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Voglio essere davvero me stessa, voglio diventare santa

HAPPY, GIRL, RED
Cookie Studio | Shutterstock
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Prima vedevo i Santi come figure distanti e perfette, poi ho scoperto che sono persone come noi ma che si sono lasciate completamente modellare dalle mani di Dio. Ed è quello che desidero anche io!

Nonna era molto devota a Padre Pio e, soprattutto, a Santa Rita; il primo non so per quale motivo, la seconda perché “aveva fatto tanto”… per cui la mia conoscenza a livello agiografico era di base molto limitata a questi due e pochi altri “famosi”.
Vedevo Santa Rita come colei che aiutava i casi impossibili, Padre Pio come colui che mi incuteva timore, ogni volta che vedevo la sua immaginetta mi immaginavo già quanto mi avrebbe “cazziata” (ovvero sgridata per bene).
Nella lista ci sono anche San Martino, San Michele, San Rocco; tutti per le feste di paese perché dove vivevo avevamo 3 chiese dedicate a questi 3 santi, per cui: uno per i doni, l’altro per la fiera e l’altro ancora per i fuochi d’artificio. Vi lascio immaginare come stavo messa.
Di base non ho mai avuto un buon rapporto con i Santi, li vedevo cosi distanti, perfetti, qualcosa di irraggiungibile, inarrivabile, quasi irreali.

Ammetto che, nonostante tutto, avevo un debole per uno in particolare non citato sopra, Sant’Agostino; ecco, lui per me era ganzo (passatemi il termine da ggggiovane)!!
Il suo passato piuttosto particolare, imperfetto lo rendeva così umano!
Meno inarrivabile, meno “vocetta degli angeli in coro” ma con l’aggiunta di qualche colpo di tosse.
Pensando a lui si apre quel barlume di speranza “forse c’è qualche possibilità anche per noi, persone comuni”.

Poi è passato un po’ di tempo e ho scoperto Chiara Corbella, si ok, non è ancora Santa ma ci sta arrivando, quello che conta è anche la via verso l’obiettivo.
Ho letto e riletto la sua storia, e l’idea di santità si è fatta leggermente più vicina, forse di un paio di passi, piccoli passi possibili come diceva lei.

© Cristian Gennari
La serva di Dio Chiara Corbella mentre suona il violino.

 

Passa ancora qualche anno e leggo il libro Pazze per Dio e lì ho scoperto un mondo tutto nuovo, una dimensione diversa, un excursus di Sante e Beate anche sconosciute dove ogni storia ti avvicina all’idea che la santità possa essere alla portata di tutti.
Da Santa Irene, martire del 300 alla Beata Maria Cristina di Savoia, principessa e regina di Napoli; da Sant’Agnese, una ragazza martire, a Chiara Luce Badano, alla Venerabile Giulia di Barolo, moglie e vedova fondatrice di un ordine e che insieme al marito fondò scuole e ordini religiosi oltre a lavorare con le donne carcerate.
Non solo religiose, ma mogli, donne, mamme, giovani, ragazzine; tutte con una cosa in comune: mettersi a disposizione e lasciarsi modellare dalle mani di Dio facendo sì che ognuna di loro, in modo diverso potesse percorrere la via della santità con ciò che aveva, per ciò che era.

Pochi giorni fa ho terminato la lettura del libro di Don Luigi Maria Epicoco dal titolo Qualcuno a cui guardare e ho letto due frasi riguardo i santi che mi hanno particolarmente colpita:

Ogni epoca ha avuto le sue crisi e il Signore vi ha sempre risposto non con idee geniali, ma con i Santi. Ogni crisi ha avuto dei Santi, quelli sono stati la risposta di Dio[…].

Arrivati ad un certo punto, il Signore non ha mai smesso di mandare Santi, in nessun periodo storico e credo sia proprio per questo, ovvero perché è il Suo modo di farsi sempre più vicino a noi.
E’ il Suo modo per non lasciarci soli, donarci sempre persone che possano aiutarci ad essere migliori, a fare quei passi verso la santità quando noi crediamo sia qualcosa di inarrivabile. Perché Lui ci vuole santi.

Se poi sta chiedendo a ciascuno di noi di dare il nostro originale e unico contributo a questo cambiamento, è perché la caratteristica dei Santi è l’unicità, l’originalità.

Scoprire e leggere la storia dei santi non deve essere un modo per imitarli, non dobbiamo fare “copia incolla”, in realtà dobbiamo capire che ognuno di loro aveva un proprio modo per arrivare alla santità e noi dobbiamo trovare il nostro.
Leggere la loro vita deve essere un primo passo per renderci conto che l’essere Santi può essere alla nostra portata.
Imitare un santo sarebbe un po’ come cercare di mettere i nostri piedi sulle orme di qualcun altro mentre camminiamo sulla sabbia, l’orma verrebbe sformata, rovinata.
Ecco, imitare rischierebbe di portarci a storpiare ciò che quel santo ha fatto, passando pure per poco credibili.
Invece potremmo camminare accanto alle sue orme con il nostro passo, la nostra velocità, la nostra ampiezza del passo per trarre il meglio dal nostro presente.
Il modo migliore per essere Santi non è imitare uno di loro, ma è essere sé stessi mantenendo un filo conduttore, avere Gesù nel cuore ed essere testimone.

Essere santi è un cammino quotidiano, Gesù stesso ci dà ogni giorno i mezzi per raggiungere questo obiettivo perché è proprio Lui che ci vuole così.
Essere testimoni concreti del suo amore, un amore presente anche nelle difficoltà, nella paura di non farcela, nella gioia!
León Bloy, violento anticlericale convertito in fervente cattolico, disse che nella vita «non c’è che una tristezza… quella di non essere santi».
Perché spesso si associa la santità solo ad un percorso fatto solo di dolore, sofferenza, invece non è cosi!
I Santi, sono gioiosi, felici, non privi di difficoltà ma in quella difficoltà trovano Cristo che li accoglie e sanno che tutto è grazia e porta ad una gioia più grande.
Santa Matilde di Hackeborn, scrisse un libro, il Liber specialis gratiae, questo testo è pieno di gioia e di rendimento di grazie, senza alcun riferimento a pene o sofferenze; libro tanto amato che sarà utilizzato come guida per la vita cristiana.
(Contiene anche indicazioni per ricevere la comunione, per pregare e partecipare alla liturgia).
Papa Francesco qualche anno fa in un angelus disse che i santi sono nostri fratelli e sorelle che hanno accolto la luce di Dio nel loro cuore e l’hanno trasmessa al mondo, ciascuno secondo la propria “tonalità”.
La trovo un’espressione meravigliosa e che rende perfettamente l’idea di quanto detto prima:

Ma tutti sono stati trasparenti, hanno lottato per togliere le macchie e le oscurità del peccato, così da far passare la luce gentile di Dio. Questo è lo scopo della vita: far passare la luce di Dio; e anche lo scopo della nostra vita.

saint Edith Stein
Public Domain

Possiamo diventare Santi da soli? No!!!
Senza Cristo non è possibile immaginare di poterlo diventare, affidarsi, fidarsi, non mollare. Possono sembrare tante cose ma in realtà sono tutte collegate ad una cosa importante, pregare!
Non dobbiamo stare in attesa senza fare niente, dobbiamo lottare per ciò che desideriamo, superare gli ostacoli consapevoli di non essere soli.

I Santi non devono essere un impedimento ma un incoraggiamento così che possiamo renderci conto che è possibile.
Non a caso la rubrica delle dirette che faccio su Instagram si intitola: “Donne in cammino… sulla via della santità”, proprio perché siamo tutte in cammino con un solo obiettivo e ognuna ci arriva in modo diverso, dall’arte, alla cucina, alla testimonianza di conversione, alla musica, al servizio e molto altro.
Mettiamoci in cammino perché di una cosa sono certa, ne vale la pena e sarà bellissimo.
Cadremo, avremo dei ripensamenti, ma l’importante è continuare a volersi rimettere in piedi per camminare verso la strada giusta anche solo per fare in modo che la santità possa essere alla portata dei nostri figli.
“Facciamoci sante, il resto è solo perdere tempo” – Beata Eusebia Palomino.
Un caro abbraccio.

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO DA STILE DI VITA DI UNA FOLLE DONNA CATTOLICA

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