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Apre furgoncino dei gelati per far lavorare i figli con sindrome di Down: speranza con doppia panna!

Giovanna Binci - pubblicato il 18/08/21

Meglio della speranza c'è solo la speranza con doppia panna! È quella che servono a "Special Neat Treats", il furgoncino di gelati aperto da Joel a Cincinnati per dare lavoro i due figli con sindrome di Down.

Ci abbiamo pensato tutti almeno una volta nella vita, di partire con Merlino per Honolulu senza valigia (già questo ti fa capire che sarebbe possibile solo in un sogno) e aprire un furgoncino pastello sulla spiaggia che serva Mojito, Pina Colada e affitti tavole da surf.

Una sola cosa è meglio di un sogno: la realtà

Questa idea di una vita in vacanza, di un lavoro vista mare: mi rendo conto di come la prospettiva tutta bikini e collanine di fiori al collo spesso sia solo una scusa. In fondo, è più comodo che resti solo un sogno, una realtà dorata in cui fuggire quando si ha voglia perché cambiarla, la realtà che non ci piace, è un altro paio di maniche (o di mojito, che dopo quelli, il coraggio si trova). 

Invece Joel Wegener una volta accortosi di quanto duro fosse il mondo lì fuori con i suoi due figli affetti da Sindrome di Down, nella realtà ha deciso di restarci ben piantato. Nessun posto dove scappare o tempo per lamentarsi e dire quanto sarebbe stato bello se… 

Resta nella zona di Cincinnati e apre coi suoi ragazzi un furgoncino che dallo scorso Aprile, ha già venduto 5000 gelati e desserts, andando “oltre ogni aspettativa”, racconta Joel ai microfoni di WLWT

“È un’esperienza per tutti. Dare ai miei figli qualcosa da fare e mostrare agli altri genitori che c’è qualcosa di creativo che possiamo tirare fuori dal cilindro per i nostri figli e le nostre famiglie”

Essere speciali non dovrebbe fare curriculum

Non è facile per ragazzi come Mary Kate, 21 anni e Josh, 18 anni, non dico avere il lavoro dei sogni, ma almeno avere la possibilità di averne uno, di lavoro. Non per dimostrare quanto valgono, perché loro, come tutti, valgono a prescindere. Essere disabile non dovrebbe fare curriculum più che essere normale in un mondo dove davvero non ci sono differenze e ognuno è chiamato a fare secondo le sue capacità. Che sono diverse, per tutti.

Essere “speciali”, per quanto ci piaccia usare questa parola e darle un senso positivo che faccia meno paura di “diverso”, fa ancora curriculum purtroppo. Perché altrimenti le già poche possibilità di assunzione forse sarebbero azzerate. Ma gli obblighi legislativi comunque non bastano. Non solo in Ohio, da cui viene questa storia. Anche in Italia, a venti anni dalla legge sull’inclusione per favorire l’inserimento di persone con disabilità nel mondo del lavoro, “La Stampa” denuncia che solo due aziende su dieci sono in regola con le percentuali di assunzioni previste.

Una realtà dura da digerire in un mondo dove si parla molto di quella fuga a Honolulu, di sogni e realtà bellissime di inclusione con cui, però, le nostre coscienze non sono pronte a fare i conti nella vita reale.

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L’inclusione si vede dai fatti e non solo dalle parole

Non c’è ancora spazio per tutti e, purtroppo, anche i numeri sugli aborti spesso dovuti a diagnosi come quelle di Josh e Mary Kate, parlano chiaro. 

Siamo tutti politically correct a parole, quando non tocca a noi assumere ragazzi con sindrome di Down o meglio assumerci la responsabilità di rendere questo mondo davvero un posto per tutti.

Per fortuna, dove non arrivano gli obblighi legislativi, arriva il cuore dei papà a ricordare che non c’è da avere paura della diversità anche in un mondo come il nostro che dice che “non vale la pena”. C’è da metterci cuore, idee e anche la doppia panna che non guasta mai!

“Special Neat Treats” vende gelati e speranza

Joel, quel furgoncino lo ha aperto davvero. 

Niente di modaiolo o shabby chic. Nessuna vernice pastello o spiaggia caraibica dove parcheggiare. 

È un furgone bianco, decorato da adesivi che fa più anni ’90 che ultime tendenze di shop-design. Con un’insegna che dice tutto: “Special Neat Treats“. Quel “neat” nella sua accezione di “svelto“, rimanda allo street food: il tocco creativo di mamma Freida per dare una lucidata non solo alla fiancata del furgone, ma anche a quell’idea di “bisogno speciale”.

“È molto più che vendere gelati”, dice papà Joel ed è vero: qui si vende gioia sotto forma di zucchero e cioccolata a pochi euro, ma anche speranza e quella addirittura gratis

Non ci sono persone né lavori di serie B

Speranza per questi due fratelli e per tante famiglie nelle stesse condizioni che vengono a vedere un piccolo sogno diventato realtà, come racconta Josh. Speranza per questo mondo a cui bisogna mostrare che c’è davvero spazio per tutti e non solo un “lavoretto” da ritagliare per far fare qualcosa anche a loro e pulirci la coscienza. Un lavoro creativo, bello, che faccia sentire appagati, persone con uno scopo, come è giusto che sia. 

“Non importa quali siano le tue abilità. C’è sempre qualcosa che puoi fare e puoi portare gioia e interagire con gli altri”.

Grazie a Joel. Grazie alle mamme e ai papà che continuano a fare spazio per ogni diversità nella loro vita e ci costringono a farlo anche nelle nostre. Ci mostrano che è dura, ma che ne vale la pena e non c’è bisogno di scappare lontano, su una Honolulu più felice: abbiamo panna montata e banana split a volontà proprio qui. Chiedete a Mary Kate e Joel

Tags:
sindrome di down

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