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“Smetti di fare il prete e vedi se sei felice”. La crisi di Don Alessandro Deho’

Alessandro Dehò | Facebook

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 24/08/21

Il sacerdote ora l’ha superata e ne parla liberamente. Fu decisivo il colloquio con un gesuita. Oggi si è trasferito in un eremo a 900 metri d’altezza sull'appennino tosco-emiliano

A seguito di una crisi interiore, ha lasciato l’ impegno di prete per stabilirsi vicino a un eremo in Lunigiana. Qui don Alessandro Deho’ accoglie chi bussa alla sua porta, vivendo la sua vocazione in modo nuovo.

Il setter e il prete sono figure familiari tra i sei abitanti di Crocetta, 900 metri di altitudine, terra di passaggio per turisti, ciclisti e amanti del trekking, sull’Appennino tosco-emiliano, al confine con la Liguria.

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Il don Chisciotte 

«Stavo accompagnando a un campo scuola un gruppo di adolescenti, in Puglia. Leggevo il don Chisciotte. Arrivato alle ultime pagine, quando lui toglie il “don”, sono scoppiato in lacrime». Alessandro ricorda al settimanale “Credere”, esattamente il momento in cui ha capito che la vita gli chiedeva di fare un salto (per qualcuno nel vuoto): la parrocchia, l’ oratorio pieno, le opere caritative bene avviate, il centro culturale… non erano più la sua strada.

La crisi del sacerdote ha trovato un importante interlocutore nel momento più difficile: «“Smetti di voler fare bene il prete e chiediti se sei felice”, mi ha detto un gesuita, a un corso di esercizi, a Bologna, dopo un lungo colloquio spirituale».

“Diversamente” prete

“Credere” definisce don Alessandro Deho’ , 46 anni, “diversamente” prete. È cresciuto in oratorio, così come il fratello e la sorella; i genitori, Franco e Gianna, si erano conosciuti in parrocchia. Prima di essere ordinato, a Bergamo, nel 2006, è stato infermiere. «L’ ho fatto perché cercavo un senso, mi interrogava la debolezza, il bisogno». Anche la scelta di diventare prete va in questa linea: «Mi piace essere a fianco della gente, avevo un’ impostazione molto sociale».

Il “prete giusto” non esiste

Le figure che lo accompagnano nel percorso formativo sono vicine alla sensibilità di papa Francesco. «Don Tonino Bello, don Primo Mazzolari, don Lorenzo Milani. Avevo un’ idea chiara di Chiesa e comunità. E sono sempre stato convinto che, se spieghi bene, la gente capisce e le cose cambiano. Mi sono spaventato quando ho realizzato che non esiste “il prete giusto”, che i modelli che avevo in mente erano più importanti delle persone». Alessandro diventa parroco, in due comunità molto diverse. «Ero anche bravino». 

Assemblee pastorali, consulta economica, «il giovedì a disposizione 24 ore per la formazione biblica e i colloqui. La gente mi chiedeva come poteva essere utile alla comunità. Ho sentito che la struttura della parrocchia era più forte di me, mi è sembrata la corazza di Davide».

Il discernimento

Dal 2019, scrive ancora il settimanale “Credere”, inizia un cammino di discernimento. Nutrendosi di quella Parola che, come oggi raccontano i numerosi libri che ha scritto, lo accompagna come amica fedele. Il vescovo di Bergamo, Francesco Beschi, «ha capito che non era una fuga, si è fidato».

Casa aperta a tutti

Oggi, superata la fase di crisi, il prete accoglie nella sua casa a Crocetta, “cercatori senza etichette”. Il giardino dove «prego, cammino, accolgo, ascolto, celebro, vivo, scrivo», come recita il suo blog, è uno spazio che riflette questo essere in divenire. L’ abitazione, comprata con un mutuo, era una specie di rudere tra i tanti in questo borghetto ormai disabitato. Pietra e legno, ancora un po’ cantiere, ha l’ aria di un rifugio. 

Alessandro l’ ha rimessa in piedi, con l’ aiuto di qualche muratore dei paesi a valle e la magia di Gino, il vicino di casa, scultore, che dà un’ anima ai pezzi di legno e ai vecchi tronchi, trasformandoli in panchine, pupazzi, oggetti domestici. 

La giornata di don Alessandro Dehò

Sono tanti quelli che, per caso o per scelta, passano di qui. «Qui sei libero di scoprire la fantasia di Dio. Non faccio l’ eremita, non sono un monaco. Incontro la gente in un altro modo, non devo dimostrare nulla. I libri sono un pretesto, chi legge poi mi scrive, passa, si costruisce un dialogo. Qui ti regali pezzi di stupore senza giudizio».  

La giornata di Alessandro funziona in questo modo: «Al mattino scrivo, lavoro nel bosco o nell’ orto, nel pomeriggio accolgo chi vuole condividere un po’ di tempo con me. Parlando, ascoltando, pregando oppure gustando il silenzio».

Oltre a celebrare l’ Eucaristia nella cappella a Crocetta, dà una mano nelle comunità della zona, a Pozzo, Busatica, Castagnetoli e al santuario della Madonna del Monte. Don Alessandro Deho’ ha anche un profilo facebook che si può consultare qui.

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