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Eutanasia al voto degli italiani? Richiesto un referendum

NEONATO OSPEDALE CURA

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Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 21/04/21 - aggiornato il 21/04/21

Depositata la richiesta in Cassazione da Associazione Luca Coscioni e alcuni partiti. La raccolta firme inizia il primo luglio. Ma l’offensiva pro eutanasia non si ferma: Pd e Movimento Cinque Stelle pronti a rilanciarla in Parlamento

Offensiva di una parte della politica a favore dell’eutanasia legale in Italia: in queste ore è stata depositata in Cassazione la richiesta per un referendum parzialmente abrogativo dell’art. 579 c.p., sul cosiddetto “omicidio del consenziente”. 

Chi lo promuove

Il Comitato promotore del referendum pro eutanasia è costituito da Associazione Luca Coscioni, Radicali Italiani, Partito Socialista Italiano, Eumans, Volt, Più Europa.

Dal primo luglio ci saranno tre mesi per raccogliere, in banchetti di piazza sparsi in tutta Italia, le cinquecentomila firme necessarie per arrivare al voto sull’eutanasia legale. 

Dj Fabo, che ha scelto l’eutanasia, e si è lasciato morire in Svizzera.

In cosa consiste il referendum

Più nel dettaglio, spiega La Repubblica (21 aprile) si tratta di un referendum parzialmente abrogativo dell’art. 579 c.p., sul cosiddetto omicidio del consenziente, l’unica fattispecie che nel nostro ordinamento assume un ruolo centrale nell’ambito delle scelte di fine vita. Poiché non esiste una disciplina penale che proibisca in maniera espressa l’eutanasia. 

L’eutanasia attiva 

In assenza della menzione stessa del termine “eutanasia” nelle leggi italiane, la realizzazione di ciò che comunemente si intende per eutanasia attiva (sul modello olandese o belga) è impedito dal nostro ordinamento.

L’eutanasia attiva è, infatti, vietata sia nella versione diretta, in cui è il medico a somministrare il farmaco eutanasico alla persona che ne faccia richiesta (art. 579 c.p. omicidio del consenziente). Sia nella versione indiretta, in cui il soggetto agente prepara il farmaco che viene assunto in modo autonomo dalla persona (art. 580 c.p. istigazione e aiuto al suicidio), fatte salve le discriminanti introdotte dalla Consulta con la ‘sentenza Cappato’ (dal nome del leader dei Radicali che accompagnò Dj Fabo a morire in una clinica svizzera, dove invece l’eutanasia attiva è lecita).

Con quella sentenza del 22 novembre 2019, la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 580 del codice penale, sostenendo che non è punibile in determinate condizioni «chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli». In questo modo sono cadute le accuse di istigazione al suicidio per Marco Cappato.  

Marco Cappato.

Cosa cambierebbe

Con il referendum pro eutanasia, parzialmente abrogativo dell’art. 579 c.p. (omicidio del consenziente) e l’eventuale vittoria del “si”, si andrebbe da un lato a distinguere l’aiuto al suicidio, e dall’altro a depenalizzare l’eutanasia, attualmente vietata dalla fattispecie di omicidio del consenziente.

Il piano pro eutanasia in Parlamento

Non c’è solo la possibilità di un referendum per eutanasia legale. Anche in Parlamento è pronta a ripartire la discussione su una proposta di legge. Pd e Movimento Cinque Stelle pressano per sbloccare gli iter già depositati e sospesi, a partire dal mese di giugno. 

«Faro’ quanto in mio potere per dare seguito all’iter delle proposte sul fine vita, da troppo tempo in attesa di una soluzione”» dice Perantoni, presidente della commissione Giustizia della Camera e deputato M5s. Sulla stessa lunghezza d’onda Giuseppe Brescia (M5S), presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera.

Un disegno di legge sul suicidio assistito

Si sta lavorando sotto traccia, riferiscono fonti parlamentari all’Agi (21 aprile), anche ad un ‘piano B’, sul tema del suicidio assistito. A differenza dell’eutanasia, con il suicidio assistito il medico prescrive il farmaco letale al paziente senza una somministrazione diretta. Le condizioni del richiedente che valgono a rendere lecita la prestazione dell’aiuto sono: patologia irreversibile, grave sofferenza fisica o psicologica, dipendenza da trattamenti di sostegno vitale e capacità di prendere decisioni libere e consapevoli. Per poter procedere, tali condizioni, devono aver formato oggetto di verifica in ambito medico affidata a strutture pubbliche del servizio sanitario nazionale previo parere del comitato etico territorialmente competente. 

Quando si è in presenza di una malattia terminale e di una sofferenza “intollerabile” il suicidio assistito non è perseguibile: si fonda su questo cardine un testo di legge che l’ex maggioranza Pd-M5S dovrebbe presentare nei prossimi giorni in Commissione Giustizia e Affari sociali di Montecitorio.

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eutanasia
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