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Se potessi dedicare tutta la mia vita al Signore in questa compagnia…

© Melhi / ISTOCK
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La storia della vocazione al sacerdozio di Don Andrea Sidoti, attuale segretario generale della Fraternità San Carlo, ordinato il 29 giugno scorso a Roma.

“Se potessi dedicare tutta la mia vita a servire il Signore in questa compagnia, sarei l’uomo più felice del mondo”. Ricordo nitidamente la prima volta che, durante gli anni dell’università, ho formulato tra me e me questo pensiero. Avevo già iniziato a vagliare l’ipotesi che Dio mi stesse chiedendo una dedizione totale a lui, nella forma della verginità. Eppure, solo poco a poco ho preso coscienza della promessa di compimento in essa contenuta. È stato un pensiero che Dio ha costruito in me nel corso di molti anni, affinché io potessi rispondergli il mio “eccomi”.
È una storia che Dio ha voluto iniziare tanti anni fa, facendomi nascere in una famiglia cristiana che, con semplicità e naturalezza, mi ha insegnato la fede e mi ha portato davanti a Dio, nel ricevere i primi sacramenti. E che poi mi ha consegnato alla compagnia del movimento.
La prima volta che partecipai ad una vacanza di Gioventù Studentesca, ci andai solo perché non avevo programmi migliori. Arrivato al luogo dell’appuntamento da dove sarebbero partiti i pullman, ero demoralizzato all’idea di non conoscere nessuno. Mi dicevo che probabilmente avrei dovuto fare il viaggio da solo. Ma subito mi si fece incontro un ragazzo, dicendomi: “Tu sei Andrea, giusto? Il fratello di Caterina… Ti va se facciamo il viaggio insieme?”.

Ho iniziato così a frequentare il Centro giovanile dove don Sergio, un prete della Fraternità, ci invitava a studiare insieme, ad approfondire alcuni argomenti, a rischiare le nostre opinioni su ciò che ci accadeva. Il Centro divenne la mia seconda casa: lì imparai che vivere la fede è una cosa seria, una faccenda da adulti, qualcosa che chiede e prende tutta la vita.
Gli anni dell’università furono il momento in cui coinvolgermi senza riserve nella compagnia che avevo incontrato. L’età permetteva l’indipendenza dalla famiglia e la scelta di affidarmi agli amici di cui ormai la mia vita era circondata. Alla fine del terzo anno di università, mentre ero seduto insieme a don Sergio davanti ad una birra, lui mi chiese: “Che cosa vuoi fare da grande?”. Avevo 22 anni e non sapevo rispondere. Non era la prima volta che me lo chiedeva, già altre volte ero riuscito a cavarmela con risposte generiche. Anche in quell’occasione, iniziai il mio solito elenco: mi piacerebbe continuare a studiare, magari un dottorato, un’esperienza all’estero… Ma quella volta è stata diversa. Mi fermai e risposi: “Sergio, non mi fa schifo neanche l’idea della verginità”. Dopo una breve pausa, volli precisare: “Non ho detto che mi piace, ho detto che non mi fa schifo”. Fu la prima volta che pronunciai ad alta voce questo pensiero. Da lì, poco a poco, cambiò tutto. Non era più solamente un pensiero mio, c’era un’altra persona nel mondo che sapeva che cosa, implicitamente o esplicitamente, mi ribolliva dentro.
Il Signore aveva preparato per lunghi anni questo momento, aveva scavato in me la disponibilità a guardare con stima la chiamata a donargli tutto. Già dai primi anni di università, infatti, alcuni degli amici più grandi avevano scelto di dedicare tutta la vita a Cristo nella verginità, chi in convento, chi in clausura, chi nei Memores Domini, chi nel sacerdozio. Gli anni passavano e intanto si allungava la catena di chi dava la propria disponibilità a donare tutto per ciò che avevamo incontrato. Il Signore stava preparando in me la terra dove far crescere il suo seme. Quell’iniziale germe, espresso come disponibilità generica, maturò fino a diventare un vero e proprio fascino.

Se riguardo la mia storia, non posso che riconoscere con gratitudine la mano di Dio che ha tessuto e intrecciato tanti fili, preparando trame che poco a poco si svelano davanti ai miei occhi. Ancora non riesco a vedere tutto, ci sono intrecci che non capisco, che non so che disegno formeranno. Ma sono certo che colui che ha in mano il disegno è affidabile, per questo desidero rispondere: “Eccomi”.

(Andrea Sidoti, romano, 31 anni, è il segretario generale della Fraternità san Carlo. In foto – ma solo nell’articolo originale che trovate al link in calce, Ndr-, un momento dell’ordinazione sacerdotale).

 

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO DA FRATERNITA’ SAN CARLO

 

 

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