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Buenos Aires ospita di nuovo una mostra grottescamente blasfema

ARTEBA

@Turios-@eavogadro

Esteban Pittaro - pubblicato il 12/11/21 - aggiornato il 12/11/21

L'esposizione ArteBA, iniziativa privata sostenuta sia dal governo della città che dal Ministero Nazionale della Cultura, oltre che da molte imprese, ha accolto una sgradevole e irritante blasfemia contro il Santo Rosario

In quella che sembra una provocazione intenzionale, senza aspirazione estetica o ricreativa al di là del disprezzo del sacro, una nuova esposizione artistica a Buenos Aires ha attaccato uno dei simboli più importanti per i cristiani: il Santo Rosario.

ArteBa, che si presenta come la settimana più importante dell’arte nel calendario culturale di Buenos Aires, ha accolto all’Arenas Studios la performance Santa Crista de Eduardo Hoco Huoc, curada da Diego Bianchi.

Nella presentazione, un interprete che simula di essere il cristo della croce alla fine di un rosario che pende dal soffitto esprime soddisfazione sessuale mentre sfrega i grani.

L’immagine e il video, distribuiti sulle reti dagli account della mostra, hanno suscitato subito rifiuto, principalmente nei confronti delle autorità pubbliche e delle imprese che sostengono la mostra.

Anche se la selezione per ArteBa non dipende dalle autorità culturali della città, l’obiettivo principale dei reclami è stato Enrique Avogadro, segretario della Cultura di Buenos Aires. Il fatto è che la performance ha avuto luogo poche settimane dopo la presentazione, anch’essa irritante per i cristiani, al Teatro Colón di un adattamento anticattolico dell’opera Theodora, di Händel, e un’esposizione al Centro Cultural Recoleta in cui sono stati fuorviati segni, immagini religiose e preghiere a fini provocatori.

Meno di un mese fa, di fronte a queste espressioni, la Conferenza Episcopale Argentina aveva diffuso un comunicato in cui chiedeva alle autorità di “vegliare per una società sana e democratica, in cui si rispettino tutti i simboli sacri, di qualsiasi religione siano, come si rispetta e si difende la libera espressione degli artisti”.

Offese ai cristiani

Nella sua costituzione, Buenos Aires dice di assicurare la “libera espressione artistica” e che “proibisce ogni censura”, ma anche che “cerca la qualità e la gerarchia delle produzioni artistiche”, garantisce la “democrazia culturale” e “protegge e diffonde la sua identità pluralista e multietnica e le sue tradizioni”.

Al di là di un’esposizione di León Ferrari nel 2004, che ha suscitato la risposta attiva dell’allora cardinale Jorge Bergoglio, è stato nel 2018 che si è registrato l’inizio di una serie di offese alla fede nell’ambito culturale di Buenos Aires.

In quell’anno, durante l’inaugurazione della Fiera d’Arte Contemporanea Argentina (FACA), il segretario Avogadro ha partecipato a un intervento mangiando una torta a forma di Cristo crocifisso. L’opera apparteneva a coppia di artisti che avevano già suscitato polemiche lanciando figure del cristianesimo realizzate con le bambole Barbie.

Scusandosi pubblicamente, lo stesso Avogadro aveva chiarito di non avere alcuna responsabilità nell’organizzazione dell’evento, ma che i funzionari hanno “un ruolo che trascende l’aspetto personale, e quindi siamo responsabili dei nostri interventi”, aggiungendo che molte volte il ruolo dell’arte per lui è “proprio quello di scomodarci e di scuoterci”.

Da allora per i cristiani si sono verificate molteplici situazioni problematiche, organizzate o sostenute dal settore culturale della città. Anche se in certi programmi ci sono dei sussidi ad attività organizzate dall’interno della Chiesa e altre che pur senza esserlo promuovono valori comuni universali, nelle esposizioni e mostre più rappresentative l’identità plurale annunciata nella costituzione di Buenos Aires sembra non contemplare la sensibilità dei cristiani, men che meno la loro voce.

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