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«”Cara” Lisa, oggi morirai con l’iniezione letale»: la lettera-choc alla condannata.

DEATH PENALTY

PAUL BUCK | AFP

Don Fortunato Di Noto - pubblicato il 15/01/21

La pena di morte è un retaggio di una mentalità basata sulla vendetta, possiamo indorare la pillola, ma resta una tragedia

Una condanna a morte già eseguita; la condannata a morte si chiamava Lisa Montgmery, uccisa il 13 gennaio nel carcere dell’Indiana dopo l’ultima sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti. Pena di morte con iniezione letale; per la cronaca era da 70 anni che non si uccideva una donna.

Una catena di ferite e morte

Lisa aveva compiuto un delitto atroce: indicibile per la sua crudeltà. La storia di Lisa è piena di sofferenza, abusi abbandoni, con una infermità mentale che l’accompagnava da anni. Si attendeva una nuova perizia psichiatrica.
Una storia di dolore e di sofferenza che, forse, se gestita nel migliore dei modi, non generava tanta atrocità, dolore e morte.
Stupisce e genera una sorta di stordimento quel ‘cara’ nella lettera che annunciava la sentenza di morte.
Quel ‘cara’ normalmente si dice e si scrive a chi uno ama, lo protegge, lo accudisce, lo stima e lo ‘coccola’. È cinico scrivere ‘cara’ da parte di chi esegue una sentenza di morte.

WYROK WYKONANY, LISA MONTGOMERY
Wyandotte County Sheriff's Department / AFP | AVN Photo Lab/Shutterstock

Il Magistero è contro la pena di morte

La dignità della persona non si perde mai, anche quando si commette “il peggiore dei crimini”. La vita è un dono da proteggere ed è “fonte di tutti gli altri doni e di tutti gli altri diritti”. “La convinzione di offrire anche al colpevole la possibilità di pentimento non può essere mai abbandonata”. Indicando questa triplice prospettiva, quella della dignità della persona, del dono della vita e della possibilità di pentimento, Papa Francesco rinnova (si ascolti il videomessaggio di Papa Francesco al 7° Congresso Mondiale contro la pena di morte, Bruxelles 27 febbraio 2019).

La Chiesa è in prima linea e non è sola, nel combattere la pena di morte e chiedere agli Stati di abolirla: 142 Stati nel mondo lo hanno già fatto, altri (e sono tanti) continuano ad applicarla.


DEATH

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Ma quello che è ‘cinico’ è quel ‘cara‘, scritta in una ufficiale lettera che comunica che, in questo caso Lisa, morirà con una iniezione letale.

Trovo irritante anche se apparentemente ‘cortese’ il fatto che si utilizza una parola carica di ben altro significato: un aggettivo che rimanda alle persone a cui noi vogliamo bene, li rispettiamo, il cuore batte e vibra per l’ altro, corro in aiuto, il pensiero si strugge solo al pensiero di te che esisti e che desidero che tu viva a lungo.
Quando le parole perdono di significato, perdono di vita e sappiamo quanto le parole possono ingannare, uccidere e far vivere.

Fino all’ultimo qual cara ha falsificato la già erronea percezione della vita e della dignità umana.

Ferisce chi ha a cuore l’umanità dell’altro, anche se ferita e ha ferito.

In quel ‘cara’ si è manifestato un atteggiamento ‘dispregiativo’, una fake emotiva ingannevole e quanto mai non umana: un anticamera della morte. Ed è stata così.

In quel ‘sinceramente’ si è focalizzata la nostra incapacità di amare l’altro e nel non rispettare il suo terreno ‘anche se macchiato rosso di sangue e di peccato’; rosso scarlatto che può trasformarsi in neve che si scioglie al sole. In nuova vita se aiutiamo chi per le ragioni misteriose del male, ha rifiutata e fatto del male.
Partiamo dalla parole per costruire una società rispettosa e degna di essere umana.

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