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Lettera dall'ospedale, un arcivescovo racconta la sua esperienza con il coronavirus

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@arzobispadodeasuncion

Rodrigo Houdin - pubblicato il 19/10/20

Edmundo Valenzuela, arcivescovo di Asunción (Paraguay) e uno dei quattro scelti dal Papa per la redazione finale del Sinodo Panamazzonico, racconta in esclusiva ad Aleteia come affronta la malattia

L’arcivescovado di Asunción (Paraguay) ha reso noto lunedì scorso che Edmundo Valenzuela era ricoverato per Covid-19, il che ha suscitato allarme visto che avendo 75 anni è in quella che i medici definiscono fascia a rischio.

Da una delle sale dell’Ospedale Universitario dell’Università Cattolica di Asunción, Valenzuela riferisce attraverso una lettera cordiale inviata in esclusiva ad Aleteiala sua esperienza con il virus che è già costato la vita a migliaia di persone in tutto il mondo.

“Questo periodo è per me un’opportunità magnifica per accettare la volontà di Dio. Sottopormi al riposo, alla preghiera, alla contemplazione e al contatto virtuale. Obbedire ai medici. Riposare e pregare per i malati”, indica.

Qualche mese fa, Papa Francesco ha confermato Valenzuela per altri due anni come massima autorità della Chiesa in Paraguay, dopo che il presule aveva presentato la sua rinuncia avendo compiuto 75 anni, età massima per esercitare delle funzioni in una diocesi.

L’arcivescovo sudamericano è considerato uno degli uomini di fiducia del Pontefice, che durante l’ultimo Sinodo sull’Amazzonia lo ha nominato uno dei suoi quattro rappresentanti nella redazione del documento finale.

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La sua esperienza particolare con il virus

Nella sua lettera indirizzata ad Aleteia, Valenzuela ha raccontato che nel bel mezzo dell’attività pastorale che svolge in modo costante ha iniziato a sentire alcuni sintomi della malattia, a cominciare da tosse e congestione nasale, per cui ha deciso di condividere la questione con gli altri fratelli di comunità nell’arcivescovado.

Il presule ha ricordato di aver visitato la casa di una famiglia in compagnia del cancelliere, padre Reinaldo Roa, e dopo qualche giorno quelle persone erano risultate positivo al test del Covid-19, per cui hanno fatto subito il test. “Il suo ha dato esito negativo, il mio positivo”, ha detto.

Su raccomandazione del suo medico, Valenzuela è stato ricoverato nell’Ospedale Universitario, dove le sue condizioni evolvono in modo favorevole.

“Mi sono sottoposto a tutte le indicazioni mediche: ispezione toracica, isolamento in una stanza, una serie di farmaci intravenosi antiossidanti mediante il siero, controllo frequente del sangue e dei parametri vitali, ecc. La tosse è scomparsa la terza notte di ricovero. Niente febbre, niente mal di testa o di gola. Solo un malessere alla schiena, per via di un piccola infezione polmonare provocata dal virus, che viene attaccata dalla serie di farmaci”, ha riferito.

Come affronta il Covid dall’ospedale

“Il primo sabato ho chiesto la Santa Comunione. La domenica e il lunedì ho celebrato la Santa Messa nella mia stanza. Ho recitato ogni giorno il Santo Rosario, la Liturgia delle Ore. Ho inviato ai miei contatti le informazioni importanti ricevute da altri, tra cui la Parola di Dio meditata”.

Valenzuela ha anche segnalato che nei giorni di ricovero si è preso il tempo per rispondere a una grande quantità di messaggi. “Questo ha richiesto tempo, ma bisogna rispondere ai saluti, alle preghiere, agli auguri di miglioramento che mi facevano arrivare ogni giorno”, ha aggiunto.

L’arcivescovo paraguayano ha segnalato che una delle cose che ha imparato sul virus è il fatto che è “traditore” quando non lo si prende sul serio. “C’è chi è morto per non essersi fatto visitare subito, e ha avuto complicazioni con le malattie di cui già soffriva”, ha avvertito.

Il religioso non si è fatto sfuggire l’opportunità di ringraziare i medici che lo assistono e ha detto di ritenersi un privilegiato, sapendo che altri possono non ricevere le stesse attenzioni.

“Questo sottolinea la grave struttura di ingiustizia nel campo della salute, nonostante tutti i nuovi sforzi del Ministero della Salute Pubblica del Paese per privilegiare l’assistenza medica con nuovi centri ospedalieri e destinare una gran quantità di dollari a questo scopo”.

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Il suo lavoro pastorale in tempi di Covid-19

Nella sua lettera, Edmundo Valenzuela sottolinea che “per grazia di Dio” a 75 anni gode di buona salute, il che gli permette di visitare periodicamente le parrocchie vicine e di celebrare la Santa Messa.

L’arcivescovo ha spiegato che prima delle sue visite alle parrocchie in genere svolge delle riunioni con i sacerdoti a cui sono affidati per conversare personalmente con loro, conoscere la realtà della comunità e conoscere lo stato personale delle varie sedi religiose.

“Questi incontri mi hanno permesso di avere una maggiore vicinanza a ogni sacerdote in un clima di grande fiducia e fraternità. Credo che sia uno dei servizi più importanti per il bene del clero”, ha sottolineato.

Valenzuela ha indicato che si è sottoposto a questo compito per tutto il tempo in cui è durata la quarantena per il Covid-19 in Paraguay, il che ha significato il contatto con molte persone, ma sempre rispettando le misure sanitarie.

“Non ho mai avuto paura di contagiarmi. Insistevo anche sul fatto che la gente superasse la paura del contagio, visto che i mezzi di comunicazione con il loro bombardamento quotidiano paralizzano la mente delle persone con qualche malattia di base o degli anziani”, ha riferito.

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