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La solidarietà è virale.

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Umberto Macchi - pubblicato il 16/03/21

Come la società ha dimostrato di esserci in questo anno.

La cronaca di tutti i giorni ci ricorda in maniera incontrovertibile, che sono trascorsi più di dodici mesi, da quando il primo caso di Covid-19 ha fatto breccia nella nostra realtà.
Il resto lo conosciamo tutti: didattica a distanza, smart working, ristoranti chiusi, attività commerciali in difficoltà e tutta una serie di restrizioni che stanno modificando il nostro approccio al conosciuto. Oltre a terribili numeri corrispondenti a persone che non ci sono più.
Cosa abbiamo imparato in questo lungo periodo di difficoltà? Molti opinionisti e testate giornalistiche, come personaggi di spicco, puntano il dito contro la mancanza di un cambiamento in positivo dei nostri usi e costumi, ma mi permetto di smentire questo sentimento, attraverso un mondo che ha registrato con i numeri la realtà dei fatti: il digital.

Il 2021 e questo inizio di 2021 sono in assoluto gli anni in cui la comunicazione social si è resa in maniera preponderante protagonista assoluta del nuovo modo di esserci. Gli stessi social network sono il luogo in cui le persone cercano informazioni specifiche: dirette di sindaci che aggiornano i propri cittadini sul “da farsi”, esponenti politici che lasciano ai social l’arduo compito di proclamare i nuovi decreti attuativi, e gli stessi organi di stampa, che consegnano le proprie veline ad un tweet, a telegram, o una diretta su Twitch, declinando un nuovo modo di dire “comunicazione”. Come ormai abbiamo imparato a conoscere, tutto questo flusso di informazioni, lascia una traccia, sia in chi invia, sia in chi riceve, questa traccia è numerabile.
Quindi, torniamo al punto: dove si trovano allora i numeri positivi che avvalorano la tesi che abbiamo tutti letto in questo lungo periodo, “Andrà tutto bene”? Nei numeri della solidarietà online.
Il principio di solidarietà lega ogni persona al proprio contesto di appartenenza, e trova la sua massima espressione proprio nella parabola del buon samaritano (Lc 10,25-37), dove c’è la spiegazione che l’inclusione riguarda tutte le persone e tutti i popoli. Esattamente cosa è accaduto in questo periodo?

Attraverso Facebook, Gofound.me, Dona.perildono.it e altre piattaforme di crowdfunding (si tratta di un finanziamento collettivo in cui un gruppo di persone investe il proprio denaro per sostenere gli organizzatori di una campagna), sono stati raccolti solo nella prima settimana di emergenza e ad esempio in Lombardia 69 milioni di euro, destinati per la maggior parte agli ospedali (dove il principio di inclusività è sotto il giuramento di Ippocrate, rispetto al 2019 la solidarietà online è aumentata dell’85%.
I numeri ci dicono anche chi sono i donatori: sono i giovani dai 18 ai 35 anni i più numerosi a compiere il click di solidarietà (53.8%), tra questi le donne (61.3%), non si tratta forse di un dato che ci fa credere che “andrà tutto bene”? Dobbiamo ringraziare anche una preziosa campagna di sensibilizzazione effettuata, sempre e solo attraverso i canali social, da parte degli influencer e di alcune serie tv (guardate su piattaforme streaming) che aiutato al messaggio ad arrivare chiaro: la solidarietà può essere più virale del covid.

Tags:
social networksolidarieta
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