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Persecuzioni inaccettabili. Ledere la libertà religiosa è un’offesa a Dio

ST CLEMENTS ISLAND,MASS,UNITED STATES,RELIGIOUS FREEDOM

Jeffrey Bruno

Cardinale Giovanni Battista Re - pubblicato il 15/11/21

La lectio del cardinale Giovanni Battista Re al meeting internazionale "Due culture", organizzato dal centro di ricerca Biogem di Ariano Irpino (Av), è un pensiero ragionato contro ogni forma di repressione anti cristiana

La libertà religiosa è un valore fondamentale, indispensabile in una società che abbia a cuore il bene, la crescita e lo sviluppo integrale di ogni persona e che voglia assicurare la coesione e l’armonia sociale.  Si tratta di un diritto fondato sulla natura stessa della persona umana e sulla sua dignità, ed appartiene al nucleo essenziale dei diritti umani, cioè a quei diritti universali e naturali che le leggi umane non possono mai negare. Papa Giovanni Paolo II, nel  discorso all’ONU del 5 ottobre 1995, affermò che la libertà religiosa è un “pilastro essenziale” dei diritti umani e fondamento di ogni società realmente libera.

Quando la libertà religiosa è riconosciuta, la dignità umana viene rispettata nella sua radice e  la comune convivenza rafforzata; mentre quando la libertà religiosa è negata, si offende la dignità umana e si mettono a repentaglio i buoni rapporti sociali, la pace, la collaborazione e la giustizia.

Non si può inoltre dimenticare che la libertà religiosa è  patrimonio non solo dei credenti, bensì dell’intera famiglia dei popoli della terra. E’ un fattore insostituibile del bene delle persone e dell’intera società e corrisponde ad una intima aspirazione di ogni uomo e donna. La religione fa parte delle cose che sono care al cuore di ogni credente.

La libertà religiosa è inoltre uno dei temi della modernità; tema, purtroppo, dolorosamente di attualità per le continue violazioni a motivo di fondamentalismi, di discriminazioni e delle tante forme di intolleranza religiosa che vi sono ai giorni nostri in varie parti del mondo.

Dichiarazione Universale dei Diritti umani dell’ONU

Dando uno sguardo alla storia, una data che merita di essere ricordata in tema di libertà religiosa è quella del 313 d.C. quando Costantino concesse all’Impero Romano la libera facoltà di credere e di professare la propria religione. L’affermarsi tuttavia della libertà religiosa ebbe un cammino tortuoso, difficile e complesso lungo i secoli.

Una stagione nuova si aprì nel 1948 con la Dichiarazione Universale dei diritti umani dell’ONU, che riformulò le basi del diritto e pose la libertà di religione unitamente alla libertà di coscienza a fondamento della vita umana.

L’articolo 18 di tale Dichiarazione dell’Onu afferma: “Ogni individuo ha il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione: tale diritto implica la libertà di cambiare religione o credo, come pure la libertà di manifestare la propria religione o credo, in forma individuale o comunitaria, pubblicamente o privatamente mediante il culto, l’insegnamento, le pratiche e l’adempimento dei riti”.

Tale diritto è stato ripreso nel Patto Internazionale sui Diritti civili e politici del 1966 e la sua applicazione è stata sviluppata nella Dichiarazione sull’eliminazione di tutte le forme di intolleranza e di discriminazione fondate sulla religione o sul credo, adottata il 25 novembre 1981. L’ONU ha poi affrontato più volte tale tema sia nella sede di New York sia soprattutto a Ginevra durante la sessione annuale della Commissione per i Diritti dell’Uomo. Nel 2001 la Santa Sede si è adoperata affinché la menzionata Commissione dei Diritti dell’Uomo condannasse  sia la “cristianofobia”, sia la “islamofobia”, sia l’antisemitismo. 

Nell’atto finale della Conferenza di Helsinki (agosto1975), riguardante la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, è stato affermato che gli Stati firmatari (erano 35) si impegnavano “al rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali inclusa la libertà di pensiero, coscienza, religione e credo”.

Sul piano europeo, merita una menzione speciale la Convenzione per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 14 novembre 1950:  l’art.9  tutela espressamente la libertà religiosa: “Ogni persona ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; tale diritto include la libertà di cambiare religione o credo, così come la libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo individualmente o collettivamente, in pubblico o in privato”.

Il Trattato di Lisbona (13 dicembre 2009) riconosce il ruolo pubblico delle Chiese e il loro contributo alla costruzione europea. 

In breve possiamo dire che negli ultimi 60 anni gli Organismi internazionali hanno ribadito l’importanza della libertà religiosa, apportando precisazioni ed approfondimenti, che segnano in merito un vero passo avanti nel progresso della civiltà.

La libertà religiosa è sancita nella legislazione costituzionale di molti Stati. Per quanto  riguarda l‘Italia, la Costituzione italiana del 1948 dichiarò la centralità della libertà religiosa e della laicità dello Stato, affermando il dovere di soddisfare le esigenze religiose dei cittadini in un quadro di uguaglianza formale e sostanziale.

In seguito la Corte Costituzionale (italiana), nel 1989, stabilì che il “principio di laicità….non implica una indifferenza dello Stato dinanzi alla religione, ma una garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà di religione, in regime di pluralismo confessionale e culturale”. In altre parole, la Corte Costituzionale ha affermato che lo Stato accoglie la religione nella sfera sociale, accordandole diritti e prerogative.

Le intese bilaterali firmate con le varie religioni esistenti in Italia hanno tutelato e favorito ampia libertà di religione per tutti e pieni diritti di espressione pubblica.

Lo Stato e la libertà religiosa

Il rispetto di tutte le religioni e della loro identità da parte dello Stato è garanzia di coesione sociale e di armonia.

Lo Stato non ha competenza, né diretta né indiretta, circa le convinzioni intime delle persone. Non può essere né confessionale, né ideologico. Non può arrogarsi il diritto di imporre o impedire pratiche religiose. Anzi, ha il compito di vigilare e di operare perché nemmeno altre forze (economiche, sociali, politiche, culturali) pongano condizionamenti che ostacolino il diritto alla libertà religiosa. 

Si tratta di rispettare l’ambito più riservato di autonomia della persona, permettendole di agire secondo il dettame della sua coscienza  nelle scelte private come nella vita sociale.

Al centro dell’esercizio della libertà di professare una determinata religione, o di non seguirne alcuna, se così si sceglie, c’è infatti l’esercizio della libertà di coscienza, che è il nucleo interiore segreto e sacro dove la persona umana è sola con Dio e dove  scopre una legge che non è lei a darsi, ma alla quale deve invece obbedire e che chiama l’uomo e la donna a fare il bene e a fuggire il male. L’uomo ha in realtà una legge scritta da Dio nel cuore (cfr.Gaudium et spes,16).

Lo Stato ha l’obbligo di servire la persona umana in tutti i suoi aspetti, per questo deve sancire la libertà religiosa come diritto nell’ordinamento civile della società.

Il rispetto della libertà religiosa da parte degli Stati – come ha ben sottolineato papa Roncalli nella Pacem in terris, 59 –  contribuisce al mantenimento della pace e alla cooperazione fra i popoli ed aiuta anche i cittadini a riconoscere le esigenze dell’ordine morale. La libertà religiosa non solo giova alla convivenza civile, ma anche allo sviluppo e al fiorire di ogni altra libertà; la libertà infatti è un bene indivisibile della persona umana.

La presenza della religione nello spazio pubblico non va contro la   laicità dello Stato, perché la sana laicità non nega i valori dello spirito, nel rispetto della chiara distinzione fra la sfera politica e quella religiosa.

Non c’è contrasto tra religione e laicità. La laicità è nata nel cristianesimo e il criterio per regolare i rapporti tra religione e Stato lo ha indicato Gesù Cristo, quando ha detto: “Date a Cesare quello che è di Cesare, e date a Dio quello che è di Dio”.

In questo momento storico in cui le culture si incrociano, una laicità che rispetti la libertà religiosa ha un ruolo grande  per la pacifica convivenza e per il progresso.

RELIGIOUS FREEDOM,NUNS

Chiesa cattolica e libertà religiosa

Il Concilio Vaticano II ha dedicato al tema della libertà religiosa  un intero suo documento, che ebbe un iter difficile e una elaborazione faticosa, ma che portò ad un testo luminoso: la Dichiarazione Dignitatis humanae. In tale documento si afferma che la libertà in materia religiosa costituisce un diritto fondato sulla dignità della persona umana ed è quindi un diritto universale.

Nei propri rapporti con Dio, l’uomo e la donna devono essere liberi, esenti da ogni coercizione; pertanto, nessuna autorità umana ha il diritto di intervenire nella coscienza di ciascuna persona e nessuno può essere costretto né fisicamente né psicologicamente ad aderire ad una fede o ad aggregarsi ad una istituzione religiosa.

La coscienza è testimone di una trascendenza della persona rispetto alla società, e, in quanto tale, è inviolabile. Non solo infatti vi è un diritto alla libertà religiosa, ma vi è anche un dovere di rispettare questo diritto. Dice il citato documento conciliare: “Tutti gli uomini devono essere immuni dalla coercizione da parte dei singoli e da parte dei gruppi sociali e di qualsivoglia potestà umana” (n. 2). E ancora: “La protezione del diritto alla libertà religiosa spetta tanto ai cittadini quanto ai gruppi sociali e alle autorità civili” (Dignitatis humanae, 6).

“In questa nostra età – sono parole sempre della Dignitatis humanae – gli uomini diventano sempre più consapevoli della dignità della persona umana e cresce il numero di coloro i quali esigono che gli uomini nell’agire seguano la loro iniziativa e godano di una libertà responsabile, non mossi da coercizione, bensì guidati dalla coscienza del dovere” (n. 1). E’ un fatto a dimensione universale: l’uomo e la donna prendono sempre più coscienza della propria dignità e quindi anche della propria libertà di pensiero e di religione.

In questi ultimi 50 anni vi sono stati molti studi circa la libertà religiosa, e quattro Papi (Paolo VI, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco) hanno segnato dei passi importanti nell’approfondimento della questione.

Merito di Papa Paolo VI è di avere illustrato che il diritto alla libertà religiosa non è soltanto uno dei diritti, ma è un diritto fondamentale, che gode una priorità rispetto ad altri diritti. 

Il ragionamento di Paolo VI era: il rapporto dell’uomo e della donna con Dio è il più alto e in tale rapporto l’uomo e la donna devono essere liberi. Si tratta di un rapporto talmente importante che nessuno può intromettersi per impedirlo, perché è un attacco alla persona umana e alla sua relazione col suo Creatore.

Il  Pontefice Giovanni Paolo II ha approfondito l’argomento dicendo fra l’altro: “tra i diritti dell’uomo si annovera giustamente il diritto alla libertà religiosa, anzi questo è il più fondamentale, perché la dignità di ogni persona ha la sua prima fonte nel suo rapporto essenziale con Dio, Creatore e Padre, alla cui immagine e somiglianza è stata creata, perché dotata di intelligenza e di libertà” (10 marzo 1984, Discorso ai partecipanti al V Colloquio giuridico).

La libertà religiosa – secondo Giovanni Paolo II – “non è semplicemente uno dei diritti umani; essa è la pietra angolare dell’edificio dei diritti umani”. La libertà religiosa è la base di tutti i diritti umani.  La limitazione e la violazione della libertà religiosa è un’ingiustizia radicale verso ciò che è particolarmente profondo nell’uomo e autenticamente umano e va contro il più fondamentale dei diritti perché la libertà religiosa è in funzione del primo dei doveri, quello verso Dio: cioè il dovere di muoversi verso Dio nella luce della verità con quel moto dell’animo che è l’amore (cfr.Redemptor hominis,17).

Per Papa Benedetto XVI la “libertà religiosa non è un diritto fra i tanti, e neppure un privilegio. E’ la roccia ferma su cui i diritti umani si fondano saldamente, poiché tale libertà rivela in modo particolare la dimensione trascendente della persona umana e l’assoluta inviolabilità della sua dignità. Per questo la libertà religiosa appartiene all’essenza di ogni persona, di ogni popolo e di ogni nazione. Il suo significato centrale non consente di limitarla a una libera convivenza di cittadini che praticano privatamente la loro religione, o di restringerla al mero esercizio del culto, bensì occorre offrire ai credenti la piena garanzia di poter manifestare pubblicamente la propria religione, dando anche il loro contributo all’edificazione del bene comune e al corretto ordine sociale in ogni ambito della vita, senza restrizioni o coercizioni. 

La libertà di religione “è il primo dei diritti umani, perchè essa esprime la realtà più profonda della persona.” Vi è anche un’altra ragione: è “il primo dei diritti perché, storicamente, è stato affermato per primo e, d’altra parte, ha come oggetto la dimensione costitutiva dell’uomo, cioé la sua relazione col Creatore” ( Discorso al Corpo Diplomatico,10 gennaio 2011). Il rispetto di tutte le fedi religiose assicura armonia e coesione della società (Caritas in veritate,n.56).

Papa Francesco in varie occasioni ha affermato che la libertà religiosa è il primo e fondamentale diritto umano; e più volte ha richiamato l’attenzione sui deplorevoli episodi di violazione della libertà religiosa, avvenuti in questi recenti anni, ed ha condannato con forza i gesti e gli episodi di attacco ai cristiani. 

Nell’incontro con i Leaders religiosi a Tirana (Albania) il 21 settembre 2014, Papa Francesco ha affermato che la libertà religiosa è “garanzia basilare di ogni espressione di libertà;…. è baluardo contro tutti i totalitarismi e contributo ad una umanità fraterna”. 

La promozione e la protezione della libertà religiosa è fra le “priorità politiche” della Santa Sede.

Non c’è pace per i cristiani nel mondo

Nonostante i principi solennemente affermati sul piano internazionale, le violazioni purtroppo non sono poche e sono continue anche ai nostri giorni.
I cristiani sono nel mondo il gruppo religioso che nel nostro tempo soffre il maggior numero di persecuzioni a motivo della propria fede. La religione cristiana (assommando insieme cattolici, luterani, anglicani, ortodossi…ecc..) è al presente la più diffusa nel mondo e, in pari tempo, è anche la più perseguitata.

Dopo l’alto prezzo di sangue che sotto i regimi totalitari del secolo scorso i cristiani avevano pagato, cioè dopo la “grande tribolazione” causata dal nazismo e dal comunismo sovietico con milioni e milioni di cristiani messi a morte, era spontaneo sperare un periodo di non violenze nei riguardi dei cristiani. Invece, dobbiamo registrare che, in materia di violenza e di discriminazione religiosa, la persecuzione dei cristiani è una emergenza in vari Paesi del mondo. Purtroppo, anche nel nostro tempo non c’è pace per i cristiani.

In questi anni sono stati numerosi gli attacchi violenti alle persone, alle chiese, alle abitazioni, e si sono moltiplicati episodi di accanite forme di intimidazione dei cristiani. Ciò è avvenuto spesso per motivi ideologici da parte di gruppi politici con forti connotazioni religiose; a volte si è trattato di lotte di gruppi locali animati dall’odio per i cristiani, visti come stranieri, o episodi isolati per accrescere il proprio potere e, in qualche caso, per appropriarsi di risorse materiali. In alcuni Paesi, nei quali i cristiani sono minoranza, vi sono stati anche attentati plateali in occasione di festività religiose.

Agli episodi di particolare gravità che hanno avuto eco nell’opinione pubblica, vanno aggiunti i casi molto più numerosi di cristiani che soffrono per le continue offese, le angherie, le marginalizzazioni e le intimidazioni nei loro confronti. E’ poi a tutti noto che in alcuni Paesi le minoranze cristiane sono ufficialmente riconosciute come legittime e in regola con la giurisprudenza locale, però di fatto sono trattate come cittadini di seconda classe, bersagliati da una crescente marginalizzazione e da una sottile opposizione.

In un recente rapporto di un gruppo di esperti del Parlamento Europeo si afferma che in questi ultimi due decenni in ben 25 Paesi del mondo vi sono stati gravi episodi di violenza e forme di vera persecuzione dei cristiani o di intolleranza a motivo della loro fede.
Secondo la World watch list 2021, pubblicata pochi mesi dall’onlus “Porte Aperte” ancora oggi sono circa 300 milioni i cristiani nel mondo perseguitati o limitati nella loro libertà a causa della loro fede. In 12 mesi, da ottobre 2019 a settembre 2020, sono stati 4.761 i cristiani uccisi e 4277 quelli arrestati senza processo.

Non va poi dimenticato il clima di paura e di sottile opposizione sottotraccia che sta spingendo molti cristiani a lasciare la loro casa, il loro villaggio, la loro nazione, per partire in cerca di una situazione migliore di vita, senza sapere dove. In questi anni molti cristiani sono partiti nel desiderio di assicurare ai loro figli un luogo sicuro, abbandonando un Paese che essi stessi avevano contribuito a costruire e a fare progredire.

In Medio Oriente, specialmente in Siria, ma un po’ anche in Iraq, la tentazione di emigrare, per un padre e una madre cristiani che hanno figli, è grande per un altro motivo: perchè vedono che il processo di pace non va avanti e vi è paura per il futuro.

Brevemente, possiamo dire che in non pochi Paesi del mondo è in atto un vero stillicidio di situazioni persecutorie, di cui i cristiani (cattolici o di altre denominazioni cristiane) sono le vittime designate.

Tutto ciò non può essere accettato dalla coscienza umana, perché costituisce

  • grave offesa alla dignità di ogni uomo e di ogni donna;
  • grave offesa a Dio,
  • minaccia alla sicurezza e alla pace e anche un ostacolo alla realizzazione di un autentico sviluppo umano.
    Il diritto alla libertà religiosa, nonostante i chiari e ripetuti richiami della Comunità internazionale e di molti Stati continua purtroppo ad essere gravemente violato.
    A questo riguardo, nessuno può dimenticare quanto è tristemente accaduto in Afganistan un paio di mesi fa.
    Per il rafforzamento della libertà di fede nella presente situazione è auspicabile ogni forzo per favorire un clima di distensione nei rapporti fra cristiani e il mondo islamico. In tal senso si inserisce la dichiarazione sulla fratellanza umana per la pace mondiale e per la convivenza comune firmato da Papa Francesco il 4 febbraio 2019 a Abu Dhabi con l’Imam Almad Al-Tayyeb e l’incontro col Ayatollah Al Sistani, dei musulmani sciiti, durante il viaggio in Irak nello scorso marzo.
    Per il bene delle persone e delle società è quanto mai necessario un rinnovato impegno nel costruire il futuro, moltiplicando gli sforzi per consolidare la libertà religiosa e collaborando in questo con tutte le forze costruttive che esistono nel mondo. La religione è, e deve essere, fonte di ispirazione e forza di pace.
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