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Magda Kaczmarek: «La Bielorussia apre una nuova pagina della sua storia»

Sergei GAPON / AFP

Tobias Lehner - Maria Lozano - Aiuto alla Chiesa che Soffre - pubblicato il 28/08/20

Abbiamo intervistato la responsabile in Bielorussia dei progetti per l’opera di beneficienza internazionale cattolica “Aiuto alla Chiesa che Soffre”. Nel corso degli ultimi anni, ella si è resa più volte nel Paese.

I risultati delle elezioni del 9 agosto 2020 hanno avuto gravi conseguenze. I media hanno mostrato immagini di atti repressivi severi da parte della polizia contro i manifestanti. C’è da temere che l’escalation non sia terminata e possa eventualmente sfociare in una guerra civile?

La società bielorussa era scontenta del risultato delle elezioni. I dissidî e le tensioni, però, erano percettibili già prima: ecco perché la gente è scesa per le strade. All’inizio si trattava di conflitti cruenti con molta violenza e tante aggressioni contro i protestatari: migliaia di loro sono stati arrestati, sono stati numerosi a subire percosse. Secondo i media locali, soltanto poche centinaia fra loro sono stati liberati. Da qualche giorno le unità speciali della milizia si sono ritirate, e le manifestazioni possono svolgersi pacificamente. Fino a oggi, mai la storia della Bielorussia aveva visto tali proteste.

Quali sono le esigenze della popolazione?

I Bielorussi sono disciplinati, sono un popolo dallo spiccato senso organizzativo. La gente marcia portando in mano fiori, palloncini o cartelli con su scritto “non picchiateci”; percorre pacificamente le strade e i raduni si svolgono senza aggressività. Durante il periodo comunista, hanno vissuto sofferenze e lutti a sufficienza e se ne ricordano: la sola cosa che vogliono è la pace e la tranquillità nel loro Paese, aspirano ardentemente alla democrazia. In Bielorussia i giovani beneficiano di buona formazione e osservano con entusiasmo come i loro Paesi vicini – vale a dire la Polonia, la Lituania e la Lettonia – si sviluppano. Ai loro occhi, l’avvenire è sovrastato da un enorme punto interrogativo. Per loro il momento del cambiamento è adesso. Lo sviluppo di una società è un processo naturale: la vita continua, la giovane generazione desidera dunque aprirsi all’Europa e vedere i propri figli crescere in pace e in un’atmosfera imperniata sulla tolleranza.

A fronte degli eventi attuali e della persistente situazione politica in Bielorussia, l’Europa sembra un tantino perplessa e costernata. Lei vede delle possibilità di influenzare la situazione? Che vie possono intraprendere l’Unione Europea e i vicini dell’Europa dell’Est?

Sono sicura che il popolo sia capace di risolvere da sé i proprî problemi. Sua Santità Papa Francesco si è rivolto in una recente domenica, il 16 agosto, al popolo bielorusso, gli ha chiesto di lavorare per la pace e per la giustizia, nonché di optare per un dialogo con la società. Penso che il suo messaggio sia stato molto chiaro. La Bielorussia è un Paese cristiano: i cittadini sono in maggioranza ortodossi, la Chiesa cattolica romana costituisce il 10% della popolazione. Mons. Tadeusz Kondrusiewicz, l’arcivescovo cattolico romano e metropolita di Minsk-Mahiljou, ha lanciato la settimana scorsa un appello rivolto all’opinione pubblica, e ha proposto di organizzare una tavola rotonda. Egli ha detto:

In questo tornante della nostra storia, nel nome di Dio misericordioso, Dio d’amore e di pace, invito tutte le fazioni belligeranti a cessare ogni violenza. Non lasciate più che le vostre mani – fatte per lavorare pacificamente e curare l’amore fraterno – tocchino armi e pietre. Fate prevalere la forza degli argomenti, sulla base del dialogo nella verità e nell’amore reciproci, e non l’argomento della forza.

Egli ha aggiunto inoltre che mai prima le mani di un fratello erano state lordate del sangue di un compatriota, in Bielorussia. La brutalità ha lasciato tracce profonde, e il Vescovo ha chiesto chi guarirà quelle ferite. Le persone sono ferite non solo fisicamente, ma anche psicologicamente: esiste però un’enorme solidarietà in favore delle persone interessate.

Come le Chiese possono concretamente contribuire a pacificare la situazione?

I vescovi hanno lanciato un appello alla preghiera. Il Rosario viene pregato dopo le sacre funzioni e vengono organizzate delle adorazioni. La proclamazione dell’Evangelo e della verità è attualmente più importante che mai per i preti e per i religiosi. La popolazione cerca la consolazione e la trova nella fede. Il vescovo di Vitebsk, mons. Oleg Butkevych, mi ha raccontato che le persone in Bielorussia si arrovellavano spesso in un conflitto di coscienza perché avevano vissuto situazioni nel corso delle quali erano state obbligate ad agire contro la propria coscienza. Secondo mons. Butkevych, le persone debbono rivolgersi a Dio e affidarsi alla Sua misericordia. Dio non rigetta nessuno, al contrario perdona tutti coloro che lo invocano. Il Male, tuttavia, deve essere combattuto col Bene. Uno degli esempi di questo approccio sta nella manifestazione delle donne vestite di bianco che sono scese per le strade, sono andate ad abbracciare i soldati e hanno ornato di fiori le loro protezioni. Pensavo che la popolazione postsovietica fosse diffidente, inabile all’iniziativa propria e incapace di assumere la responsabilità, ma a mio avviso questi ultimi giorni in Bielorussia hanno mostrato che è vero il contrario.

Come sono i rapporti tra le confessioni cristiane in Bielorussia? E a che punto è il dialogo interreligioso?

Al momento, le preghiere comuni per la pace nel Paese sono un elemento di grande solidarietà tra le Chiese. La Chiesa ortodossa e i rappresentanti delle diverse confessioni cristiane, del giudaismo e dell’islam, si sono uniti all’appello alla preghiera lanciato su scala nazionale dall’arcivescovo Kondrusiewicz. Il presidente della Conferenza Episcopale cattolica di Bielorussia ha detto che non c’è spazio per la verità dove regna la violenza. Ogni atto diretto contro Dio e gli altri esseri umani costituisce un grave peccato. Il metropolita ortodosso mons. Pavel ha ugualmente chiesto di rinunciare alla violenza. L’odio e l’aggressione non sono una soluzione. All’inizio della pandemia di Covid-19, tutte le confessioni si erano unite per pregare contro la malattia. Secondo il metropolita mons. Kondrusiewicz, non era mai successo prima. Gli sforzi comuni delle Chiese cattolica e ortodossa in favore della protezione della vita, contro l’aborto e per la famiglia, sono noti da anni.

Quale prospettiva di avvenire vede per la Bielorussia? Quale sarà il percorso del Paese tra l’autocrazia e la democrazia?

La Bielorussia è un Paese magnifico, con dei paesaggi bellissimi, laghi superbi e grandi risorse naturali. I kolchoz agricoli appartengono allo Stato. Tuttavia, le persone lasciano i villaggi e sono sempre più numerose quelle che vengono nelle città per trovare lavoro. L’ordine e la pulizia regnano dappertutto, le strade sono eccellenti: questo ho potuto appurarlo personalmente durante i miei viaggi per i miei progetti. Questo Paese ha numerose università con degli eccellenti professori, e i giovani si dedicano con piacere alla propria formazione. Sono tutti elementi che offrono chances di sviluppare una coscienza della libertà e della democrazia. Il dialogo aperto e costruttivo con il governo è dunque estremamente importante. La voce delle Chiese si rivela certamente decisiva, qui, perché solo la verità è in grado di salvare le persone. I cristiani praticanti di Bielorussia possono costituire un eccellente esempio per i Paesi occidentali grazie alla loro fede vissuta con verità e concretezza. L’arcivescovo mons. Kondrusievicz ha chiesto a tutti i benefattori di ACS di pregare per la pace perché si estingua l’odio.

Magda Kaczmarek
Aid to the Church in Need

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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