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Stefania Łącka, la donna che battezzava i bambini condannati a morire ad Auschwitz

STEFANIA LACKA

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Sandra Ferrer - pubblicato il 25/01/22

Inizia il processo di beatificazione di una giovane polacca che si giocò la vita per salvare gli altri nel campo di concentramento nazista

I campi di concentramento sono stati un’autentica macchina di eliminazione. Milioni di ebrei, disabili e persone accusate di agire contro la Germania o semplicemente di non avere sufficiente sangue ariano per avere diritto di vivere vi vennero sterminati.

I cattolici, soprattutto in Polonia, subirono sulla propria pelle lo sterminio e lottarono per combatterlo, anche se in questo processo mettevano a rischio la propria vita. Sono tanti gli uomini e le donne elevati agli onori degli altari per essersi donati completamente agli altri e aver difeso la propria fede in quegli anni oscuri per la storia dell’Europa.

Pochi mesi fa, nell’agosto 2021, è stato avviato un nuovo processo di beatificazione che è servito a portare alla luce una delle tante storie non solo di eroismo, ma soprattutto di speranza nell’essere umano.

Stefania Łącka, come tante altre persone della sua epoca, non era nata per essere un’eroina. Era una donna semplice, appartenente a una famiglia contadina polacca, in cui genitori e figli collaboravano come una grande squadra.

Nata il 6 gennaio 1914, fin da piccola aveva nutrito una fede profonda, e nelle lunghe giornate nei campi trovava sempre un momento per rifugiarsi in chiesa e pregare.

In parrocchia, Stefania leggeva anche, perché il parroco del paese apriva le porte a chiunque volesse andare ad avvalersi della sua ampia biblioteca. 

Destinazione Auschwitz

Avida di conoscenza, la ragazza si impegnò molto negli studi, che però la guerra avrebbe troncato. Prima che le truppe tedesche occupassero la Polonia, Stefania Łącka ebbe il tempo di integrarsi attivamente in vari movimenti cattolici e di collaborare come editrice di una rivista religiosa, Nasz Spraw.

Dopo l’invasione nazista, la pubblicazione si vide costretta a chiudere, ma continuò a operare in modo clandestino. Era solo questione di tempo prima che Stefania venisse arrestata dalla Gestapo perché accusata di collaborare con i nemici della Germania.

Trasferita in prigione, Stefania Łącka venne atrocemente torturata, ma i Tedeschi non riuscirono a tirarle fuori i nomi dei compagni che non erano ancora stati arrestati. La ragazza mostrava una volontà di ferro, sopportando le aggressioni fisiche ed esortando gli altri prigionieri a non farsi vincere dalla follia dei loro aguzzini.

Il 27 aprile 1942, Stefania salì su un treno che l’avrebbe portata al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, dove non fu più Stefania Łącka, ma la prigioniera numero 6886.

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auschwitziter di beatificazionenazismo
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