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Le 3 virtù di San Giuseppe che ispirarono la vita di San Leonardo Murialdo

LEONARDO MURIALDO

Public Domain

San Leonardo Murialdo.

don Marcello Stanzione - pubblicato il 09/03/21

Murialdo era talmente legato al padre putativo di Gesù, al punto da dedicargli il nome di una Congregazione e il suo motto: “Fare e tacere”

Leonardo Murialdo che la Chiesa festeggia come santo il 30 marzo, nacque a Torino nel 1828 ed ivi morì nel 1900 dopo aver fondato la Pia Società Torinese di San Giuseppe. La sua famiglia è benestante e molto stimata nella Torino ottocentesca. Fama d’integrità di padre in figlio, religione professata e vissuta. 

Ufficiale del re o ingegnere?

A 16 anni dopo lo studio presso I padri Scolopi di Savona, è incerto se diventare ufficiale di re Carlo Alberto o ingegnere. E invece a 23 anni (1851) eccolo ordinato sacerdote, dopo una splendida laurea in teologia all’università di Torino (che all’epoca ha pure la facoltà teologica). Ma non diventa un illustre cattedratico, come molti prevedono. Nel 1857 lo troviamo circondato da ragazzi scatenati e vocianti: dirige un oratorio a Torino, perché glielo ha chiesto l’amico Don Bosco

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Don Bosco, amico di Leonardo Murialdo.

L’esperienza parigina

Poi, all’età di 37 anni, ridiventa “seminarista”, lui e la sua laurea. Ma in un seminario speciale, quello parigino di Saint – Suplice. E’ un’immersione totale nelle novità educative e culturali d’Europa. Guardare oltre il muro di casa, andare oltre le usanze. Questo teologo dall’aspetto di solitario erudito è più avanti del suo tempo. 

E’ un prete ottocentesco – tanto per dire – che pratica nuoto e alpinismo, che invece di discutere di giornali ne fonda uno, ancora vivo al giorno d’oggi, la Voce del Popolo. Tornato da Parigi gli chiedono (no, lo supplicano anche in ginocchio) di salvare il collegio Artigianelli di Torino, un’opera splendida creata da Don Giovanni Cocchi, ma ora sull’orlo della rovina.

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Il Collegio degli artigianelli a Torino.

Il salvataggio del collegio

Lui ne è come atterrito, ma poi accetta “provvisoriamente”. Tremando. Ma non trema più quando si mette all’opera. Nei ragazzi orfani e abbandonati trova ora la ragione di tutte le sue scelte, lo scopo di tutti i suoi studi. I ragazzi valgono tutti i trentaquattro anni di vita che dedicherà loro, con fatiche, affanni, angosce e tanto silenzio. Così salva il collegio. 

La Pia Società di San Giuseppe

Ma scopre che occorre dargli crescita, espansione. E che lui deve perciò trasformarsi in fondatore. Come Don Giovanni Bosco, come il Cottolengo. E così sarà. Nel 1873 fonda la Pia Società Torinese di san Giuseppe, congregazione religiosa ora nota come “Giuseppini del Murialdo”. E dal collegio torinese si arriverà alle case giuseppine del duemila, in Europa., Africa, America. 

Muore in fama di santità

Interviene poi nella questione sociale, stimolando i cattolici del suo tempo a non gridare semplicemente l’allarme contro il socialismo “e poi rimanere nell’inerzia”. Lui vuole quell’ascesa, nel concreto e nell’essenziale, ad esempio prolungando l’obbligo scolastico dai 9 anni ai 12 anni e meglio ancora ai 14 anni. I poveri “ascendono” soltanto col sapere, e bisogna darglielo. 

Leonardo muore consumato dalle fatiche, arricchendo Torino e la Chiesa di “questa santità così semplice, così vera, così silenziosa e così feconda”, come ha detto Paolo VI scrivendo il suo nome tra i santi, il 3 maggio 1970.

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Leonardo Murialdo è diventato santo 51 anni fa.

San Giuseppe e il patrocinio su “poveri e artigiani“

Nel 1873 a Torino, come abbiamo scritto, san Leonardo Murialdo fonda la Congregazione di san Giuseppe, la quale “ha per suo patrono primario san Giuseppe, sposo castissimo di Maria Vergine e padre putativo di Gesù, esercita il suo patrocinio specialmente sui poveri ed artigiani…e su coloro che si accingono alla loro istruzione ed educazione”. 

Silenzio, nascimento, umiltà

Osservano i biografi di san Leonardo Murialdo: “La missione affidata al Murialdo dalla provvidenza fra gli artigianelli e poi fra gli operai cattolici, lo aveva fatto avvicinare di più alla paterna figura di san Giuseppe, modello e patrono dei lavoratori. Ma un’altra ragione, più intima, spiega la sua accesa devozione per il santo Patriarca. Il silenzio, il nascondimento, l’umiltà, che furono la parte assegnata allo sposo verginale di Maria nel piano della redenzione, lo spirito di vita interiore, che lo fecero partecipe dei segreti di Dio. Quel “fare e tacere” quasi incarnato in san Giuseppe, quali risonanze suscitavano nell’animo del Murialdo!”

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San Giuseppe e Gesù Bambino.

“Fare e tacere”

Nel motto che si era scelto: “Fare e tacere” si nasconde la sintonia degli animi, ossia la sua personale affinità spirituale con san Giuseppe, del quale ammirava e imitava l’unione con Dio, il silenzio interiore, la laboriosità, la calma, la serenità, la pace e la gioia”.

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