mie agende cose meravigliose che pensavo fossero normali perché i bambini raccontavano solo a me quelle cose e io le annotavo.

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Ho chiesto allora al sacerdote: “Posso raccontarle una delle storie?” Mi ha detto di sì, e mentre parlavo si stringeva il petto e mi chiedeva di raccontargliene ancora.

Non morirai”

Raccontavo perché sono storie che non sono mie e che ti arrivano all’anima. Il sacerdote allora mi ha detto: “Non morirai”. In quel momento avevo un tumore al colon, e i medici non mi davano speranze. Da nove anni. Il sacerdote mi ha detto: “No, non puoi andartene, devi condividere queste storie perché il libro arrivi alle persone a cui deve arrivare”.

Gli ho risposto: “Padre, nessuno mi crederà. Non crederanno che un bambino abbia visto il cielo”. Ci sono state cose molto belle: la bambina che ha visto la Madonna e l’ha chiamata ‘la Bella Signora’… Cose splendide che non avevo il coraggio di condividere. Per molti anni le ho tenute per me.

Com’è l’ambiente che precede la morte? Come potrebbe descriverlo?

Con María de los Ángeles non vedevo l’angelo che vedeva lei, ma si sentiva la presenza di qualcosa di grande.

Juanito: “Sono già stato in cielo ma sono tornato”

La mamma di un bambino, Fernandito,mi ha detto che la dottoressa l’aveva avvisata che poteva andarsene da un momento all’altro. Fernandito è entrato in coma e l’hanno portato in ospedale, dov’è rimasto due giorni. La mamma, che era single, era molto triste, molto angosciata, e ricordo che le ho detto: “Vai a riposarti, resto io accanto a lui”.

Anche se sono in coma, parlo loro dicendo che in cielo c’è un luogo meraviglioso.

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In quel momento è arrivato Juanito e mi ha detto: “Posso congedarmi dal mio amico?” Gli ho risposto “Certo”. E Juanito gli ha detto: “Non avere paura, Fernandito, in Cielo ti stanno aspettando.

Io ci sono già stato, ma sono tornato perché scriverò delle canzoni. Le sto già scrivendo e te ne canterò una”. E si è messo a cantare una canzone che non si può pensare sia stata scritta da un bambino.

E gli ha detto: “Il cielo è divino, ci sono fontane d’oro. Quando ci sono stato io ho visto un signore molto buono e mi ha dato una palla d’oro, ho giocato con Elia, il cielo è divino!” Elia era un bambino che era già morto.

Juanito è venuto a dare al suo amico indicazioni per andarsene. Mi sono chiesta: Perché Fernandito non se ne va? Mi sono allora avvicinata alla mamma e le ho detto: “Cosa ti ha detto Fernandito? Qual è stata l’ultima cosa che ti ha detto?” “Mi ha detto: ‘Mamma, non posso lasciarti sola’”.

Allora mi sono avvicinata e gli ho fatto una promessa che ho cercato di mantenere. Gli ho detto: “Fernandito, mamma non sarà sola, mi prenderò cura di lei, te lo prometto”. E ricordo di aver detto alla mamma: “Andiamo a casa a prendere i vestiti che gli piacciono di più”.

Lungo la strada le ho detto: “Non stupirti se quando arriviamo se ne sarà già andato. Gli ho detto che avrò cura di te”.

Abbiamo preso il suo berretto dell’Uomo Ragno e i suoi vestiti preferiti, ha squillato il telefono, lei ha risposto e le hanno dato la notizia. La presenza di Dio e la forza di queste mamme è molto grande.

Il caso di una famiglia atea

Nel libro è descritto anche il caso di una famiglia atea. La bambina è rimasta in coma fino all’arrivo di un sacerdote e ha convertito i suoi perché prima di morire mi ha detto di aver sognato Gesù, che aveva un vestito bianco che brillava e che Gesù le aveva detto di non avere paura perché stava andando a prenderla.

La dottoressa mi diceva: “Non è possibile che sia ancora in coma, è già durato moltissimo”. Poi è arrivato il sacerdote e i genitori gli hanno chiesto di battezzarli, che volevano essere cattolici perché sua figlia aveva detto loro di aver sognato Gesù.

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Puoi immagine quanto io sia privilegiata per il fatto di stare con quei bambini. Mi hanno donato così tanti insegnamenti che non posso dubitare della presenza di Dio.

Avrà notato la nobiltà d’animo di questi bambini…

Certo. Ricordo un bambino molto allegro. Gli avevano amputato una gamba e non si è mai lamentato. Lui e la sua migliore amica sono già in cielo, ci è entrato con la stampella a 15 anni.

Ricordo che il dottore mi ha detto che quando la fine si avvicina è meglio che siano a casa circondati dalla famiglia, dai fratellini.

I genitori sono venuti a raccontarci che quel giorno Adrián si era svegliato e aveva detto:

“Mamma, ho sognato una signora molto bella che mi ha fatto vedere dove andrò. È un luogo meraviglioso, e io riavrò la mia gamba”.

“Credo però che non sappia che non cammino. Puoi prendermi in braccio e portarmi in quel posto? Ci andrò giovedì alle 12”.

La mamma ha pensato che avesse fatto un bel sogno e lo ha raccontato agli oncologi e a noi.

Sono trascorsi cinque giorni, il giovedì si è svegliato e ha detto: “Mamma, per favore, lavami presto”. Mentre lo stava lavando le ha detto: “Mi puoi mettere il vestito della Prima Comunione”.

Insisteva talmente che la mamma gliel’ha messo ed è andata a cucinare e a svolgere gli altri compiti domestici. Alle 12 e qualche minuto, Adriancito se n’era già andato con un sorriso.

Quanto è incredibile il modo in cui Dio tratta i bambini!

Ricordo che Juanito, quello che scriveva le canzoni, ha detto alla mamma: “Non spaventarti, morirò come Gesù”.

È stato ricoverato tre mesi e se ne è andato praticamente “crocifisso”, perché aveva la flebo nella mano destra e la mano era sostenuta da una tavoletta, e anche l’altro braccio era teso.

Il sacerdote ha detto una cosa giusta: “Questo libro non è per tutti”. Tutti possono dire che sono pazza, ma conosco la mia responsabilità nei confronti di Dio.

Quali ostacoli ha incontrato?

I primi problemi sono arrivati quando ho detto che i bambini avevano bisogno di un programma educativo, che non avevano perso solo la salute e la famiglia. All’epoca venivano da Chiapas, Campeche, Quintana Roo, Belice. Non era giusto che non ricevessero un’istruzione.

Andavo alla Segreteria per l’Educazione e mi hanno mandata via mille volte chiedendomi perché volevo qualcosa per bambini che dovevano morire.

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Quando una cosa è di Dio, però, le porte si aprono. Con molta difficoltà, siamo riusciti a realizzare il primo programma educativo per i bambini.

Come c’è gente generosa, c’è anche il Governo che ha smesso di pagare per la chemioterapia, e come associazione ti posso dimostrare che stiamo comprando i farmaci in Canada.

Azioni soprannaturali, anime maltrattate e anime del Purgatorio

So che ha avuto contatti con bambini malati di cancro che sono stati maltrattati. Quale contrasto nota tra ciò che vedono prima di morire queste anime e quello che vede l’anima di un bambino che non ha subìto maltrattamenti?

È così diverso che posso dire “la luce”. La cosa più bella è quando il bambino ti dice di aver visto la Bella Signora e afferma che si prendeva cura di lui. È come entrare in un angolo di paradiso con i bambini. Non ricordo alcun bambino che, nonostante il dolore o la paura del trattamento, si sia lamentato di Dio.

In un’anima maltrattata c’è tanta tristezza. Nel suo sguardo c’è la paura. Ora c’è una persona che non hai idea dei graffi… Come vengono, gli perforano la pelle. C’è stato anche un caso di un bambino a cui voglio moltissimo bene, che fa già parte della mia famiglia. L’hanno avuto in monastero e gli hanno detto:

“Toglietegli i vestiti e lo mettiano a dormire, dobbiamo pregare”. E hanno visto le croci invertite sulla sua schiena. Non è un film, ma è la cosa più simile all’esorcismo.

Ma accadono anche cose splendide. La Vergine e Dio hanno permesso che si manifestino delle anime del Purgatorio che ci dicono il loro nome e la data in cui sono morte.

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Sono stato infermiere in una clinica abortiva”

È arrivato un infermiere che ha detto: “Sono XY, sono morto l’anno tale ed ero infermiere nella clinica abortiva che si trova nel luogo X, per favore, fate dire delle Messe per me”.

Abbiamo allora chiesto di indagare per sapere chi fosse, e ci hanno detto: “Questa persona è morta. Era infermiere, è morta in questo anno e ha lavorato in questo luogo”. La Madonna ci sta permettendo di vivere queste cose.

Di fronte a tutto questo, ha capito che non dobbiamo avere paura della morte?

Certamente. Poco tempo fa dicevo a uno dei sacerdoti: “Come vorrei essere già in quel luogo, ma capisca anche che non me lo sono guadagnato. Il Purgatorio si fa anche qui sulla Terra”.

Quando vedo soffrire una persona anziana, so che andrà in cielo. E quando è un bambino, è perché quel bambino sta offrendo il proprio dolore per la sua famiglia, perché già dal cielo ha fattto un patto con Dio di purificare la sua famiglia.

Ho capito che questi bambini vengono per purificare”

Ogni famiglia ha una storia, e ormai ho capito che questi bambini vengono per purificare, perché ho visto famiglie che sono guarite e che si sono unite attraverso il dolore. Come le persone che stanno vivendo qualche possessione uniscono le famiglie.

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La morte dei bambini diventa una benedizione per la famiglia?

Sì. A volte ci rivediamo o ci sentiamo, e questi bambini riescono a unire le loro famiglie.

Un bambino diceva: “Offro il mio dolore per la conversione di mio fratello, perché esca dal mondo delle droghe”.

Non bisogna temere la morte, siamo solo di passaggio. Se capissimo che quel luogo è così meraviglioso, sarebbe tutt’altra cosa.

Come descriveresti in tre parole quello che vedono i bambini prima di morire?

Vedono la promessa mantenuta. Più che quello che vedono, però, è quello che sentono, provano molta pace. C’è la storia di un bambino che ha ricevuto gli oli santi e quando siamo arrivati con il sacerdte per fare la Prima Comunione stava morendo.

Gli ho preso la mano, e nel momento in cui ha ricevuto Gesù, con una gocciolina che gli è caduta in bocca mi ha stretto la mano.

Credo che in quei momenti sanno dove stanno andando e non c’è più paura. A differenza degli adulti, il bambino si scioglie, si abbandona.

Sento che se ne vanno così, con la fiducia di quando Gesù, la Madonna o l’angelo dice loro “Vieni”. E vanno senza timore.

Non è morte, è rinascere alla promessa che Egli ci ha fatto.

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La preghiera li calma?

Arriva molta pace soprattutto con la Coroncina della Misericordia. Il dolore c’è, ma l’espressione del volto cambia e arriva la pace.

La preghiera aiuta sicuramente tutti noi che stiamo lì, e in particolare i bambini. Una volta una bambina era in terapia intensiva e mi diceva: “Sentili, il coro degli angeli è qui”. Ovviamente non l’ho sentito, e in un attimo è andata in cielo.

In quei momenti, la preghiera è un balsamo d’amore e di pace. A volte siamo così nervosi che ci dimentichiamo di pregare.

I medici e gli infermieri rimangono colpiti?

Sicuramente. Nel libro l’oncologo parla dell’impotenza che prova quando vede un bambino che sta per sconfiggere il cancro e dal nulla salta fuori una complicazione, un’infezione, e se ne va.

Abbiamo pianto insieme, hanno un grande spessore umano.

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