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Myanmar: i rosari che salvano la vita

MYANMAR

Cortesía padre Johannes

Angeles Conde Mir - pubblicato il 02/02/22

Il Paese asiatico, in cui Papa Francesco si è recato nel 2017, soffre per una profonda crisi economica e politica, aggravatasi dopo il colpo di Stato di un anno fa

Dei 55 milioni di abitanti del Myanmar, solo l’1% è cattolico. Nonostante questo, la presenza della Chiesa allevia il dolore fisico e spirituale di migliaia di abitanti del Paese, cristiani, cattolici o meno.

Il Myanmar non è un Paese ricco, anzi. Prima della pandemia, 1 Birmano su 4 viveva al di sotto della soglia di povertà. Con l’arrivo del coronavirus, questa cifra è raddoppiata, e quindi la metà degli abitanti è povera. Il Paese è prevalentemente rurale, e c’è una grande economia sommersa. Con la pandemia, il lockdown e il distanziamento sociale, molte famiglie hanno visto drasticamente congelate le proprie entrate, perché i genitori avevano impieghi informali come un banchetto di cibo in strada.

Alla crisi economica endemica si aggiunge l’instabilità politica dopo il colpo di Stato che ha posto nuovamente al potere la Giunta Militare.

I Birmani hanno goduto di un decennio di relativa democrazia fino a quando il 1° febbraio 2021 la Giunta Militare, che aveva governato con pugno di ferro il Myanmar per cinque decenni, è tornata a controllare il Paese con la forza.

Da allora, molti organismi internazionali e anche la Chiesa cattolica, a cominciare dal Papa, hanno levato la propria voce per chiedere la fine della violenza e della repressione nei confronti dei cittadini che chiedono il ritorno alla democrazia. La risposta della Giunta Militare, tuttavia, si è estesa a molte altre persone che lottano semplicemente per sopravvivere.

Il cardinale di Yangon, monsignor Charles Bo, in alcune dichiarazioni ai media vaticani in occasione dell’anniversario del potere della Giunta, si è rivolto al popolo del Myanmar a nome dei vescovi: “Sentiamo il vostro dolore, la vostra sofferenza e la vostra fame, e comprendiamo la vostra delusione. Capiamo anche la resistenza che opponete”.

Il porporato ha anche lamentato che la popolazione sia sottoposta a “una prolungata Via Crucis”, e ha ricordato che “tutto il Myanmar è praticamente una zona di guerra”, sottolineando con dolore che dopo “un periodo iniziale di interesse, il Myanmar sembra essere scomparso dal radar mondiale”.

A non perdere mai l’interesse per le tragedie umane sono i vari ordini religiosi che operano nel Paese, come i Salesiani, le Missionarie della Carità, i religiosi di San Francesco Saverio o i Francescani, presenti nel Paese dal 2005. Sacerdoti, religiose e religiosi – locali e stranieri – sono sempre stati accanto al popolo, accompagnandolo nelle poche gioie e nelle tante pene.

Dio si serve di servi buoni e fedeli e delle loro idee, come un progetto semplice che sta permettendo a varie famiglie bisognose di mantenersi: la realizzazione di rosari.

L’iniziativa è di padre Johannes Unterberger, un francescano di origine austriaca giunto in Myanmar nel 2016.

Ecco i rosari:

In questo modo, dal 2019, varie famiglie molto povere o che non hanno lavoro possono avere una piccola fonte di reddito e mantenersi. E non si tratta solo di famiglie cattoliche. Padre Johannes ha insegnato a realizzare i rosari, e fornisce i grani e le corde. Con grande sforzo, il francescano è riuscito a far sì che i rosari si vendessero in Europa attraverso Missio Österreich, le Pontificie Opere Missionarie in Austria. 

Le famiglie, spesso formate da una dozzina di membri, riescono ad andare avanti grazie a questo progetto, che padre Johannes ha esteso a vari orfanotrofi del Paese, come quello di Myaung Taga, gestito dalle Francescane Missionarie di Maria.

Lì circa 50 orfani, quasi tutti bambine, contribuiscono al mantenimento del centro attraverso la realizzazione e la successiva vendita dei rosari. C’è poi l’orfanotrofio di Ton Zang, in cui vivono 35 bambini che grazie ai rosari possono mangiare due frutti al giorno e carne una volta a settimana, o quello di Kyaiklat, dove il progetto ha permesso ai bambini di avere abiti e scarpe adeguati, o ancora quello di St. Mary, vicino Yangon, dove i 160 bambini di cui le religiose si prendono cura vivono un po’ meglio grazie al confezionamento dei rosari, che come sottolinea padre Johannes non è in alcun modo lavoro minorile, ma un’attività ricreativa che i bambini svolgono nel tempo libero.

Con questi rosari, non solo i bambini e le loro famiglie ottengono un’entrata che può assicurare loro il pane quotidiano, ma chi li compra può pregare per loro e per tutto il popolo del Myanmar.

Con la situazione politica convulsa iniziata un anno fa, padre Johannes temeva che non si potesse portare avanti il progetto, ma grazie a Dio ci sono riusciti. La situazione di necessità del Myanmar è estrema e può sembrare che questa non sia un’azione sufficiente, ma basta ricordare una frase di Santa Teresa di Calcutta per trovare la risposta: “Quello che facciamo è soltanto una goccia nell’oceano. Ma se non ci fosse quella goccia all’oceano mancherebbe ”.

Per ulteriori informazioni, nepomuk_ofm@yahoo.de

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