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India: il suicidio degli adolescenti senza uno smartphone per studiare

Photo by Narayan Maharjan/NurPhoto

Silvia Lucchetti - pubblicato il 09/10/20

Il preoccupante fenomeno di ragazze e ragazzi che si tolgono la vita per l’angoscia di non poter seguire le lezioni on-line e sperare in un futuro migliore

Anche in India la pandemia da Covid-19 ha costretto scuole ed università a rinunciare alle lezioni in presenza e convertirle in contributi erogati on-line, ma non tutti in questo Paese così povero sono in grado di permettersi uno smartphone o un laptop, oppure – quando ciò fosse possibile – di avere accesso ad una connessione internet stabile.

Senza smartphone per seguire le lezioni

Questa situazione, che impedisce a molti studenti di classi non abbienti di studiare proficuamente – poiché la crescita culturale rappresenta per la gran parte di essi l’unico “ascensore sociale” a disposizione per sperare in un futuro migliore di quello a cui sono andati incontro i loro genitori, genera reazioni emotive molto forti che in non pochi casi si stanno rivelando drammatiche.

Suicidi di adolescenti, sono di più le ragazze

L’edizione del 2 ottobre di Asia News riporta alcuni casi di suicidio portati a termine, specialmente da parte di ragazze che probabilmente vivono in modo ancora più catastrofico l’impossibilità di studiare in vista di un riscatto sociale.

INDIAN GIRL,
ArnavIG | Shutterstock

15 anni si è impiccata in casa

Il 23 settembre, nel villaggio di Ond, a 10 km dalla città di Karad, nel distretto di Satara, nel Maharashtra (lo Stato indiano più colpito dalla pandemia), una ragazza di 15 anni si è impiccata dopo l’ennesima richiesta di poter avere uno smartphone. La madre della giovane, bracciante agricola, non poteva permettersi quanto divenuto indispensabile alla figlia per studiare dal momento che il reddito familiare era appena sufficiente per la sopravvivenza. Quando la ragazza ha ricevuto dal genitore la conferma dell’impossibilità al momento di acquistare lo smartphone, con l’invito a pazientare fino al momento in cui ci sarebbe stato il denaro sufficiente, è esplosa la disperazione che l’ha determinata ad impiccarsi in casa.

Il caso della studentessa universitaria

Ma questo episodio non è certo l’unico registrato in India. Agli inizi di settembre nel Bengala occidentale una studentessa universitaria di 20 anni si è suicidata perché fortemente angosciata dal non poter avere uno smartphone con cui frequentare le lezioni on-line. Nel Kerala a giugno una ragazza della decima classe è morta suicida:

(…) aveva un televisore a casa ma non funzionava. Mi ha detto che doveva essere riparato, ma non sono riuscito a farlo. Non potevo nemmeno permettermi uno smartphone (Ibidem)

Così ha riferito il padre della ragazza, un lavoratore giornaliero con scarso reddito, ancor più limitato durante il lockdown. Questo genitore, di fronte alla tragedia, dimostrando di non riuscire a comprendere perché la figlia si sia determinata a suicidarsi aggiunge:

Non so perché l’abbia fatto. Ho detto che avremmo potuto esaminare opzioni, come andare a casa di un amico (asianews)

Problemi di connessione

Nelle aree rurali del Paese, anche quei pochi studenti più fortunati le cui famiglie possono metter loro a disposizione gli strumenti tecnologici necessari per continuare a seguire le lezioni si confrontano con il grave ostacolo dei problemi di connettività, il che fa sentire a questi ragazzi e ragazze una pressione ancora più elevata affinchè si adattino e siano maggiormente competitivi in questi tempi così difficili.




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La testimonianza di Fratel Joseph

Fratel Joseph, direttore della St. Catherine of Siena School and Orphanage, Welfare Society for Destitute Children, Bandra Mumbai, ha raccntato ad Asia News:

Oggi abbiamo acquistato 10 telefonini. Le persone non hanno soldi per mangiare e come possono trovare soldi per gli smartphone. La fame è in aumento … Continuiamo a distribuire pranzi agli indigenti, e le file sono in aumento. Fin da quando è iniziato il lockdown, St. Catherine ha servito più di 100mila pasti agli indigenti. Siamo testimoni di povertà e fame nelle nostre aree urbane. (Ibidem)

Anche tanti ragazzi giovani si sono tolti la vita

L’elenco di suicidi di adolescenti riportati nell’articolo è ancora molto lungo e riguarda anche casi di giovani maschi: il fattore scatenante del gesto rimane sempre lo stesso, la disperazione per le difficoltà divenute insormontabili – per questi ragazzi appartenenti alle fasce più povere della popolazione – di accesso all’istruzione, vista come unica prospettiva per una vita più degna di quella che finora hanno condotto con la propria famiglia.

L’India è il secondo paese più colpito dal Covid-19

L’India è attualmente il secondo Paese più colpito dal coronavirus dopo gli Usa, avendo superato anche il Brasile, ed il primo al mondo per velocità di diffusione dell’epidemia (90.000 casi al giorno), con oltre 6 milioni di contagiati e circa 110.000 morti dichiarati, stima quest’ultima considerata assolutamente inattendibile per difetto.

INDIAN BOY WITH MEDICAL MASK,
Kunal Mahto | Shutterstock

Un campanello d’allarme anche per l’Occidente

Di fronte a questa immane tragedia il suicidio di alcuni giovani per l’impossibilità di continuare a seguire gli studi rischia di passare quasi inosservato in un Paese dove le differenze di status socio-economico sono da sempre abissali, ma deve rappresentare un forte campanello di allarme anche per le nostre società occidentali che, sotto la spinta degli effetti generati dalla pandemia, corrono il concreto pericolo di vedere allargarsi a dismisura il divario fra ricchi e poveri, generando nelle giovani generazioni – già segnate dalle pre-esistenti difficoltà nella ricerca di lavoro – intollerabili sentimenti di frustrazione e rabbia di fronte alla prospettiva dell’assenza di opportunità per sperare in un futuro dignitoso.

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