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Si può odiare la maternità ma amare i propri figli? C’è chi lo rivendica

@maearrependida | Instagram

Silvia Lucchetti - pubblicato il 28/05/21

Un'attrice brasiliana si definisce madre pentita e il suo profilo Instagram conta più di 18.000 follower. Ha fondato il movimento delle madri pentite per porre fine al lato romantico della maternità.

In questi giorni abbiamo appreso dell’iniziativa assunta da una donna brasiliana che su Instagram ha dato vita al profilo @maearrependida con un seguito di oltre 18.000 follower, che in portoghese significa madre pentita. Questa è la motivazione che viene dichiarata:

Sono Karla Tenòrio, ho 38 anni, sono un’attrice, scrittrice, ho una bambina di 10 anni e sono una madre pentita. Ho deciso di trasformare il mio malessere in un movimento solidale per le donne come me: quelle a cui non piace essere madre, che soffrono e si  sentono in colpa a causa della maternità.

(imbruttito.com)
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Karla, madre pentita

Karla, che risiede in Brasile, ha più volte affermato di amare profondamente sua figlia: siamo allora di fronte ad una palese contraddizione? Vediamo di capire meglio continuando ad “ascoltare” quanto questa donna racconta del suo personale percorso verso la maternità, che sembra essere stato fortemente condizionato dall’entusiasmo del suo compagno.

Questo il preambolo di Karla:

Quando mi sono sposata non volevo essere madre, e oggi capisco di aver ceduto ad un desiderio che non era il mio. La maternità implica tutta una serie di nozioni, dall’igiene del bambino alla sua formazione, devi essere un po’ psicologa per capire ogni fase dello sviluppo e avere abbastanza soldi per pagare tutte le  spese. La maternità è un’azienda ad alto rischio, senza riconoscimento e senza ritorno.

(Ibidem)

Ha sofferto di psicosi post-partum

Il profondo disagio di questa donna è iniziato “da quando sono uscita di testa durante il parto. Dal primo minuto ho desiderato tornare indietro nel tempo”. Sulla base di questa conflittualità interiore si è sviluppata una sofferenza che non ha trovato risoluzione, anzi. Karla ha sofferto di psicosi post-partum:

All’inizio avevo perso la cognizione del tempo, mi sono chiusa al mondo, sono diventata una sorta di badante. Ad esempio, portavo un taccuino in cui annotavo quanti minuti mia figlia prendeva il latte da ogni seno. Non ho mai avuto una babysitter, ho smesso di fare tante cose, ho smesso di accettare dei lavori perché mi sentivo in colpa e volevo essere una buona madre. I sintomi del rimpianto materno sono la frustrazione, la sensazione che la vita stia finendo, l’abbandono, lo scoraggiamento a sviluppare nuovi progetti di vita. Mi ci sono voluti dieci anni per uscire allo scoperto, per definirmi una madre pentita, perché mi sembrava di essere l’unica, ma non è così.

(imbruttito.com)

Una madre pentita contro l’idea romantica di maternità

Nel 2017 Karla ha incontrato un gruppo di donne dalle quali si è sentita compresa e ha deciso quindi di fare il suo “outing”, in cui coesiste l’avversione per il concetto di maternità come qualificativo romantico del femminile insieme all’affetto per la figlia che descrive come una figlia modello.

Mia figlia, Flor Inae, è una persona incredibile, è una storia di successo, perché è una ragazza obbediente, brava, che ha dei valori e io la amo.

(Ibidem)

La sua posizione rispetto alla maternità ha scatenato tante critiche quanti commenti solidali di condivisione, che l’hanno indotta a chiarire ulteriormente il suo messaggio.

Non voglio solo dire che sono una madre pentita, voglio offrire il mio dolore per parlare di qualcosa di profondo, che colpisce molte  persone. Nella nostra società, siamo figli e nipoti di molte madri pentite. E le donne dovrebbero sentirsi accolte, provare sollievo. Penso anche all’importanza di mettere in guardia le donne che non hanno ancora avuto figli, e quelle che stanno pensando di avere figli, su cosa sia veramente la maternità. È necessario porre fine al lato romantico dell’essere madri, che è molto dannoso per tutti.  

(imbruttito.com)

“Devi abortire o te ne pentirai”

“Madre pentita”, la prima cosa che mi viene in mente leggendo queste due parole insieme, è ciò che la madre di una mia amica le disse quando la figlia le confidò di essere rimasta incinta. Avevamo da poco iniziato l’università, non le medie, e lei aveva un fidanzato.

Devi abortire o te ne pentirai.

Purtroppo la mia amica scelse di mettere fine alla vita del suo bambino e davvero se ne pente ogni giorno. Lei sì che è una madre pentita, pentita di non aver protetto suo figlio, di non averlo messo al mondo. Lo sogna ancora e nel “delirio” onirico lo cerca all’infinito senza trovarlo, nonostante siano passati almeno una dozzina d’anni.

Madre pentita di aver abortito, chi ti ascolta?

Una madre pentita che rispetto, compatisco, nel senso etimologico di soffrire insieme. Queste madri pentite di non esserlo diventate, chi le ascolta? Per loro ci sono pagine Instagram che contano migliaia di follower?

Karla Tenório ha creato un movimento per riunire le donne madri che non si rispecchiano nella maternità, pur amando i loro figli. Perché afferma di voler combattere l’idea romantica della maternità. Pur rispettando i suoi sentimenti, il dolore che ha provato, mi chiedo in quale realtà viva, certamente non nella mia.

Nella mia ci sono tantissime donne single che vorrebbero trovare un marito e fare dei figli, ce ne sono altrettante pentite di aver abortito, altre ancora che soffrono per aver pensato troppo tardi a mettere in cantiere un bambino. Solo dopo lo studio, i viaggi di formazione all’estero, il posto sicuro, la carriera, la sicurezza economica, la macchina nuova: gli attuali valori della società.

Ma quale visione romantica?

Io vivo in un Paese in cui le madri non vengono sostenute affatto, un Paese nel quale una mamma su due (53,3%) si licenzia e lo fa perché non riesce a conciliare lavoro e cura dei figli, uno Stato in cui alle donne viene chiesto durante i colloqui di lavoro se vogliono avere bambini, in cui i ritmi lavorativi delle donne, tranne quelle maggiormente tutelate del settore pubblicano, ricalcano quelli maschili senza modellarsi sulle esigenze femminili che necessitano di maggior flessibilità proprio per la crescita e l’educazione dei futuri cittadini. In cui appari come un’aliena a partire dal terzo figlio, una mezza esaltata che non pensa ad altro.

Ieri una signora guardando il mio pancione e i miei due bambini sul passeggino ha detto: “Ovviamente lei non lavora”, “No, lavoro” ho risposto, “Ma alla fine ha fatto bene a farli tutti attaccati, si è tolta il pensiero, così poi si potrà dedicare ad altro” ha aggiunto. Dando per scontato che io non voglia altri figli, o che abbia scelto di averli a poca distanza l’uno dall’altro per “togliermi il pensiero” e poi concentrarmi su qualcosa di diverso.

Forse mancanza di sostegno e di aiuto

Mi chiedo allora, senza voler far polemiche, dove sia ai giorni nostri questa visione romantica della maternità, e subito dopo se alla base di questa sofferenza/insofferenza di madre pentita di Karla e delle altre donne che si rispecchiano nel suo movimento, non vi sia stata la mancanza di sostegno e aiuto da parte di chi, e non solo i compagni, dovevano essere loro amorevolmente vicine.

Tags:
madrimaternitàpentimento
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