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In cosa credono i pentecostali?

EVANGELICS

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Miguel Pastorino - pubblicato il 24/01/22

Anche se per un cattolico la domanda è sempre “In cosa credono gli altri?”, nel caso del pentecostalismo ciò che conta è come si sperimenta la fede più che come questa si formula

Un grande teologo pentecostale cileno, Juan Sepúlveda, ha scritto nel 1998: “Dal punto di vista pentecostale, il criterio della verità, quello che ha senso, non è ciò che è perfettamente intelligibile a livello razionale, ma quello che riesce a mobilitare la totalità dell’essere umano. Quando l’essere umano ha esperienze profonde, constata che il linguaggio razionale si mostra molto limitato come veicolo per comunicare questa esperienza e condividerla con altri. I pentecostali hanno trovato grandi difficoltà ad articolare e comunicare la profondità della loro esperienza nel linguaggio della teologia sistematica tradizionale (occidentale)”. 

Per poter giungere a un dialogo sereno che accolga l’altro senza relativizzare le differenze, è molto importante che i cattolici comprendano come i pentecostali vivono la propria fede: il valore dell’esperienza soggettiva, la centralità della Scrittura…, ma anche l’assenza dei sacramenti e una certa tendenza al millenarismo.

La testimonianza occupa un posto privilegiata nella liturgia e nella vita quotidiana del pentecostale, visto che è il veicolo privilegiato per raccontare l’“esperienza” soggettiva, “le cose che Dio ha operato nella sua vita”.

La testimonianza dell’“opera di Dio” nel credente è il luogo teologico per eccellenza della teologia pentecostale, il punto di partenza da cui costruisce e reinterpreta il mondo, l’asse intorno al quale ruota la vita comunitaria.

A partire dalla testimonianza, costruisce una sistematizzazione dei contenunti di fede, ma è sempre la Bibbia a confermare ciò che è accaduto, partendo dall’insostituibile esperienza personale e comunitaria della fede in Cristo.

Anche se attualmente l’aumento dei teologi pentecostali ha permesso un accesso sistematico alla loro varia riflessione teologia, e quindi a un discorso sulla loro esperienza, bisogna distinguere le basi di ogni teologia pentecostale considerando la varietà all’interno del fenomeno, che porta a espressioni diverse e contraddittorie e la cui pluralità esula da questo articolo.

Possiamo sintetizzare la base della teologia pentecostale grazie ai suoi stessi teologi basandoci sulle tesi che proponiamo di seguito.

L’incontro con Cristo risorto come esperienza fondante

La Salvezza-giustificazione, per grazia di Dio, guadagnata dalla morte di Gesù Cristo e ricevuta per la fede, diventa palpabile e sperimentabile nella conversione. Descritta indistintamente come “nuova nascita” (Gv 3), “conversione”, “cambiamento di vita”, “vita nuova”…, riflette non un consenso formale e intellettuale a certe verità dottrinali, ma il fatto di avere “un’esperienza di Dio”, che a sua volta esige un cambiamento radicale di vita e di scala di valori.

Questo evento esperienziale è il centro della loro teologia (cristocentrica). Lo Spirito Santo lo rende possibile ed è il potere di Cristo risorto, il veicolo della presenza viva e reale di Cristo, cosa da cui deriva la sua rilevanza, ma il centro è Cristo. Qui si verifica la salvezza (perdono di Dio e nuova creazione), per il consenso di fede da parte del cuore spezzato, donato e fiducioso.

Lo Spirito Santo: il potere di Dio nella vita del credente

Si tratta di ricevere il potere (la forza, l’energia, la vitalità…) necessario per vivere secondo la volontà di Dio e i Suoi progetti. Da ciò deriva il tema ricorrente del “potere” di operare. Ha un’enfasi particolare il tema dei carismi (1 Cor 12), con cui Dio permette alla Chiesa di compiere la sua missione con maggiore efficacia. Da ciò deriva l’appellativo comune di “carismatici”, proprio per la loro insistenza sui carismi, soprattutto quelli straordinari, ritenuti trascurati dopo il I secolo.

L’esperienza che unisce i pentecostali è “il Battesimo nello Spirito Santo”, un’esperienza personale in cui il credente viene superato, immerso nella presenza di Dio, e da lì la sua vita cristiana “piena della grazia divina” ha un dinamismo e un potere manifesti, soprattutto attraverso i carismi. Se qualcosa unisce al di sopra tutto pentecostali e carismatici è questa esperienza comune, che li rende cristiani “rinnovati nello Spirito”. Questo viene seguito da frutti visibili (dono delle lingue, entusiasmo missionario, fede incrollabile, voglia di pregare tutto il tempo, allegria…).

Il cambiamento di vita come esperienza di guarigione

La guarigione occupa un posto importante come superamento di situazioni personali (a qualsiasi livello) che hanno bloccato una vita in pienezza. Per la maggior parte dei poveri d’America, le condizioni di vita sono ben lungi dal rappresentare il migliore dei mondi possibili, e la vita è una difficile lotta quotidiana.

L’esperienza pentecostale è così profonda da tradursi (anche se non sempre) nel superamento personale del dolore e nella promozione sociale dell’individuo, che ha acquisito una nuova dignità come figlio di Dio.

Una Chiesa viva: la comunità di coloro che sono stati trasformati da Cristo

Ciò che costituisce la Chiesa pentecostale non è l’adesione a un Credo, ma la comune partecipazione all’esperienza dell’incontro con Gesù risorto sotto il potere dello Spirito Santo.

Per questo, il pentecostale non comprende una Chiesa inserita in un sistema di cristianesimo, perché la Chiesa è la comunità di coloro che sono stati salvati da Cristo, di quanti hanno sperimentato il potere di Dio, e non dei cristiani “nominali” che appartengono a un’istituzione ecclesiale. La Pentecoste serve come mito di fondazione, e la Chiesa delle origini degli Atti degli Apostoli da archetipo per comprendere cosa sia la Chiesa per il pentecostale.

A quest’ultimo non interessa se una persona appartiene alla sua congregazione o a un’altra, ma “se è stato salvata”. Per questo, si stabiliscono legami con persone esterne alla propria Chiesa con l’unico obiettivo di “convertirle”, il che rende i pentecostali estremamente inclini al proselitismo, tenendo conto che nella loro soteriologia nessuno si salva se non è passato per una dedizione di fede a Gesù, e quindi si sentono responsabili dei milioni di esseri umani che non si salveranno.

Per questo, convertire i cristiani nominali è un imperativo etico richiesto dalla fede stessa. La Chiesa è costituita dai salvati da Cristo, indipendentemente dalla comunità concreta a cui appartengono. Si tende sempre più a diluire le frontiere a livello di denominazione.

Sacerdozio comune dei fedeli

Non esiste una comunità con un ministro ordinato. I leader sono persone carismatiche, scelte dallo Spirito, prese dalla comunità. I doni si impongono da sé come manifestazione dello Spirito. Ogni pentecostale sa – e sente – di essere un discepolo di Gesù Cristo, chiamato alla santità e alla radicalità della fede. Tutti hanno la missione di evangelizzare, predicare, conquistare il mondo per Cristo, ciascuno in base ai propri doni e ministeri.

La Sacra Scrittura è l’unica autorità di vita, con autorità soprannaturale su tutti gli aspetti dell’esistenza personale e sociale. Ogni profezia o ispirazione dev’essere legittimata dall’autorità della Bibbia e subordinarsi ad essa.

Demonologia e guerra spirituale

In particolare, nei neopentecostali si evidenzia una lotta permanente con “i poteri del male”, e a volte si sostiene che tutti i mali che colpiscono l’uomo siano di origine demoniaca, anche se non uguale in ogni caso.

Gli esorcismi sono una parte normale del culto, visto che si tratta di un’opportunità per evidenziare il potere di Dio di fronte al male e la vittoria di Cristo. È un’occasione per aumentare la fede e “rendere gloria a Dio”.

Salvezza presente e futura

Nessuno discute che la nascita del pentecostalismo moderno si sia verificata in un contesto di grande effervescenza escatologica e apocalittica, con tinte millenariste, proprio di un cambiamento di secolo e di grandi convulsioni sociali.

I pentecostali hanno molte ragioni per sperare in un mondo nuovo, e la seconda venuta di Cristo, come trionfo finale, occupa un posto importante nella predicazione, nella quale hanno iniziato a inserire anche un discorso di collaborazione con Cristo perché il Regno si faccia presente. Per questo si sono inseriti maggiormente nella politica, ma a scopo religioso.

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