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Lo sapevi che la parola desiderio deriva da stelle?

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Chiara Bertoglio - pubblicato il 07/01/21

Mi ha sempre affascinato che la parola "desiderio" venga da sidera, le stelle. I Magi sono esseri umani che sanno "perdere tempo" a scrutare e contemplare, a studiare e a incantarsi davanti al firmamento. Coltivano nel loro cuore il "de-siderio". E la stella che seguono li porta a Betlemme.

Mi ha sempre affascinato che la parola “desiderio” venga da sidera, le stelle. C’è qualcosa di incantevole nel firmamento stellato, di cui tutti coloro che vivono nelle nostre grandi città tristemente si privano. E c’è anche un richiamo profondo nel cielo punteggiato di gemme luminose, qualcosa di infinitamente Altro ma che sentiamo anche realmente vicino; un po’ come se quelle stelle lontane fossero un po’ anche nostre, o noi fossimo un po’ anche loro.

Forse da sentimenti come questi nacque il sentimento religioso; l’incanto dell’uomo che si stupisce della bellezza e dell’immensità del creato, si sente parte di qualcosa di stupendo e sa che tutto questo non può venire da lui. “Fratelli, sopra le stelle deve abitare un caro Padre”, dice Schiller nell’Inno alla gioia, rivestito di musica meravigliosa da Beethoven.

I Magi sono esseri umani che sanno “perdere tempo” a scrutare e contemplare, a studiare e a incantarsi davanti al firmamento. Coltivano nel loro cuore il “de-siderio”; non appiattiscono la loro vita sulla terra, ma sanno cercare la bellezza in quel sentimento inesprimibile di nostalgia, ricerca, struggimento e meraviglia. E così sanno vedere qualcosa di diverso, un “segno” in quel firmamento, qualcosa di diverso e di cui intuiscono che ha un significato.


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Se le stelle dicevano loro che non tutto si esaurisce nella realtà della terra che conosciamo, quel segno nel firmamento viene da loro interpretato proprio come un “segno”, un’icona che rimanda a qualcos’altro. E la stella che seguono nel suo cammino li porta a Betlemme.

E qui entra in gioco la fede. Perché è relativamente facile intuire la trascendenza e il mistero in un segno nel firmamento; molto meno facile vederli in qualcosa di tanto ordinario e tanto semplice come un neonato. Verrebbe da adorare il segno celeste, la stella meravigliosa; e invece quello è un segno, e colui che essa indica è la creatura più piccola, fragile e “normale” che conosciamo. Non c’è essere umano che non sia stato bambino, mentre non c’è essere umano che sia stato stella. E invece quel bambino è il creatore delle stelle.

“Se tu squarciassi i cieli e scendessi”, sospira un versetto della Bibbia. E questo è accaduto; e anche la stella più luminosa e incantevole del firmamento rende omaggio al Dio che sorride in braccio alla sua Mamma.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO DA CHIARA BERTOGLIO

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