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Il Papa: non vivere e pregare come se Dio e i poveri non esistessero

Antoine Mekary | ALETEIA

Vatican News - pubblicato il 21/10/20

Nella catechesi dell’udienza generale, Papa Francesco conclude la riflessione sui Salmi, inserita nel ciclo sulla preghiera, e sottolinea che il Salterio ci insegna ad invocare Dio per noi, ma anche per i fratelli e per il mondo. E spiega le precauzioni dovute alla pandemia, che non gli permettono di scendere a salutare i fedeli

I salmi ci insegnano a pregare in prima persona, per noi stessi, ma anche per la salvezza dei fratelli e del mondo e ci possono aiutare a vincere la tentazione dell’”empietà”, “cioè di vivere, e forse anche di pregare, come se Dio non esistesse, e come se i poveri non esistessero”. Così Papa Francesco completa la catechesi sui Salmi iniziata mercoledì scorso e inserita nel ciclo sulla preghiera, in un’aula Paolo VI dove la presenza dei fedeli è limitata e in sicurezza, secondo le norme anticontagio dovute alla pandemia.

Non posso salutarvi da vicino, ma siamo vicini

Nell’introduzione spiega di non poter scendere tra i pellegrini per salutarli “perché succede che ogni volta che io mi avvicino, voi venite tutti insieme e si perde la distanza e c’è il pericolo per voi del contagio”, “ma sappiate che io sono vicino a voi con il cuore”. Riferendosi poi ad un bambino che piangeva durante le letture iniziali, ricorda di non fermare quel piccolo lamento, nemmeno in Chiesa “perché è la voce che attira la tenerezza di Dio” su di noi e con noi.

La preghiera: salvezza dell’essere umano

L’ “empio”, spiega il Papa, che nei salmi compare come figura negativa, “è la persona senza alcun riferimento al trascendente, senza alcun freno alla sua arroganza, che non teme giudizi su ciò che pensa e ciò che fa”. Viene usato come esempio di tutto quello che la vera preghiera non deve essere, presentandola invece “come la realtà fondamentale della vita”

Il riferimento all’assoluto e al trascendente – che i maestri di ascetica chiamano il “sacro timore di Dio” – è ciò che ci rende pienamente umani, è il limite che ci salva da noi stessi, impedendo che ci avventiamo su questa vita in maniera predatoria e vorace. La preghiera è la salvezza dell’essere umano.

La falsa preghiera, fatta solo per farsi ammirare

La preghiera fasulla, chiarisce Francesco, è invece quella “fatta solo per essere ammirati dagli altri”, che Gesù ha più volte criticato. E’ quella di chi prega “stancamente, in maniera abitudinaria, come i pappagalli”. Ma quando “il vero spirito della preghiera è accolto con sincerità e scende nel cuore, allora essa ci fa contemplare la realtà con gli occhi stessi di Dio”.

La preghiera è il centro della vita. Se c’è la preghiera, anche il fratello, la sorella, diventa importante. Un antico detto dei primi monaci cristiani così recita: «Beato il monaco che, dopo Dio, considera tutti gli uomini come Dio». Chi adora Dio, ama i suoi figli. Chi rispetta Dio, rispetta gli esseri umani.

Non è un calmante, la vera preghiera responsabilizza

Per questo, prosegue il Pontefice, “la preghiera non è un calmante per attenuare le ansietà della vita; o, comunque, una preghiera di tal genere non è sicuramente cristiana”. Piuttosto, ricorda, “la preghiera responsabilizza. Lo vediamo chiaramente nel “Padre nostro”, che Gesù ha insegnato ai suoi discepoli”. E in questo, il Salterio, la raccolta dei salmi, è una grande scuola. Il salmista non usa sempre “parole raffinate e gentili”, e spesso si sentono “le cicatrici dell’esistenza”. Eppure, anche le preghiere “più intime e personali”, sono state usate prima nel Tempio e poi nelle sinagoghe. Lo ricorda anche il Catechismo: “Le espressioni multiformi della preghiera dei salmi nascono ad un tempo nella liturgia del Tempio e nel cuore dell’uomo”.

La preghiera dall’ombra di una chiesa alle strade

In questo modo, ribadisce Papa Francesco, “la preghiera personale attinge e si alimenta da quella del popolo d’Israele, prima, e da quella del popolo della Chiesa, poi”. E i salmi, scritti in prima persona, “che confidano i pensieri e i problemi più intimi di un individuo, sono patrimonio collettivo, fino ad essere pregati da tutti e per tutti”.

La preghiera dei cristiani ha questo “respiro”, questa “tensione” spirituale che tiene insieme il tempio e il mondo. La preghiera può iniziare nella penombra di una navata, ma poi termina la sua corsa per le strade della città. E viceversa, può germogliare durante le occupazioni quotidiane e trovare compimento nella liturgia. Le porte delle chiese non sono barriere, ma “membrane” permeabili, disponibili a raccogliere il grido di tutti.


Pope Audience

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Pregare per i deboli e per il futuro dell’uomo

Nella preghiera del Salterio, continua il Papa, il mondo è sempre presente. Si da’ voce “alla promessa divina di salvezza dei più deboli”, quando il salmi recita “ecco, mi alzerò – dice il Signore – metterò in salvo chi è disprezzato”. Si ammonisce sul pericolo delle ricchezze mondane, perché “l’uomo nella prosperità non comprende, è come gli animali che periscono”. O, ancora, i salmi “aprono l’orizzonte allo sguardo di Dio sulla storia”, ricordando che il Signore “rende vani i progetti dei popoli. Ma il disegno del Signore sussiste per sempre, i progetti del suo cuore per tutte le generazioni”.

Non si può pregare Dio e non amare il fratello

Insomma, conclude Francesco, “dove c’è Dio, ci dev’essere anche l’uomo”. Lo ricorda con forza la Sacra Scrittura: “Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo. Lui ci aspetta sempre”. E’ un bugiardo chi dice: “Io amo Dio” e odia suo fratello. La Scrittura “ammette il caso di una persona che, pur cercando Dio sinceramente, non riesce mai a incontrarlo; ma afferma anche che non si possono mai negare le lacrime dei poveri, pena il non incontrare Dio”. Questo, sottolinea il Pontefice, “è ateismo pratico”.

Dio non sopporta l’“ateismo” di chi nega l’immagine divina che è impressa in ogni essere umano. Non riconoscerla è un sacrilegio, è un abominio, è la peggior offesa che si può recare al tempio e all’altare.

L’empietà é vivere come se Dio e i poveri non ci fossero

La preghiera dei salmi ci aiuti, è l’auspicio finale di Papa Francesco, “a non cadere nella tentazione dell’ ‘empietà’, cioè di vivere, e forse anche di pregare, come se Dio non esistesse, e come se i poveri non esistessero”.

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