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Il prezzo che le donne stanno pagando a causa della pandemia

POOR WOMAN,

Eakachai Leesin | Shutterstock

Silvia Lucchetti - pubblicato il 06/11/20

Caritas e Focsiv lanciano un progetto di sensibilizzazione e sostegno per difendere i diritti e la dignità delle donne in tutto il mondo diventate ancora più vulnerabili a causa della pandemia

Sull’ultimo numero di Famiglia Cristiana viene presentata la campagna di sensibilizzazione e sostegno che le due grandi organizzazioni cattoliche Caritas e Focsiv hanno lanciato a favore della tutela delle donne, diventate ancora più vulnerabili a causa della pandemia e delle conseguenze economiche e sociali che sta determinando.

Donne e ragazze condannate a vivere in povertà

Questa la loro premessa al varo dell’iniziativa “Dacci il nostro pane quotidiano”, che si propone di sostenere 60 progetti specialmente nei Paesi più poveri:

La pandemia sta aumentando disuguaglianze e vulnerabilità in ambito sociale, politico e nei sistemi economici. Le donne e le ragazze, in particolare, sono sempre più vittime di sistemi ingiusti e discriminatori: guadagnano meno, risparmiano meno e sono occupate in lavori precari e informali, spesso condannate a vivere in povertà. (Ibidem)

Aumento della mortalità materna e neonatale

E il prezzo che stanno pagando a causa del Coronavirus comporta anche un significativo aumento della mortalità materna e neonatale:

Secondo una recente analisi pubblicata dalla rivista scientifica Lancet Global Health si stima che una riduzione dei servizi per la salute materna, pari al 10-18%, può portare a 12 mila morti in più nei paesi più poveri. (Famiglia Cristiana)

L’ispirazione è venuta dall’enciclica Fratelli tutti

L’iniziativa trae ispirazione dall’ultima enciclica del Pontefice, Fratelli tutti, e in particolare da questo passaggio:

L’organizzazione delle società in tutto il mondo è ancora lontana dal rispecchiare con chiarezza che le donne hanno esattamente la stessa dignità e identici diritti degli uomini. A parole si affermano certe cose, ma le decisioni e la realtà gridano un altro messaggio. E’ un fatto che doppiamente povere sono le donne che soffrono situazioni di esclusione, maltrattamento e violenza, perché spesso si trovano con minori possibilità di difendere i loro diritti.

Si aggrava il lavoro di assistenza e cura a carico delle donne

Parole ancora più drammaticamente vere in questo momento in cui si aggrava il lavoro di assistenza e cura per gran parte in carico alle donne, ma modestamente retribuito. Devono seguire i bambini che sono costretti a disertare la scuola, assistere gli anziani che rappresentano la fascia della popolazione più colpita dal virus, mentre i servizi socio-assistenziali si rivelano sempre più oberati e non in grado di rispondere alle maggiori esigenze della popolazione.




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Penalizzate da stipendi più bassi

Già prima dello scoppio della pandemia i dati evidenziavano come a livello mondiale nella fascia 25-64 anni godesse di impieghi retribuiti il 94% degli uomini a fronte del 63% delle donne, penalizzate anche da stipendi più bassi. In Europa gli ultimi dati Eurostat evidenziano una differenza salariale fra lavoratori maschi e femmine del 15%.

Mentre in Asia del sud, nell’Africa sub-sahariana e in America Latina rispettivamente l’80% , il 74% e il 54% delle donne sono coinvolte in occupazioni informali in assenza di protezioni sociali e con retribuzioni estremamente modeste.

A causa dei limiti alla mobilità e dell’isolamento sociale si è determinata una coesistenza domestica obbligata delle donne con i loro maltrattatori, e tutto questo in coincidenza con l’aumentata carenza dei servizi per la loro tutela.

Quasi 500 mila ragazze in più nel mondo potrebbero essere state costrette al matrimonio forzato

Il panorama che si delinea a tinte sempre più fosche viene così tratteggiato dalle due organizzazioni:

Nel 2019 sono state 243 milioni le donne vittime di abusi e violenze, un numero che si stima sia in forte aumento a causa della pandemia. In Francia, ad esempio, si è stimato un aumento del 30%, il 25% in Argentina e così in Cipro e Singapore. Ancora più difficile analizzare la situazione nei Paesi impoveriti, dove molte donne sono escluse dai sistemi di protezione sociale.

Senza contare che alcuni studi stimano che nel 2020 quasi 500 mila ragazze in più nel mondo potrebbero essere state costrette al matrimonio forzato per effetto delle conseguenze economiche della pandemia, alle quali si aggiungeranno un milione in più di gravidanze precoci, causa principale di morte per le ragazze tra i 15 e i 19 anni. (

Famiglia Cristiana)




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“Le donne possono essere portatrici di pace e rinnovamento”

Il problema da affrontare non è solo quello di colmare o attenuare le disuguaglianze presenti da lungo tempo, ma quello di edificare una società più giusta in cui, come sottolineato da Papa Francesco “le donne possono essere portatrici di pace e rinnovamento” e rappresentare “una presenza che, con umiltà e coraggio, sa comprendere e accogliere le novità e generare la speranza di un mondo fondato sulla fraternità”.

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caritasdonnepandemia
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