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Armi e legittima difesa nella dottrina sociale della Chiesa: una confusione tipica della nostra epoca

WAR, WEAPON

FotoArtist Stockphoto / Shutterstock.com

Francisco Borba Ribeiro Neto - pubblicato il 26/10/21

La Chiesa e il disarmo

La questione delle armi e della legittima difesa preoccupa da molto tempo la Chiesa, soprattutto nella prospettiva della pace tra le Nazioni (cfr. Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, CDSC 508-512). I Paesi hanno il diritto e il dovere di avere le armi necessarie a garantire la propria autodifesa, ma la Chiesa si è sempre preoccupata della corsa alle armi in cui ogni Paese vuole avere più armi dell’altro, optando per la guerra in funzione del suo potere bellico, desistendo dai negoziati che porterebbero alla pace. Oltre a questo, l’acquisto di armi impiega risorse che dovrebbero essere usate per garantire lo sviluppo e il benessere delle popolazioni, e il prezzo delle armi è un fattore proibitivo, e allora i poveri (persone o Paesi) non sono ancora più indifesi di fronte ai ricchi e ai potenti?

Chi compra armi immagina che le userà, e quindi più è alto il numero di armi disponibili, maggiore è il pericolo di un’azione violenta. La logica vale per le Nazioni, ma può essere applicata anche agli individui. Chi comprerebbe molte armi se non pretendesse di usarle? Tutti coloro che hanno armi hanno anche la capacità e il buonsenso necessari per usarle in modo responsabile?

La Chiesa non vuole proibire il possesso di armi, da parte di un Paese o di un individuo, e riconosce anche il pericolo di un disarmo asimmetrico tra le Nazioni. Ad ogni modo, ritiene che la pace non possa essere costruita sulla base di un equilibrio di forze in cui ciascuno si sente minacciato dall’altro, ma in un’opzione per il negoziato pacifico e per l’intesa. In modo analogo, possiamo pensare che l’idea che i ladri smetteranno di derubarci perché hanno paura delle nostre armi sia un po’ fantasiosa. La cosa più probabile, in una società fortemente armata e in cui non esiste un buon sistema di sicurezza pubblica, è che gli attacchi diventino più violenti e le morti aumentino.

E la legittima difesa?

Il Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC 2258-2317) spiega che tutti gli esseri umani hanno diritto alla legittima difesa, che è una conseguenza del proprio diritto alla vita. C’è di più: è un dovere di ciascuno di noi difendere la propria vita e quella altrui. Come abbiamo detto all’inizio, anche se in un mondo segnato dal male e dal peccato esiste il diritto alla legittima difesa con armi e per giusti motivi, il suo senso non è incentivare l’uso delle armi, ma limitarlo. È un’alternativa che dipende da un “giusto motivo”, e come dice il testo va accompagnata dal dovere di fare tutto il possibile per minimizzare e ancor più eliminare le cause della violenza.

Benedetto XVI parla del “principio della sufficienza”: dobbiamo avere solo le armi necessarie per garantire la nostra sicurezza. San Giovanni Paolo II considerava che la pace non si potrà raggiungere finché “non potrà essere garantita finché la sicurezza basata sulle armi non sia gradualmente sostituita da una sicurezza fondata sulla solidarietà della famiglia umana”.

Qual è il modo migliore per garantire la sicurezza dei cittadini?

Il problema reale non è dottrinale, ma pratico: qual è il modo migliore di garantire la sicurezza dei cittadini? La Chiesa riconosce il diritto della popolazione di armarsi se è necessario per garantire la sua sicurezza, ma se ci sono alternative indica queste altre forme.

Lo Stato moderno si è sviluppato a partire dall’idea che il monopolio della forza e la responsabilità della sicurezza della popolazione spettasse al Governo e non agli individui. La storia dell’Occidente indica che questa è stata la migliore alternativa per garantire il bene comune. Analizziamo la cosa. La probabilità che un cittadino armato, anche se addestrato, ma preso di sorpresa, riesca a vincere un criminale armato è molto bassa. Cosa darà più sicurezza a noi, alle nostre famiglie e ai nostri giovani, che tuti usino armi e si predispongano ad affrontare i criminali o che la polizia sia più efficiente e catturi i delinquenti?

La scarsa efficienza della sicurezza pubblica ci porta a immaginare una sorta di Far West, in cui uomini armati proteggono se stessi e i propri cari. Anche in questo mitico mondo hollywoodiano, però, le armi non portano la sicurezza ai deboli, costantemente intimiditi da pistoleri e banditi. Anche in quell’universo, è l’arrivo della legge e non la forza degli individui a garantire la sicurezza per tutti.

Ricerche internazionali non mostrano che l’aumento del numero di armi tra la popolazione aumenta o diminuisce il numero delle morti violente. In realtà, la violenza e la sua letalità dipendono da molti fattori, come l’azione del crimine organizzato, l’efficienza della polizia, condizioni socio-economiche e infrastrutture urbane.

Per tutti questi fattori, la rivendicazione più efficace per garantire la sicurezza della popolazione è aumentare l’efficienza delle organizzazioni di sicurezza pubblica e non il numero di armi disponibili.

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Tags:
non violenza
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