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Le Clarisse riportano in vita un monastero abbandonato

CLARISAS

Monasterio Clarisas de Orduña

Matilde Latorre - pubblicato il 18/05/22

Il luogo è stato chiuso 18 anni fa per mancanza di vocazioni, ma oggi le Clarisse sono tornate

Anche in quest’epoca in cui conventi e monasteri vengono chiusi, la Provvidenza non smette mai di agire. Il monstero di Santa Clara, nella città di Orduña, nel nord della Spagna, ha chiuso 18 anni fa per mancanza di vocazioni, ma oggi le Clarisse sono tornate.

La comunità consiste di cinque religiose giovani e una di 99 anni, tutte provenienti dal monastero di Belorado, vicino Burgos.

La storia di questo monastero risale al 1296. Le generazioni si sono susseguite, fino a quando, nel 2003, le nove religiose rimaste si sono trasferite al Convento de San Antonio di Vitoria, chiudendo il monastero di Orduña fino all’ottobre 2020.

Suor Myriam, una delle Clarisse della comunità, ha parlato con Aleteia: “Abbiamo trovato il monastero in buone condizioni. Un uomo di Orduña era incaricato di effettuare le pulizie e verificare il tetto… C’erano aree del monastero in condizioni che permettevano di viverci, e altre in cui c’erano cose da ricostruire”.

L’accoglienza della popolazione locale, dice la religiosa, è stata incredibile: “È una città dal profondo spirito religioso e con un grande amore per le suore di Santa Chiara, presenti qui da 422 anni”.

La prima Messa

Le prime settimane, come per qualsiasi famiglia che si trasferisce, sono state un misto di caos e allegria. Vedere tutta la città coinvolta e impegnata ad aiutare le religiose a preparare l’edificio in cui poter vivere è stato un segno inconfondibile della Provvidenza.

Senza elettricità, nel coro che funge da cappella con illuminazione e grazie a un generatore, il 28 ottobre 2020 il vescovo Juan Carlos Elizalde ha celebrato la prima Eucaristia nella nuova residenza.

Le Clarisse hanno ora bisogno di molte cose materiali per far sì che la comunità non debba nuovamente abbandonare il luogo.

Una cucina

A febbraio hanno finito di costruire la cucina. Fino a quel momento, avevano usato e adattato varie sale per fare dolci, un’attività iniziata in modo non pianificato su insistenza dei vicini.

Quando gli abitanti hannno scoperto che le suore si erano trasferite, bussavano alla porta ogni giorno per chiedere se stavano preparando dei dolci. È stata una sorpresa, ma le religiose hanno acconsentito.

Hanno poi deciso di improvvisare una piccola cucina dopo aver ottenuto le licenze sanitarie e industriali. Grazie al talento e al duro lavoro delle religiose, che realizzano i loro dolci in un ambiente pieno di preghiera e silenzio, ordini e vendite sono arrivati presto.

In pochi mesi, la cucina improvvisata è diventata troppo piccola, e a febbraio è stata inaugurata quella nuova.

Nonostante l’aiuto di tutta la città e dei giovani l’estate passata, c’è ancora molto da fare nel monastero, ed è un lavoro che le Clarisse non possono fare da sole, essendo molto caro.

La riparazione del tetto ha dovuto essere rimandata per mancanza di fondi, anche se è un lavoro prioritario, visto che nella zona in cui è situato il monastero piove molto spesso, e il tetto rischia di crollare. Ma Dio provvederà sicuramente.

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