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Desiree: dopo l’aborto è stato l’inferno, portavo fiori sulle tombe degli altri bimbi

DESIREE,

IAMU | YouTube

Silvia Lucchetti - pubblicato il 17/09/22

Le polemiche elettorali sull'aborto rischiano di restare pura demagogia e di far dimenticare che abortire è un dramma di lacrime e sangue per il quale ogni donna ha diritto di soffrire e di essere accolta e sostenuta

Dopo l’entrata in vigore del decreto che prevede che i medici ungheresi debbano presentare alle donne che vogliono l’aborto la prova “chiaramente identificabile delle funzioni vitali del feto”, anche in Italia si sono accessi i toni e scatenate le polemiche.

La dichiarazione di Elisabetta Piccolotti di Sinistra Italiana

La candidata di Sinistra Italiana Elisabetta Piccolotti, ha dichiarato in una conferenza stampa alla Camera che «abbiamo segnalazioni da parte di donne che volevano interrompere la gravidanza e da diverse associazioni femministe che in Umbria sta già accadendo quello che accade in Ungheria dove da oggi le donne che intendono interrompere la gravidanza saranno costrette ad ascoltare il battito del feto» (Avvenire).

La risposta della Regione Umbria

L’assessorato alla Salute della Regione Umbria ha risposto: «Sarebbe opportuno che coloro che hanno portato all’attenzione questi gravi fatti li circostanziassero. In nessuna Azienda sanitaria o ospedaliera della Regione Umbria risulta che le donne che chiedono l’interruzione di gravidanza siano costrette ad ascoltare il battito del feto» (Ibidem).

Le polemiche elettorali sull’aborto? pura demagogia

Spesso le polemiche, soprattutto durante la campagna elettorale, rischiano di diventare pura demagogia e di essere ancor più scollegate dalla realtà e dalle esperienze fatte di carne e sangue delle donne che hanno vissuto il dramma dell’aborto volontario. Che è e resta una tragedia sempre, e per il quale ogni donna ha diritto di soffrire e di essere accolta e sostenuta.

Desiree: l’aborto volontario e poi la nascita di Gabriele

Per questo oggi vi raccontiamo la storia di Desiree, preferiamo lasciare parlare i suoi occhi che tanto hanno patito e sofferto. Ma come ho letto pochi giorni fa sulla pagina Instagram di una mia amica:

Senza ferite, alla fine, odo solo l’eco di me stesso.

Byun-Chul Han

“Sono incinta”, “devi abortire”

Nella vita di Desiree c’è un giorno che l’ha segnata indelebilmente. In quella data tutti i suoi sogni e le sue speranze si sono schiantate e sono morte, almeno in parte. Il 25 novembre 2014. Aveva 33 anni e aveva scoperto ad ottobre di essere incinta. Quando lo confida al compagno, sicuramente in preda all’emozione, scopre che non vuole che lei porti avanti la gravidanza. Come se si trattasse di annullare un viaggio vacanza. Le chiede senza girarci intorno di abortire. Quel bambino, il loro bambino, lui non lo vuole.

Mettiamoci nei panni di Desiree invece che giudicarla. E’ incinta, è felice ma certamente spaventata, corre a dirlo all’uomo che ama per trovare conforto, per gioirne, per avere rassicurazioni e cosa trova dall’altra parte? “devi abortire”.

Non ti vuole bene un fidanzato o un marito che ti dice o me o il bambino, perché un figlio è una parte di noi – afferma Desiree nella video testimonianza.

L’indecisione e l’incontro con il Centro Aiuto alla Vita

Lei sceglie inizialmente di portare avanti la gravidanza da sola, in fondo un lavoro ce l’ha, può farcela, ma dentro si sente “divisa fra due cuori”. L’indecisione le attanaglia la mente. Conosce il Centro Aiuto alla Vita di Reggio Calabria ed è un incontro che inizialmente la rassicura: gli operatori del CAV le offrono ascolto e sostegno e le propongono un piano concreto di aiuto.

Desiree: avevo paura e ho abortito

Ma purtroppo Desiree il 25 novembre si presenta in ospedale. Non ha stracciato il certificato dell’interruzione e va all’appuntamento per abortire. Chissà quanti e quali pensieri le avranno attraversato il cuore in quei momenti. Paura, confusione, rabbia, incertezza, senso di inadeguatezza, solitudine.

(…) avevo paura, forse non mi sono fidata totalmente all’epoca (del Cav NdR).

“Pensavo di fare la scelta migliore”

Anche quella mattina è in preda all’indecisione, pensa di voler andare via, ma poi sceglie di restare e di sottoporsi all’operazione.

Ho dovuto lasciare il cuore e ragionare con la testa, pensavo di fare la scelta migliore a non far nascere quel bambino.

L’inizio dell’inferno

Desiree si sottopone all’aborto ed iniziano per lei “quattro mesi di inferno”:

(…) ho iniziato a piangere tutti i giorni per una cosa che sapevo benissimo che non sarebbe più ritornata. Sono arrivata al punto che andavo nei cimiteri a trovare bare di bambino dove poter mettere un fiore. A urlare per casa, da star male da impazzire. Il senso di colpa era più forte di me.

L’aborto è un lutto che ti porti sempre dentro

Come spesso mi hanno raccontato le donne che hanno abortito, dopo l’interruzione ci si accorge che invece di aver “chiuso” una situazione, se ne è aperta un’altra milioni di volte più grande e dolorosa. A cui nessuno le aveva preparate.

(…) nessuno capisce che abortire per una donna è un lutto, e che affrontare il dopo da sola ti uccide dentro, è una cosa che ti porterai sempre dentro (…) ad ogni data ti ricordi quando sarebbe nato (…)

Il dolore e… la scoperta di aspettare Gabriele

Desiree è in preda al senso di colpa, alla disperazione e alla vergogna. Vive il periodo più nero della sua vita. Ma… un dono inaspettato giunge a ridonarle il sorriso.

(…) i primi di maggio scopro di essere incinta nuovamente. (…) Gabriele nasce l’8 gennaio e a distanza di un anno quando sono entrata in sala operatoria a farmi la visita anestesiologica per lui, io sono scoppiata a piangere a vedere quella poltrona dove era successo quello che era successo.

Il senso di colpa

Il dolore taglia ancora la gola e le gonfia le pupille di pianto. Mentre parla stringe a sé il figlio neonato, lo consola, lo bacia.

Anche se non urlo e piango più come prima mi sento comunque in colpa perché ho privato a quel bambino di nascere

Rivolgetevi ai Centro Aiuto alla Vita

E poi un messaggio a tutte le donne:

Non è facile oggi come oggi scegliere di portare avanti una gravidanza essendo sole, senza un lavoro, senza la famiglia di origine alle spalle. Il padre non c’è stato, non c’è (…) mio figlio crescerà ugualmente. Però ho incontrato queste persone (volontari CAV Reggio Calabria NdR) che mi hanno dato tutto ciò di cui avevo bisogno: protezione, affetto, coraggio e soprattutto la cosa più importante, il valore della vita. (…) perciò chiedo a tutti di valutare bene prima di fare l’esperienza dell’aborto e di rivolgersi a queste persone che sono degli angeli in tutto e per tutto, veramente.

Tags:
abortocentro aiuto alla vitatrauma post abortoungheria
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