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Trascinato dal fiume Adige per 16 km, il pompiere di Verona: «Ho fatto il mio lavoro»

FIRE FIGHTER, EMERGENCY

Firefighter Montreal | Shutterstock

Annalisa Teggi - pubblicato il 02/09/20

Per salvare la vita di un giovane che voleva suicidarsi ha messo a rischio la sua. Danilo Marino, 39 anni, si è salvato dopo essere rimasto nelle acque in piena dell'Adige per 5 ore.

La violentissima perturbazione che domenica scorsa ha messo in ginocchio Verona non è stato solo un evento atmosferico: clamoroso infatti che in mezzo a pioggia, trombe d’aria e grandine, due persone abbiano deciso di togliersi la vita. Forse nel putiferio degli elementi hanno visto tutto il loro intimo tormento interiore, forse in mezzo alla tempesta pensavano che il loro addio passasse inosservato. Non è dato sapere nulla, perché ad oggi, di queste due persone non si sa nulla e risultano ancora disperse.

Altrettanto clamoroso è stato ciò che è accaduto al pompiere Danilo Marino, di 39 anni che ha tentato di salvare uno dei due aspiranti suicidi. Ha rischiato di morire anche lui nel tentativo di soccorso perché per 5 ore è rimasto nelle acque agitate del fiume Adige che lo ha trascinato per 16 km. Solo in piena notte i colleghi lo hanno recuperato e portato in ospedale in stato di lieve ipotermia. Cosa è accaduto, dunque?


LUCA CARI, GEMME, VIGILI

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Sfuggito alla presa di un medico, di un poliziotto e di un pompiere

Nella sera di domenica scorsa, verso le 21,30, un medico della Croce Rossa in servizio vicino a Ponte Pietra, nel centro di Verona, si è accorto di un ragazzo appoggiato al parapetto che si mostrava intenzionato a buttarsi e gridava: «Non voglio più vivere». Si trattava di un 24 enne di origine moldava. Il medico si è precipitato in soccorso ma:

Una volta lì, il ragazzo, visibilmente in preda dell’alcol, si lasciava cadere all’indietro. Il medico era riuscito ad afferrargli le gambe senza riuscire a trattenerlo. (da L’Arena)
PONTE PIETRA, VERONA
Alberto Masnovo | Shutterstock

Nei concitati momenti successivi per altre due volte il giovane sfugge alla presa di chi tenta di salvarlo. A intervenire è dapprima la Polizia che deve destreggiarsi in mezzo a condizioni meteorologiche proibitive. Due agenti, aggrappandosi a un ramo sulla riva, hanno cercato di tirare il ragazzo fuori dal fiume ma invano. Nel frattempo, era arrivata anche una squadra dei Vigili del fuoco deputata al soccorso acquatico, tra di loro c’era Danilo che si è calato nel fiume, ha avvicinato il ragazzo, il quale ha però opposto resistenza:

Il giovane moldavo si divincolava dalla presa e ne nasceva una sorta di colluttazione, fatto che testimonia ulteriormente la natura volontaria del gesto estremo. «Più volte», scrive in una nota lo stesso comandante provinciale Luigi Giudice, «il nostro vigile del fuoco è stato trascinato a fondo, fino a quando nella concitazione non si è sganciata la corda di sicurezza tenuta dalla squadra che operava da terra. A questo punto la persona è riuscita a liberarsi ed è stata vista scomparire tra le acque del fiume». (Ibid)

Il ramo che poteva offrire un appiglio per uscire dal fiume si è spezzato e la corrente dell’Adige ha trascinato via sia uno dei due poliziotti sia Marino. Il poliziotto è riuscito a mettersi in salvo poco dopo, invece il pompiere è rimasto nel pieno della corrente. Lì ha trascorso cinque interminabili ore, mentre anche il buio rendeva più difficili le operazioni di soccorso. Si è salvato grazie all’addestramento e alla sua idrotuta:  per prima cosa si è liberato del pesante equipaggiamento da sommozzatore ed è così riuscito a tenere sempre la testa fuori dall’acqua. L’idrocostume che indossava è stato l’altro suo grande alleato: la conformazione permette di isolare completamente dall’acqua e aiuta a galleggiare anche in situazioni estreme; inoltre le parti che coprono spalle, torace, schiena, braccia sono di colore arancione ad alta visibilità.

L’epilogo lieto è arrivato alle 2. 15 di notte, quando, a 16 chilometri dal punto in cui si era gettato in acqua, i colleghi hanno recuperato Danilo Marino. È stato ricoverato nell’ospedale cittadino di Borgo Trento, in ipotermia: la sua temperatura corporea era attorno ai 34 gradi.

Intanto altre squadre dei Vigili del fuoco erano impegnate nel soccorso per un altro tentato suicidio: verso le 23.30 della stessa tremenda notte una seconda persona si è buttata nell’Adige dal ponte di San Pancrazio. Purtroppo, come nel caso del giovane che Danilo Marino ha cercato di salvare, anche quest’altra vittima risulta dispersa nonostante l’impegno dei sommozzatori e l’utilizzo dei droni.

Ammontano a 265 gli interventi eseguiti dalle squadre dei vigili del fuoco per il maltempo dalle 15.30 di sabato 29 agosto. (da Corriere)

Il nostro lavoro

Si sono complimentati con Danilo Marino il ministro per i rapporti con il Parlamento Federico D’Incà e il sottosegretario all’Interno Carlo Sibilia; lui ha replicato all’ondata di clamore mediatico dicendo:

Ho fatto solo il mio lavoro, stavo pensando solo a quello, e al dispiacere di non aver salvato una vita.

Anche Nadia la moglie del coraggioso vigile del fuoco ha rilasciato una dichiarazione:

Sono molta fiera di lui, per fortuna ho sentito dell’accaduto solo dopo averlo visto sano e salvo.

Queste parole cantano proprio in coro, parlano di impegno e di un abbraccio. È sempre degno di nota quando la cronaca umana dà spessore carnale a certe verità che spesso difendiamo solo con belle parole astratte. Fuori casa c’è davvero la tempesta e la nostra anima è esposta alla furia di cose belle e terribili, fino al punto che qualcuno può darla vinta alla disperazione.

Scegliere di suicidarsi in mezzo a una bufera quasi apocalittica sembra proprio voler dire: «Dentro questo putiferio nessuno si accorge del mio dolore». Il nostro lavoro – come dice Danilo Marino – è essere umani, essere presenze che dentro il polverone degli elementi sanno riconoscere altre presenze simili a sé a cui tendere la mano. Se Don Bosco esortava i suoi ragazzi dicendo che li aspettava tutti in Paradiso, a  noi credo sia concesso allargare la trama di quella proposta: sani e salvi, a Casa – è questo il traguardo. Non possiamo salvare le anime, ma possiamo guardarci intorno, tuffarci, sporgerci, tentare tutte le volte che è necessario di strappare alla voragine del nulla i nostri fratelli.

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