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Prega san Giuseppe per trovare un marito… e alla fine entra in convento 

SIOSTRA ELŻBIETA WALIGÓRA

fot. archiwum prywatne

Suor Elżbieta Waligóra

Anna Gębalska-Berekets - pubblicato il 07/02/22

Una giovane polacca ha pregato con fervore san Giuseppe chiedendogli una cosa: trovare un buon marito e fondare una famiglia con tanti bambini. Il Patrono universale l’ha ascoltata, sì, ma in modo decisamente sorprendente.

Elżbieta Waligóra lavorava in un ristorante per senzatetto da cinque anni. Si rendeva conto ogni giorno di come la benevolenza, l’amore e il prendersi cura fossero per loro importanti quanto la zuppa che preparava. Mostrar loro col cuore quanto siano importanti agli occhi di Dio: ecco la sua vocazione, anche se da principio non era questo ciò che immaginava. L’abbiamo incontrata. 

Anna Gębalska-Berekets: Il principe azzurro non è arrivato, benché lei abbia recitato fedelmente la novena a san Giuseppe per tre anni! 

Elżbieta Waligóra: Ho pregato san Giuseppe per avere un bravo marito. Delle amiche, che facevano come me questa stessa preghiera, sono state esaudite e oggi sono tutte sposate. Era stata mia sorella Joanna a darmi l’idea di recitare questa novena: mi diceva che san Giuseppe è un intercessore efficace, in materia. Ecco che, però, malgrado le mie preghiere, all’orizzonte non è comparso nessuno. Nessun principe è arrivato – né in macchina né, tantomeno, a cavallo [risate]. Cominciavo anche ad essere un po’ impaziente, perché non riuscivo a immaginarmi se non moglie e madre. 

A. G.-W.: Eppure lei è stata esaudita… anche se in maniera piuttosto sorprendente… 

E. W.: Pregavo ardentemente di riuscire a incontrare il mio futuro marito, e sono andata a partecipare a delle giornate di ritiro spirituale dalle suore elisabettiane, l’ordine che sta in Via San Giuseppe a Wrocław (sud-ovest della Polonia). In capo a tre giorni, mentre lasciavo il convento per tornarmene a casa, sapevo che ci sarei tornata. San Giuseppe aveva infatti dei piani per la mia vita, e attraverso tutto quel tempo di attesa e di preghiera mi preparava a diventare una religiosa. Fino al giorno in cui ho sentito interiormente una voce che mi diceva: «Curerai i cuori della gente». 

SIOSTRA ELŻBIETA WALIGÓRA
Elżbieta Waligóra prima di diventare suora

A. G.-W.: Che cosa ha provato allora? 

E. W.: Già in convento, durante quel ritiro, avevo conosciuto momenti in cui si poneva questa domanda: che cosa significa veramente, per me, fondare una famiglia e avere figli? Oggi trovo delle risposte inattese che mi appagano. Certo, sono una donna: ho dei sentimenti e delle emozioni come tutte le donne. Certo ci sono dei momenti difficili come dei momenti felici… ma so che cosa mi ha guidata a diventare religiosa e che cosa continua a guidarmi. È il piano di Dio, non il mio. 

A. G.-W.: Non si è mai rivoltata contro il piano di Dio? 

E. W.: No, perché ho capito subito che san Giuseppe aveva risposto alla mia domanda mandandomi lo Sposo divino. Io ho detto sì, gli ho dato la mano. Si sa che Giuseppe era un uomo caloroso, lavoratore, giusto e responsabile. Ha saputo gestire momenti difficili tenendo Dio al primo posto nella propria vita. È stato lo stesso per me: per questo non ho conosciuto la rabbia… al contrario, sono grata a san Giuseppe di avermi aiutata a scoprire la mia vocazione. Ancora oggi, so che posso sempre contare su di lui. 

SIOSTRA ELŻBIETA WALIGÓRA

A. G.-W.: San Giuseppe è un intercessore efficace? 

E. W.: Assolutamente! Neanche mi ricordo più quante intenzioni gli ho affidato! Ce n’è però stata una molto particolare: avevamo bisogno di denaro in convento, per il riscaldamento della nostra stanza comune. Una delle suore mi ha detto: «Va’ a parlarne con Giuseppe». In cappella, me ne sono stata davanti alla sua statua spiegandogli che stavo andando a trovare la sua sposa, la vergine Maria, al santuario di Jasna Góra: per dire che non avevo molto tempo per parlare con lui. Quindi ho vuotato il sacco e gli ho detto che avevo bisogno di tanto denaro per la legna da ardere, e che dovevo trovare una soluzione. Quella sera stessa un tedesco è arrivato al monastero e ha lasciato una busta con una somma: era proprio quella che ci mancava. 

A. G.-W.: So che lei gli affida intenzioni diverse e che lui le risponde sempre… 

E. W.: Devo riconoscerlo: tormento costantemente san Giuseppe con le domande che mi trasmettono delle persone. Le scrivo su foglietti di carta che depongo sotto i suoi piedi. 

A. G.-W.: Da cinque anni lei lavora alla co-creazione di un ristorante per i senzatetto in un quartiere della città. 

E. W.: Sì, lavoro con dei volontari che mi aiutano nel mio lavoro quotidiano. Vedo quanto sia importante mostrare amore e interesse per tutte le persone senza fissa dimora. Un piatto di zuppa non è tanto importante quanto il riscaldamento del cuore, mostrare loro il proprio amore. Malgrado le difficoltà della loro vita, sono persone importanti agli occhi di Dio, ed è questo che cerchiamo di mostrare loro. E loro, del resto, ci ricambiano con la gratitudine, con parole buone. Spesso in quei momenti penso a madre Teresa, che amo molto. 

A. G.-W.: Perché? 

E. W.: Lei non guardava se uno era sporco o se puzzava. Prestava attenzione al fatto che Dio vive in ogni persona. La crisi dei senzatetto è talvolta causata dai drammi della vita. Esistono situazioni in cui le persone si rifugiano nell’alcool o in altre droghe: perdono l’amor proprio e diventano incapaci di rialzarsi. 

A. G.-W.: «Non cambiano solo loro, ma cambiano anche me, dall’interno». Queste sono parole che lei ha detto a proposito dei senzatetto di cui si prende cura. Quale storia l’ha più toccata, di recente? 

E. W.: Una volta sono stata toccata dalle parole di un senzatetto; è venuto a trovarmi e mi ha detto: 

Mia cara sorella, ho perduto la famiglia, la casa e il lavoro. I miei genitori sono morti, i miei fratelli e sorelle sono morti. Non ho nessuno al mondo. Bevo per dimenticare quanto fa male la vita. 

Quel giorno era sobrio. Da allora, non è più tornato. Sapevo che pregava Dio perché lo aiutasse a riprendersi. È quel che è successo: si è ripreso, ha trovato un lavoro e ha smesso di bere. La sua storia mi ha dato speranza, mi commuove e mi dà voglia di servire ancora di più le persone, aiutarle e amarle sempre di più. 

A. G.-W.: Quali sono i suoi consigli per imparare una simile fiducia in Dio nella vita quotidiana, insomma per camminare verso la santità? 

E. W.: Bisogna dare tutto a Dio, domandare l’intercessione di Maria e pregare il rosario. Una preghiera che fa miracoli. 

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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