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Donus, una start up per essere vicini ai defunti sepolti lontano da noi

DONUS, START UP

Donus

Annalisa Teggi - pubblicato il 21/09/20

Due giovani siciliani hanno dato vita a un progetto nato da un loro desiderio: poter portare fiori sulla tomba dei propri cari, anche quando si vive lontani dal luogo in cui sono sepolti. Oggi diventa possibile.

«Penso quindi dono» è un eccellente pay off, cioé descrive bene la vocazione di questo progetto. Il pensiero non è quella cosa che, come il famoso cane, si morde sempre la coda e rimugina su se stesso; i nostri pensieri più comuni sono affollati – anzi, sovraffollati – di presenze. Il pensiero ospita e si spalanca.


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Accorciare le distanze con il cielo

Si dice spesso che il tempo di crisi dia concime a buone idee nuove, oggi siamo felici di raccontarvi della nascita di una start up che in mezzo alla pandemia vuole scommettere su un contatto, e proprio su quello che può sembrare difficile anche senza l’obbligo del distanziamento sociale: l’abbraccio ai nostri defunti. L’idea dietro il progetto Donus è proprio questa, poter tradurre in dono il pensiero di affetto a un proprio caro che non c’è più. E l’impossibilità concreta di farlo è una situazione diffusissima: molti abitano lontano dalla propria terra d’origine e non possono recarsi fisicamente al cimitero dove sono sepolti i propri parenti, magari qualcuno ha un amico che è sepolto in una città lontana dalla propria. Sarebbe bellissimo poter far arrivare loro un mazzo di fiori, pensato e confezionato secondo il gusto e desiderio di chi lo dona. Ed è questo il servizio che offrirà Donus, ma non solo. L’anima della start up sono due giovani siciliani, Roberto Mattina e Francesco Nicosia, e per ora il progetto verrà attivato nella città di Catania, ma l’ipotesi è quella di renderlo disponibile in tutta Italia.

E siamo felici che ci sia anche lo zampino piccolo di Aleteia, in questa opera che sboccia.

DONUS, START UP
Donus

Mani che donano

Federica è diventata mamma da otto mesi di una deliziosa bambina di nome Chiara. Da un po’ di tempo racconta la sua quotidianità di moglie e giovane donna di fede su un blog che ospitiamo su For Her. È una voce preziosa la sua, di quelle che non usano la scrittura per mettere barriere, si dona con purezza e profondità. Proprio lei ci ha contattato per raccontarci che qualcuno non è rimasto indifferente al suo modo di scrivere e l’ha coinvolta in questa avventura che inizia da Catania. Le ho chiesto cosa è Donus e perché ha deciso di esserne parte:

Dopo aver letto i miei articoli su Aleteia e sul mio blog, mi ha contattato Roberto che ha ideato questo progetto. Ha apprezzato la mia scrittura e mi ha detto che per l’idea che aveva in mente gli mancava qualcuno che seguisse l’aspetto della comunicazione. Quando mi ha raccontato di cosa si trattava, ne sono rimasta subito entusiasta. L’obiettivo di questo progetto è forte proprio in questo tempo in cui si parla solo di distanza. Siamo stati per tanto tempo a distanza dai nostri parenti, in molti non hanno potuto neppure dare un estremo saluto ai propri defunti. E quando il pensiero va a chi è deceduto, la distanza sembra incolmabile perché non è più su questa terra. La start up di Roberto nasce da un suo desiderio personale, e da quello di un suo caro amico d’infanzia che si chiama Francesco: vivono rispettivamente in Ungheria e Lombardia, entrambi lontani dalla loro terra d’origine e non possono recarsi al cimitero dove sono sepolti i loro parenti. Si sono resi conto che non esiste, ad oggi, un servizio di fiducia che si curi di colmare questo vuoto. L’idea è quindi quella di offrire a chi è lontano la possibilità di onorare la tomba dei propri cari, confezionando un mazzo di fiori in base alle preferenze personali e anche svolgendo una ricerca, nel caso non si conosca la posizione esatta del luogo di sepoltura del defunto. L’ho sentito subito mio questo progetto perché ho perso mia nonna durante i mesi di lockdown, non è stato possibile farle il funerale e io non sono potuta andarla a trovare al cimitero. Sono contenta di essere parte di un’iniziativa che può costruire un modo nuovo di avvicinare le persone ai propri cari in Cielo, mi ha convinta l’ipotesi di lavorare per creare un legame proprio in un momento in cui l’emergenza ci fa prestare attenzione solo al distanziamento, ma ci costringe anche a ripensare al valore di gesti che, nel momento in cui sono venuti a mancare, sono tornati ad essere importanti.
DONUS, START UP, PEOPLE
Donus

Traducendo in pratica questa bella ipotesi umana, e profondamente cristiana, diciamo che il cliente potrà accedere a un sito di facile uso in cui confezionare virtualmente il proprio dono, appoggiandosi alle competenze dei fiorai di fiducia selezionati da Donus. Se non conosce l’esatta posizione del defunto a cui vuole recapitare i fiori, potrà chiedere aiuto anche in questa ricerca. Donus si occuperà di portare i fiori sulla tomba e una volta posizionati il cliente riceverà una conferma. Siamo certi che, nel tempo, ci saranno tante possibilità di accrescere il progetto che ora parte in forma essenziale e potrà accogliere gli spunti che verranno dalle storie incontrate lungo la strada.

Mi sono, infatti, permessa di dire a Federica – ma lei lo aveva già intuito perfettamente! – di custodire le storie delle persone che si rivolgeranno a Donus. Sulla loro pagina Facebook ci sarà spazio per ospitare anche questa finestra di storie, riflessioni. Fino ad ora ho parlato di servizio, start up, piccola impresa, perché è così. Ma è un impegno umano che scommette sulla realtà delle relazioni ed è bello pensare che per una volta uno strumento digitale e virtuale si traduca nel profumo dei fiori.

Corrispondenza celeste

Lo scossone di questa pandemia ha cambiato il nostro sguardo sulla morte, e più concretamente sul rito della sepoltura: siamo passati attraverso la ferita di capire sulla nostra pelle cosa significa non dare l’estremo saluto a chi muore. Quel modo di dire  – «non si apprezza mai il valore di una cosa finché non la si perde» – è diventato un’esperienza drammatica; siamo ancora sgomenti di fronte all’impatto di un virus che «ti fa morire da solo» e forse anche chi non ha alcuna speranza nella vita eterna si è chiesto con rinnovata sincerità che valore abbia la vita al cospetto di quel limite ineluttabile che è la morte.

La tomba è un luogo paradossale, lo disse benissimo Foscolo nei Sepolcri. Di fronte a una lapide non c’è dubbio sulla limitatezza della creatura umana, il suo essere poco più della polvere. Eppure proprio nei cimiteri, davanti alla tomba di un amico, di un nonno, scaturisce nei viventi il bisogno di un legame che perduri.

Celeste è questa
Corrispondenza d’amorosi sensi

È celeste, cioè ci innesta all’eterno, questo bisogno che gli affetti non finiscano nella polvere, che il bene scambiato in vita sia l’eco di un Bene che ci sottrae al regno stretto del corpo e ci offra una casa fondata sul “per sempre”. I fiori sulla tomba parlano di questo, li mettiamo ai morti ma servono a noi che siamo ancora qui, per dirci che il limite estremo che è la terra di sepoltura è il campo dove Dio fa fiorire le anime.

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