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A cosa somiglia davvero il Paradiso secondo san Giovanni Paolo II

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Le Tintoret [Public domain]

Tintoretto, Il Paradiso

Philip Kosloski - pubblicato il 27/11/20

Le descrizioni del Paradiso immaginate dagli uomini non sono mai all'altezza della realtà, riteneva il santo papa polacco: propriamente parlando, infatti, il Paradiso non è un posto “nel cielo”, ma una relazione intima ed eterna con Dio.

Il Regno eterno è spesso rappresentato, nella pittura o nelle altre arti, come un luogo fisico, tipicamente “tra le nuvole”. Eppure queste illustrazioni del Paradiso non sono sufficienti e non ci incoraggiano a lanciarci sul cammino verso la nostra vera Patria. San Giovanni Paolo II ha evocato l’argomento delle numerose visioni del Paradiso nell’udienza generale del 21 luglio 1999. Il pontefice spiegò che il regno eterno non è un luogo nel cielo, sopra le nostre teste, ma una relazione unica e incorruttibile con Dio.

Nel quadro della Rivelazione sappiamo che il “cielo” o la “beatitudine” nella quale ci troveremo non è un’astrazione, neppure un luogo fisico tra le nubi, ma un rapporto vivo e personale con la Trinità Santa. È l’incontro con il Padre che si realizza in Cristo Risorto grazie alla comunione dello Spirito Santo. Occorre mantenere sempre una certa sobrietà nel descrivere queste ‘realtà ultime’, giacché la loro rappresentazione rimane sempre inadeguata. Oggi il linguaggio personalistico riesce a dire meno impropriamente la situazione di felicità e di pace in cui ci stabilirà la comunione definitiva con Dio.

Questa definizione è molto complessa da cogliere, perché essa non riflette le nostre attese terrene di quel che il Paradiso potrebbe essere. Ad ogni modo, questo legame personale con Dio costituisce quel che desideriamo realmente e quel che colmerà le nostre mancanze più profonde.

Quando sarà passata la figura di questo mondo, coloro che hanno accolto Dio nella loro vita e si sono sinceramente aperti al suo amore almeno al momento della morte, potranno godere di quella pienezza di comunione con Dio, che costituisce il traguardo dell’esistenza umana. Come insegna il Catechismo della Chiesa Cattolica, “questa vita perfetta, questa comunione di vita e di amore con la Santissima Trinità, con la Vergine Maria, gli angeli e tutti i beati è chiamata ‘il cielo’. Il cielo è il fine ultimo dell’uomo e la realizzazione delle sue aspirazioni più profonde, lo stato di felicità suprema e definitiva” (n. 1024).

Rallegriamoci che il Paradiso non sia un luogo pieno di nuvole ma una relazione vera e in unione perfetta con Dio e con tutti quanti sono già uniti a lui. È il “luogo” della felicità ultima, perché riposiamo in tutta serenità sul cuore di Dio che ci ama. Anche senza comprendere tutto, possiamo credere senza dubbio che si tratti di un luogo di luce, di gioia e di pace.

Quel che i grandi santi dicono del Paradiso:

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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magisteroparadisosan giovanni paolo ii
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